L’AQUILA – “È necessario rivedere la categoria di bene culturale, perché non bisogna confondere il vecchio con l’antico, rischiando di disperdere risorse pubbliche importanti e necessarie. Serve una maggiore osmosi tra Uffici speciali in termini di scambio di best practices acquisite, così da esportare il modello L’Aquila in altri territori”.
E’ uno dei passaggi salienti dell’intervento di Giovanni Francesco Lucarelli, dirigente dell’Ufficio speciale per la Ricostruzione dell’Aquila (Usra), nell’ambito del VI convegno Giovani Ance Mezzogiorno, che si è svolto ieri pomeriggio al palazzo Aurum di Pescara.
Scopo dell’incontro, quello di promuovere una riflessione mirata ad approfondire le possibili relazioni tra il patrimonio artistico e culturale come pilastro della ricchezza italiana e le opportunità economiche di cui possono beneficiare i vari territori.
Al centro, il “modello L’Aquila” che è stato protagonista e tematica di dibattito. In questo senso, il dirigente dell’Usra ha voluto fare il punto sullo stato dell’arte della Ricostruzione del capoluogo abruzzese, distrutto a seguito del sisma del 6 aprile 2009, lanciando al contempo una serie di idee per migliorare la filiera, i processi e gli strumenti a disposizione per i posteri.
Tra gli intervenuti: l’europarlamentare di Forza Italia, Aldo Patriciello>; il sottosegretario di Stato al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Gianluca Vacca (M5s); il senatore e coordinatore di Forza Italia in Abruzzo, Nazario Pagano>; il sindaco di Pescara Marco Alessnadrini>; il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco>; il direttore della divisione Rapporti Pubblico-Privati e Progetti di Finanziamento Ales Spa, società con socio unico il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Carolina Botti>; il critico d’Arte deputato della Repubblica, Vittorio Sgarbi>; il presidente dell’Ance Giovani Abruzzo, Andrea De Leonibus>; il presidente Ance Giovani, Roberta Vitale e il presidente Fondazione Patrimonio Comune Anci e sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto.
Durante i lavori del convegno è stato ribadito il valore della cultura e dei beni culturali in generale: “come volano e risorsa economica”. “C’è stata una sostanziale condivisione di tutti gli intervenuti sul potenziale che l’Italia è in grado di esprimere su questo specifico filone, data la ricchezza e la vastità del patrimonio, per questo occorrono misure e provvedimenti che siamo in grado di valorizzare ancora di più questa importante il dirigente aquilano – Tuttavia, serve avere una burocrazia che faccia da sfondo a queste misure e a questi provvedimenti di valorizzazione del patrimonio culturale e che, soprattutto per alcuni settori,come quello dell’edilizia, può rappresentare un elemento di rilancio di un settore”.
“La citta dell’Aquila e la sua rinascita a livello fisico e culturale ha avuto un ruolo importante all’interno del Convegno, perché l’Ufficio speciale con la sezione abruzzese dei beni culturali, il Mibact, ha portato avanti un processo di ricucitura del territorio, dei suoi valori e delle sua identità; si è lavorato con grande attenzione a non alterare gli equilibri che ci sono stati consegnati dal passato, con un atteggiamento filologico e molto attento ad applicare le norme esistenti”, ha spiegato ancora Lucarelli.
Per quanto riguarda gli interventi di ricostruzione e messa in sicurezza di parti del tessuto urbano che hanno rilevanza storica e culturale, “è necessario – ha chiarito il dirigete pubblico – porsi il problema di una riperimetrazione della categoria di bene culturale, che forse è troppo estesa, non è possibile sempre salvare tutto e mettere in sicurezza tutto, ma bisognerebbe concentrare le risorse su quei beni che hanno un intrinseco connotato culturale e storico, bisogna evitare di confondere il vecchio con l’antico, perché questo potrebbe dar luogo a degli equivoci che renderebbero qualsiasi bene che proviene dal passato di per sé degno di essere riconosciuto come bene culturale, ma non è così”.
“Questo in un’ottica di salvaguardia del bene pubblico e delle risorse, che verrebbero così impiegate su tutte quelle opere di reale rilevanza storica. Non voglio dire – ha tenuto a sottolineare ancora – che ciò che non è bene culturale sparisce nel nulla, ma che dovrebbe esserci una logica selettiva degli interventi, perché in molti casi, come spesso auspicano gli stessi proprietari degli immobili, è preferibile demolire e ricostruire ex novo con tutte le moderne tecnologie innovative, piuttosto che preservare e restare ‘prigioniero’ di un passato che in realtà non vale la pena recuperare”.
Per quanto riguarda il processo di ricostruzione dell’Aquila, Lucarelli ha ribadito che ogni risultato è stato possibile solo con un lavoro di squadra e una grande sinergia tra tutti gli “addetti ai lavori”: “Grazie a una grande intesa con tutti gli attori principali della filiera della Ricostruzione, Uffici Speciali, ministero per i Beni e le Attività culturali e la Soprintendenza, siamo riusciti ad avere risultati mai ottenuti prima, diventando un esempio per altre realtà italiane”, ha sottolineato.
Dal punto di vista tecnico, poi, “i dati della ricostruzione privata hanno un connotato positivo. I numeri certamente dimostrano che si è lavorato di buona lena, e che da parte degli Uffici speciali c’è stato un continuo battere il ferro, fermo restando alcune oscillazioni nella produttività, del tutto fisiologiche e legate alla natura stessa degli interventi della ricostruzione, che variano nel tempo”, ha aggiunto.
Alla luce, poi, della competenza dell’Usra sulla messa in sicurezza e gli interventi di edilizia, che hanno una rilevanza storica artistica culturale, Lucarelli ha spostato il focus sugli aspetti relativi alla tutela del patrimonio culturale: “L’Ufficio speciale da questo punto di vista ha un legame molto forte con il Mibact e con la Soprintendenza, e nel corso delle attività portate avanti negli anni ci siamo attenuti a un’osservanza scrupolosa del dettato normativo, dalle indicazioni del Piano regolatore dell’Aquila e ci siamo posti in un atteggiamento di rispetto per la storicità del il tessuto urbano in un clima di grande collaborazione con l’amministrazione comunale”.






