L’AQUILA – Le imprese dell’Aquila e del “cratere” sono in rivolta sulla questione del pagamento al 100% delle tasse sospese a seguito del terremoto del 6 aprile 2009.
Il governo, nella legge “Comunitaria” presentata al Senato e che dovrà essere discussa in Parlamento prima della definitiva approvazione, ha previsto che le oltre 7 mila partite Iva che hanno usufruito dei benefici della decurtazione al 40% dei contributi previdenziali Inps e Inail debbano ripagare per intero quanto non versato, seppure in 120 rate.
A meno che, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della norma, le aziende e i professionisti interessati non siano in grado di dimostrare il nesso di causalità tra l’evento sismico e danni diretti subìti.
In serata il sottosegretario abruzzese Giovanni Legnini ha precisato che la proposta è nata dal governo Monti e che “dovrà essere esaminata ed eventualmente approvata in Parlamento”, facendo insomma capire che ci sono margini di manovra per eventuali emendamenti correttivi.
“Le ‘sentinelle’ aquilane a Roma evidentemente dormivano”, ha commentato ad AbruzzoWeb il vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis. Il riferimento è ai rappresentanti istituzionali eletti in Parlamento alle politiche di febbraio, che “dovrebbero parlare di meno e lavorare di più”, ha detto.
Tra le reazioni più critiche quella del consigliere regionale aquilano del Popolo della libertà Luca Ricciuti, per il quale se si concretizzerà quest’atto “il governo è nemico del ‘cratere'”.
Il provevdimento in pratica è una riproposizione del famoso “emendamento-killer” voluto dall’allora ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, all’epoca “inviato speciale” dell’esecutivo Monti per la ricostruzione, fortemente avversato da esponenti politici, ordini professionali e categorie produttive.
Il provvedimento prendeva spunto dall’avvio di una procedura di infrazione da parte dell’Europa che ritiene illegittimo l’abbattimento, in quanto si configurerebbe come “aiuto di Stato” e quindi incompatibile con la disciplina sulla concorrenza comunitaria.
Una stima provvisoria parla di circa 7 mila soggetti interessati, che subiranno un salasso complessivo da circa mezzo miliardo di euro.
La novità è stata rivelata dal vice presidente di Confindustria, Guido Cantalini, che in una nota ha denunciato: “anche volendo prescindere dalla considerazione che l’Italia si definisce patria del diritto se un’impresa, dopo aver pianificato per gli anni a venire la sua situazione economico-finanziaria basandosi su una legge emanata dal Parlamento, deve rivedere e ribaltare i suoi conti è, quasi certamente, destinata a chiudere i battenti”.
“Di aiuto di Stato si potrebbe parlare se si fosse configurata una situazione di disparità tra imprese – ha sottolineato Cantalini – per il fatto che alcune possono essere considerate agevolate sul mercato avendo fruito di un sostegno statale rispetto alle altre che non lo hanno ottenuto”.
“Nel nostro caso – ha aggiunto Cantalini – la decisione del Parlamento di abbattere, per un periodo limitato, al 40% tasse e contributi andava esattamente nel senso contrario e, cioè, tentava di ripristinare il livello della pari concorrenza tra le imprese del cratere (precipitate in recessione) e le altre imprese limitrofe che, per loro fortuna, non erano nelle stesse condizioni”.
Sulla questione De Matteis ha invocato “la creazione di un’unità di crisi per una mobilitazione istituzionale immediata”.
Si sviluppa tutta sulla direzione disperazione-speranza e ritorno la storia della decurtazione delle tasse per L’Aquila e il “cratere”.
In principio furono le oceaniche manifestazioni del 2010 nel capoluogo, con l’invasione simbolica dell’autostrada A24 da parte di 20 mila persone, e di Roma. Nella Capitale, addirittura, ci fu uno strascico violento, con le forze dell’ordine che caricarono i presenti per impedire che entrassero nella “zona rossa” dei palazzi del potere.
