AVEZZANO – In certi casi non si può far altro che guardare il bicchiere mezzo pieno. Come accaduto al Consorzio acquedottistico marsicano, il Cam, seconda tappa del viaggio di AbruzzoWeb nelle società che gestiscono l’acqua degli abruzzesi. I cui vertici hanno enfatizzato a luglio una riduzione del debito di 280 mila euro, che però per i detrattori è davvero una goccia nel mare rispetto ai 60 milioni di euro del debito complessivo, che con le fatturazioni non riscosse sale a oltre 80 milioni.

Un debito monstre, record assoluto in Abruzzo, e che se la batte anche in Italia, accumulato in decenni di gestione a dir poco “allegra”, quando da una parte non si sono pagati ben 40 milioni di euro di bollette energetiche delle pompe che devono tirare su l’acqua, dall’altra non sono state riscosse le bollette degli utenti, accumulando crediti non riscossi per decine di milioni di euro.

Per di più con le scarse entrate, invece di riparare le reti idriche vecchie di decenni e i depuratori che percolavano veleni nei fiumi e nelle campagne, si è pensato bene di trasformare il Cam in un “assumificio” per amici, parenti e sodali politici, per non parlare dei tanti piccoli e grandi sprechi ed inefficienze. Improvvide evenienze che hanno fatto meritare al Cam, l’acronimo rivisto e sarcastico, di Consorzio amministrato male.

Da due anni le redini del grande ammalato delle società di gestione dell’acqua abruzzese sono state prese dall’avvocato Paola Attili, presidente del Consiglio di gestione, Giuseppe Venturini, amministratore delegato, Armando Floris, consigliere.

Nell’inedita per l’Abruzzo “governance duale”, ai tre membri del Consiglio di gestione, si affianca il Consiglio di vigilanza, che ha poteri molto più forti del tradizionale collegio di garanzia, e di cui è presidente Giovanni Di Pangrazio, sindaco di Avezzano, Comune azionista di maggioranza del Cam.

Compito non semplice per loro, con questa spada di Damocle del debito, gestire al meglio 776 chilometri di rete fognaria, 2.056 chilometri di acquedotti, per far arrivare l’acqua in 84.495 utenze localizzate su un territorio di 1.703 chilometri quadrati, e in 33 comuni ricadenti nel territorio dell’Ambito territoriale ottimale “2 – Marsicano”, per oltre 129 mila abitanti, a cui si aggiungono nel periodo estivo 71.783  turisti e non residenti.

Facendo fronte alle proteste dei sindaci che lamentano disservizi, cittadini arrabbiati perché si vedono recapitare bellette arretrate e perché devono far fronte ad aumenti delle nuove bollette, degli agricoltori per i depuratori non funzionanti. Oppositori anche dentro al Cam, che sostengono che il risanamento è ben lungi dall’essere intrapreso.

Nell’occhio del ciclone in particolare l’amministratore delegato Venturini, che contattato da AbruzzoWeb illustra con la freddezza del tecnico i passi salienti del risanamento lacrime e sangue a cui il Cam, assicura, è sottoposto finalmente con teutonico rigore.

“Il debito reale – spiega innanzitutto Venturini – non è di 80,6 milioni, perché 20 milioni sono in realtà fatturazioni che saranno riscosse nel prossimo esercizio”.

Entrando nel merito del risanamento in corso ricorda che “una parte di questo debito, 35 milioni di euro, è stato certificato presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Sarà pertanto la Cassa depositi e prestiti a saldare i crediti non onorati negli anni, e il Cam dovrà effettuare un piano di rientro per i prossimi venti anni con rate annuali a tasso agevolato, che stiamo regolarmente pagando”.  

Interessante vedere come poi si compone questo debito: il grosso è rappresentato dalle spese energetiche, perché come accennato il Cam non ha sorgenti che danno la loro acqua e caduta, è costretta a pomparla dalle viscere delle montagne. Ci sono poi 12 milioni di euro di debiti con le Banche, rate di mutuo accese nel corso degli anni, per fare investimenti senza sodi in cassa, 4 milioni con l’erario, 2,8 milioni con Equitalia.

“Quello che conta – aggiunge Venturini – è che finalmente la massa debitoria nel 2015 si è ridotta, seppur di poco, e soprattutto non stiamo accumulando altri debiti”.

Una svolta non da poco. Il Cam come le altre società di gestione del ciclo idrico è una società partecipata al 100 per cento dal pubblico, e per questo spesso terra di conquista e talvolta di saccheggio delle clientele politiche.

Ma a differenza di un ente pubblico, rimane un soggetto giuridico al diritto privato. E una recente sentenza della Cassazione ha sostenuto, dopo una lunga diatriba, che una spa pubblica può fallire, a differenza di un ente, che invece al massimo va in dissesto, viene commissariato e obbligato a un piano di risanamento.

Se dunque il Cam dovesse andare a gambe all’aria, i debiti se li dovranno accollare i soci, ovvero i Comuni marsicani e in primis Avezzano, che detiene il  22 per cento del capitale. Sarebbe insomma una catastrofe per l’intero territorio.

