L’AQUILA – “Tutta l’analisi della vulnerabilità del liceo Cotugno comporta anche una serie di calcoli, credo che il 4 sia una data troppo ravvicinata per fare tutto, fino al 4 potranno fare benissimo le prove statiche. Da tecnico e non da genitore, penso che 10 giorni per rifare tutte queste prove siano un pò pochi”.
Ad AbruzzoWeb parla un architetto, quindi un tecnico, ma soprattutto un padre, Alessandro Lombardo, aquilano e genitore di uno studente del liceo Classico del capoluogo, alle prese con le problematiche legate alle ultime scosse dell’Aquilano.
“Parliamo sempre di una struttura progettata quasi 40 anni fa e costruita a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Sono diversi lotti, ognuno costruito separatamente dall’altro”, rileva.
In questi giorni si stanno facendo analisi e controlli accurati, per questo ancora non riprendono le lezioni, calcolando che si tratta di un edificio abbastanza grande. Il liceo musicale, che fa sempre parte dell’istituto, si trova invece in un modulo provvisorio Musp.
Secondo quanto affermato dal presidente della Provincia, Antonio De Cescentiis, i vari sopralluoghi dovrebbero terminare sabato 4 febbraio e consentire poi una ripresa regolare delle lezioni da lunedì 6.
La scuola più antica e famosa del capoluogo, ovvero il classico che insieme agli altri licei fa parte dell’Istituto Cotugno, è in questi giorni alla ribalta nazionale, anche per un hashtag, parola chiave, inventato degli stessi studenti, #sicuridamorire, con il quale hanno portato avanti una pacifica protesta sui vari social network e che è diventato virale.
“Le verifiche di vulnerabilità si fanno seguendo la nuova normativa tecnica, la Ntc del 2008, e con la circolare del 2010 – aggiunge Lombardo – Queste norme stabiliscono delle accelerazioni sismiche in base alla posizione geografica e quindi si verifica la capacità della struttura di resistere”.
Le mappe del rischio sismico sono state tutte ridisegnate negli ultimi 10 anni, a seguito di interventi legislativi varati in tempi brevi a seguito del crollo, a causa del terremoto del 2002, della scuola di San Giuliano di Puglia (Campobasso) in cui persero la vita 27 bambini e un’insegnante.
“Ho voluto informarmi, avendo studiato queste tematiche per il bene di mio figlio e dei tanti ragazzi che si trovano in questa situazione, non è un problema solo del Cotugno, ma di tutte le scuole non ricollocate a seguito del sisma del 2009 nei Musp”, rileva poi.
Quello in questione è un edificio progettato negli anni Settanta e costruito a cavallo di circa vent’anni, composto da una serie di ‘blocchi’ separati tra di loro.
Dopo le verifiche successive alle ultime scosse, sono state chiuse alcune aule in via preventiva a causa di lesioni visibili, lasciando i genitori nello sconforto e con una preoccupazione comprensibile.
Si sente parlare in questi giorni all’Aquila di indice di vulnerabilità sismica, al bar così come in fila al supermercato, queste 3 parole corrono di bocca in bocca. “Di che cosa si tratta? Se la struttura resiste alle sollecitazioni vuol dire che è adeguata, altrimenti si misura rispetto al massimo di 1 in quale percentuale possa essere collocata – continua l’architetto – In questo caso il Cotugno ha il 26% rispetto a 100 che sarebbe l’adeguamento, per questo si indica uno 0,26”.
Percentuale che preoccupa genitori e alunni e soprattutto la stessa preside, Fiorenza Papale, che ha richiesto incontri con il sindaco e con la Provincia per avere delle risposte adeguate e delle rassicurazioni.
Se le nuove analisi dovessero dare un responso negativo, “non abbiamo una soluzione alternativa, purtroppo, e se le prove non dovessero avere un buon esito, specie per gli studenti del liceo Classico, sarebbe un vero problema, avendo un carico di studio molto impegnativo”, fa notare.
Come genitore Alessandro, insieme alla moglie Cristiana, ha partecipato a tutti gli incontri che ci sono stati per fare chiarezza sulla vicenda. Tanti sono stati i genitori che hanno messo la propria faccia e il proprio impegno invocando la trasparenza.
I certificati che attestavano la vulnerabilità furono richiesti dalla dirigente Papale fin dal 2013 e ricevuti a dicembre 2016. “L’esito intorno allo 0,27 uscì a seguito dei rilievi commissionati circa quattro anni fa dalla Provincia – spiega accuratamente Lombardo – Già allora uscì fuori che alcuni di questi corpi strutturali non verificano ai carichi verticali, carichi che agiscono sulla struttura già in condizioni statiche”.
“Per cui le prove che stanno facendo adesso vanno a verificare il comportamento della struttura sotto effetto di questi carichi statici – conclude – Come noto a seguito delle ultime scosse e degli ultimi controlli, 6 corpi su 8 non soddisfano determinati requisiti, motivo per cui sono state chiuse alcune aule”.