Nel novembre 2011, durante una protesta alla Villa comunale, arrivò la notizia dell’emendamento-Letta, che stabiliva il taglio delle imposte sospese e la restituzione del 40% in dieci anni a partire dal 1° gennaio di quest’anno.
Una questione che sembrava archiviata fino a quando, lo scorso settembre, l’Inps ha diramato una circolare in cui annunciava la doccia gelata: “l’Europa ha dei dubbi sulla legittimità dell’aiuto, per cui il ministero del Lavoro ci ha indicato di procedere al recupero”, era il succo della nota.
L’istituto previdenziale indicava anche la data entro la quale bisognava cominciare a ripagare: il 16 dicembre 2012.
La questione era finita pure nelle aule parlamentari, con un’interrogazione al ministro Elsa Fornero formulata dal deputato del Pd Giovanni Lolli.
In molti avevano assicurato un loro interessamento, ma al fotofinish la situazione non era ancora risolta, fino a sabato scorso, quando associazioni di categoria, sindacati e ordini professionali si sono riuniti al Comune dell’Aquila per stabilire la strategia, su tutte la minaccia di uno sciopero fiscale.
Nel frattempo, sul tavolo dei senatori abruzzesi Giovanni Legnini (Pd) e Paolo Tancredi (Pdl), relatori sul disegno di legge Stabilità in discussione in Parlamento, era arrivato un emendamento del governo, subito ribattezzato “killer”, che riscriveva la legge Letta obbligando i beneficiari degli sgravi a dimostrare il nesso di causalità tra danni subiti e somme percepite a titolo di agevolazione entro il 30 gennaio 2013.
Un provvedimento contestato duramente dalle imprese e da commercialisti, tributaristi e consulenti del lavoro (“è impossibile certificare i danni a distanza di tre anni e mezzo e, comunque, il tempo a disposizione è troppo poco”) ma difeso a spada tratta dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca.
“È il solo modo in cui gli aiuti possono essere effettivamente percepiti”, ha detto l'”inviato speciale” per la ricostruzione del governo Monti, attirandosi addosso il fuoco incrociato degli esponenti politici di entrambi gli schieramenti.
Intanto è arrivato il pannicello caldo da parte dell’Inps: la restituzione è sospesa fino al 31 gennaio 2013. Una boccata d’ossigeno di un mese, in attesa di capire cosa succederà tra Roma e Bruxelles.
LEGNINI: ”DEVE PRIMA PASSARE IN PARLAMENTO…”
Il paventato rimborso al 100% senza più sconti delle tasse sospese durante il sisma del 2009 “non è stato affatto approvato dal governo Letta, ma precedentemente dal governo Monti” e “dovrà essere esaminato ed eventualmente approvato da entrambi i rami del Parlamento”.
Lo annuncia in una nota il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Attuazione del programma, l’abruzzese Giovanni Legnini, annunciando anche un vertice con i parlamentari abruzzesi per questa sera stessa.
“Innanzitutto non si tratta di un decreto legge – spiega – bensì di un disegno di legge, e in particolare della legge Europea per il 2013, contenente disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea”.
Il sottosegretario precisa che l’esecutivo precedente guidato da Mario Monti lo ha varato “nel periodo di vacatio, per l’esattezza nel Consiglio dei ministri del 18 aprile 2013”.
“La proposta in questione – continua Legnini – è finalizzata a dare attuazione alla decisione di esecuzione della Commissione europea del 17 ottobre 2012, con la quale è stata comunicata all’Italia l’ingiunzione di sospensione di ciò che è stato ritenuto essere aiuto di Stato. E ciò a seguito della mancata preventiva comunicazione della riduzione di imposte e contributi da parte dei precedenti governi. Il testo infatti è identico all’emendamento presentato con l’ultima Legge di stabilità, che, a seguito del parere espresso dagli allora relatori, io stesso e il senatore Tancredi, fu respinto dalla Commissione bilancio del Senato”.
Il famoso “emendamento-killer” per il quale l’allora ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca aveva ricevuto una marea di strali da tutto il “cratere”.