La terapia del “pane e acqua” ha riguardato poi anche la struttura. Lontani i tempi dei super stipendi ai dirigenti. Per quanto riguarda i vertici, come stabilisce la legge, il presidente Attili e Floris percepiscono circa 20 mila euro l’anno, ovvero il 70 per cento dello stipendio del sindaco del Comune più grosso, quello di Avezzano. Venturini è invece un “interno”, che percepisce il suo stipendio da dirigente del Cam di circa 60 mila euro l’anno, senza spese aggiuntive che si sarebbero generate nominando al suo posto un esterno.

C’è chi però giudica ancora eccessivi i 120 dipendenti che costano 6,6 milioni di euro l’anno.

“Abbiamo azzerato esternalizzazioni del 95 per cento – spiega però Venturini – e facciamo quasi tutto in house, abbiamo anche azzerato le assunzioni a tempo determinato, generando risparmi per 400 mila euro l’anno. Per gli acquisti ci serviamo ora dell’albo telematico, con un risparmio del 25 per cento”.

Continuando a spulciare i numeri 2015, c’è chi osserva che il Cam ha prodotto un utile di esercizio 1,4 milioni di euro, e nonostante questo sono state aumentate le bollette anche del 30 per cento. Una scelta che ha creato non pochi malumori.

Anche qui Venturini para i colpi delle critiche, facendo notare che “le tariffe non le decide il Cam, ma l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico. Noi però abbiamo applicato un principio di equità, ridefinito profili tariffari, ci ha redditi bassi paga anche il 50 per cento in meno, mentre gli aumenti hanno riguardato ad esempio le società che fanno un grande consumo di acqua”.

Ancora dal bilancio risulta che resta altissima la cifra dei crediti non riscossi, Altro dato macroscopico è che in un anno sono aumentati i crediti, arrivati a 56,1 milioni nel 2015, aumentati rispetto al 2014, quando erano 52,4 milioni. Segno per tanti detrattori della spa, di una grande difficoltà a incassare non risolta dalla nuova governance.

Ed è questa una delle partite decisive per il Cam, se vuole risalire la china del risanamento. Per anni infatti tante aziende del territorio hanno continuato serenamente a non pagare le bollette, contando anche sull’occulta solidarietà della politica locale e anche dei sindacati. Il Cam non ha staccato loro l’utenza, come era nei suoi poteri. A cui va aggiunto una considerevole quota di utenti che per varie ragioni, compresa la mancanza di soldi causa crisi è diventata morosa.

Ma assicura Venturini, l’aria sta cambiando.

“Abbiamo riorganizzato l’intera struttura del personale, potenziando proprio il servizio del recupero crediti. Non solo, una parte dei crediti è stata ceduti ad una società specializzata. E soprattutto abbiamo interrotto i termini prescrittivi oltre i 5 anni”.

E così cominciano a fioccare le richieste di pagamento, corredate però da piani di rateizzazione, e si cominciano a staccare le utenze alle partite Iva morose. Si stanno installando finalemnte i contatori dove non c’erano o non funzionavano, con la minaccia a chi si oppone di pagare una tariffa raddoppiata. Ma il lavoro da fare è ancora tanto.  

Infine la partita delle manutenzioni delle reti e dei depuratori. Bordate al Cam sono arrivate questa estate dal sindaco di Celano (L’Aquila) Settimio Santilli, “dovrebbe iniziare a preoccuparsi con serietà della manutenzione delle reti idriche e fognarie per fornire i giusti servizi ordinari che la gente paga e si attende, in base alla esosa tariffa applicata”.

“Il Cam oltre ad occuparsi ormai solo ed esclusivamente di conti – ha tuonato Santilli – che sono diventati un terno al lotto, dovrebbe iniziare a preoccuparsi con serietà della manutenzione delle reti idriche e fognarie per fornire i giusti servizi ordinari che la gente paga e si attende, in base alla esosa tariffa applicata!”.

Ma Venturini non si scompone più di tanto, in merito alla dispersione idrica.

“Siamo nella media regionale, con il 40 per cento di perdite, concentrate nelle reti di distribuzione, quelle che attraversano i Comuni, trasferite al Cam dal 2007. Noi spendiamo 1,7 milioni di euro per intervenire in questa rete di distribuzione, e siamo consapevoli che gli interventi vanno incrementati. Se passa la riforma dell’abbattimento degli interessi di Equitalia avremo risparmio di 800 mila euro,  che investiremo proprio nelle reti”.

Per quanto riguarda i 48 depuratori e le 50 fosse imhoff, il cui malfunzionamento ha creato negli anni scorsi drammatiche emergenze sanitarie, arrivando ad inquinare anche i canali di irrigazione del Fucino, per fortuna sono arrivati 12 milioni del Fondo di sviluppo e coesione.

“Abbiamo già fatto i progetti, e firmato i contratti di appalto per intervenire su otto impianti, i più importanti e problematici, tra cui il depuratore Pozzilo di Avezzano, in più ci stiamo dotando finalmente di un sistema di misurazione per monitorare eventuali perdite. Entro il 31 dicembre del 2017 dovranno essere riconsegnati i lavori, e qual punto anche questa emergenza sarà finalmente superata”.