L’AQUILA – Il movimento “Mia casa” è pronto a far sentire la sua voce e quindi si rivolgerà al difensore civico.
Se non bastasse è pronto anche a presentare un ricorso al Tribunale amministrativo regionale.
Lo ha affermato il coordinatore di “Mia casa”, Piò Rapagnà che ha incontrato, all’auditorium della Carispaq dell’Aquila, gli inquilini delle abitazioni dell’edilizia residenziale pubblica che sono in attesa che vengano ristrutturate dopo il terremoto di 41 mesi fa.
“Ancora una volta sono i poveri che pagano per i ricchi – ha detto Rapagnà – sono sicuro che è incostituzionale la norma votata dal Consiglio comunale del capoluogo abruzzese che obbliga, chi è ospitato nel progetto C.a.s.e. o Map a corrispondere un canone se prima del terremoto pagavano l’affitto. Insomma quelle persone sono tutte famiglie delle case popolari che hanno grossi problemi economici. Sarebbe più giusto che il cannone lo paghessero tutti, anche chi è proprietario di un appartamento. Tra l’altro è stato stabilito un prezzo senza rispettare la legge regionale sul canone sociale. Per non avere noie hanno cambiato il nome per il pagamento della locazione con la denominazione di ‘contributo volontario'”.
Sul banco degli imputati è finito anche il presidente della Regione, Gianni Chiodi.
“Chiodi – ha dichiarato Rapagnà – quando era commissario per la ricostruzione, insieme al vice commissario Massimo Cialente, sindaco dell’Aquila, ha sottoscritto la norma con cui si delegava l’Ater, l’azienda per gli alloggi di residenza pubblica, a provvedere alla riparazione degli appartamenti di residenza pubblica danneggiati dal sisma nella categoria dalla ‘A’ alla ‘C’, mentre incaricava per quelli classificati ‘E’ il provveditorato alle Opere pubbliche. Quest’ultimo ente non ha fatto nulla finora. Eppure era già da tempo che le forze dell’ordine indavagano su questo ente. Chiodi quindi dovrebbe dimettersi”.
Rapagnà ha aggiunto che “dovrebbe intervenire la magistratura contabile e quella ordinaria per capire dove sono le cifre che lo Stato ha concesso per le ristrutturazioni di questi alloggi e non sono stati spesi. Va ricordato che non spendendo i soldi per le ristrutturazioni, lo Stato ha avuto altre costi per ospitare le persone in albergo e poi negli alloggi del progetto C.a.s.e. o nei Map. Se i lavori fossero stati realizzati tante famiglie potevano tornare a casa. Voglio sapere poi, questa volta al Comune dell’Aquila, dove sono finiti i 150 milioni di euro per le case popolari di cui 43 servivano alle riparazioni delle case comunali, come quelle di San Gregorio”.