Legnini ammette poi che “il tema è molto delicato e va affrontato con determinazione in sede nazionale ed europea ed è quello che sto facendo. Questa sera stessa informerò sulla vicenda i parlamentari abruzzesi, in un incontro programmato – annuncia – quindi ne discuterò al più presto con il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi, con il quale concorderemo le iniziative da assumere per salvaguardare innanzitutto le somme rientranti nel ‘de minimis’ e per avviare una nuova trattativa in sede europea per tutelare i diritti, oltre che dell’Abruzzo, delle altre regioni coinvolte, Marche, Umbria, Puglia e Molise”.
DE MATTEIS: “PROPOSTA GOVERNO INACCETTABILE”
“L’opposizione al Comune dell’Aquila propone la creazione di una ‘unità di crisi’ per una mobilitazione istituzionale immediata”.
A dirlo è il vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, che valuta “incredibile e inaccettabile la proposta fatta dal governo all’interno della legge comunitaria presentata al Senato. Sto parlando – chiarisce De Matteis – dell’articolo 35 del disegno di legge numero 588 che prevede la restituzione del 60% di tasse non pagate da parte di imprese e partite Iva”.
Per Gdm “non è possibile che un governo con una mano ci conceda l’elemosina di 150 milioni di euro nel 2013, al posto del miliardo richiesto, e con l’altra mano di fatto l’annulli, svuotandoci definitivamente le tasche. Se passasse questo provvedimento – accausa – il governo avrebbe decretato la fine di ogni speranza per la città”.
“Per questo – incalza il vice presidente – proponiamo una immediata mobilitazione istituzionale, attraverso la creazione di una unità di crisi, composta dal sindaco, dal presidente del Consiglio comunale e dai candidati sindaci che si sono presentati alle ultime elezioni”.
“L’unità di crisi – prosegue De Matteis – è lo strumento attraverso il quale coordinare tutte le azioni che dovranno essere condotte nelle sedi opportune, a partire da palazzo Chigi, per passare al ministero dell’Economia e terminare in Parlamento. Questo, consentirebbe di attuare una strategia istituzionalmente corretta e costante, che recuperi la credibilità del Comune dell’Aquila”.
“L’unità di crisi – conclude il consigliere comunale di opposizione – dovrà essere immediatamente attuata e operativa su ogni argomento, così da poter contrastare efficacemente danni o effetti negativi sulla ricostruzione della città. Ci auguriamo che da parte del sindaco ci sia una risposta rapida e positiva a questa nostra proposta, convinti dell’efficacia di un’azione istituzionale forte, unitaria e fattiva”
RICCIUTI: ”RESTITUZIONE AL 100%? GOVERNO NEMICO DEL CRATERE”
L’AQUILA – “I governi si qualificano per quello che fanno e non per le casacche che indossano. La ripresentazione della cancellazione delle agevolazioni fiscali alle imprese del cratere sismico, introdotte dal governo Berlusconi, comporta l’apertura di un conflitto istituzionale nei confronti del governo Letta”.
Lo afferma il presidente della II commissione Territorio del Consiglio regionale, Luca Ricciuti, in merito all’articolo 35 del disegno di legge numero 588 che prevede la restituzione per intero e non più con la decurtazione del 60 per cento delle tasse non pagate da parte di imprese e partite Iva. Il ddl è all’esame della 14ª commissione del Senato.
“Il governo, tramite l’articolo 35 delle legge comunitaria – osserva Ricciuti – sta tentando smaccatamente una ‘captatio benevolentiae’ nei confronti dei burocrati di Bruxelles che non possiamo accettare. Questo governo, laddove volesse perseverare nell’iniziativa legislativa, diventa nemico della comunità aquilana e del cratere”.
“Le istituzioni sono mobilitate in tutte le direzioni per cancellare questa vergogna. Lo sostengo da sempre: a Bruxelles – conclude – si va con la schiena dritta a tutela delle giuste esigenze del nostro popolo”.



