L’AQUILA – L’estate è ormai alle spalle e ci si avvia verso il quarto autunno, che in un battito di ciglia sarà già trasformato in inverno, del post-terremoto.
Una stagione grigia e fredda, con giornate che si accorciano per lasciare il posto a tenebre e oscurità che avvolgono le anime, ancor prima che le macerie e i puntellamenti che ancora abbracciano decine di palazzi del centro storico.
E a farne le spese saranno come sempre i più deboli, quelli che con il sisma hanno perso certezze e punti di riferimento: anziani e giovani, bambini e madri single, famiglie che non sanno quale futuro attende i loro i figli. Tanto per fare un esempio: due asili nido su tre sono a rischio chisura.
Che la ricostruzione sociale sia un’emergenza da risolvere al pari di quella abitativa e della riparazione di edifici e abitazioni non è un semplice slogan, ma una realtà di chi vive quotidianamente in una città fatta di non luoghi, dove spesso la piazza virtuale dei social network si sostituisce all’agorà che non c’è più.
Di cose da fare ce ne sarebbero eccome! E anche qualche soldino, anzi parecchi milioni di euro, ci sarebbe. Ma le carte bollate bloccano tutto e il timore è che le pronunce dei giudici possano rivelarsi tardive per risolvere un problema che avrebbe avuto bisogno di risposte immediate.
Le 19 new town del progetto C.a.s.e. continuano a essere cattedrali nel deserto. Dei centri polifunzionali a servizio dei singoli nuovi quartieri sparsi a macchia di leopardo sul territorio cittadini neanche l’ombra e sono sempre troppo poche le strutture adibite a centri sociali per anziani o i punti di aggregazione per i ragazzi.
Non è meno facile la situazione nei paesini del “cratere”, con il rischio spopolamento sempre più dietro l’angolo e con un futuro pieno di incertezze, così come gli sfollati ancora ospiti della scuola ispettori e sovrintendenti della Guardia di finanza rimane una delle questioni aperte che nessuno si è ancora premurato di risolvere in maniera definitiva.
I fondi per il sociale messi a disposizione all’indomani del sisma del 2009 dall’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi sono bloccati in attesa del pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso presentato dal Comune dell’Aquila.
Si tratta di 12 milioni in tutto, di cui oltre 3 già utilizzati per il ripristino della casa per anziani ex Onpi. I fondi restanti, 8,9 milioni, sono stati messi a disposizione con un bando a cui hanno partecipato Comune dell’Aquila, con un solo progetto approvato su cinque, e altri municipi del “cratere”.
La graduatoria finale è stata contestata dall’amministrazione del capoluogo abruzzese che ha inoltrato un ricorso al Tar.
I giudici amministrativi hanno bocciato l’istanza di annullamento della graduatoria stilata e pubblicata con un decreto dell’allora commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi, avanzata dal Comune dell’Aquila che ha dato mandato all’ufficio legale di ricorrere al Consiglio di Stato, secondo grado della giustizia amministrativa, ma l’udienza deve essere ancora fissata.
È solo l’ultimo atto della guerra che negli ultimi due anni ha visto protagonisti Comune e struttura commissariale, con scambi di accuse reciproche, ricorsi e rimpalli di responsabilità su ritardi nella ricostruzione.
A fare il punto sulla situazione con AbruzzoWeb è l’assessore alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila Stefania Pezzopane, che un paio di giorni fa ha partecipato a una riunione con rappresentanti del Governo e della struttura commissariale nel corso della quale è stato sollevato, nuovamente, il problema.
“Ho rinnovato quello che è un vero e proprio urlo di dolore, più che di allarme – spiega l’assessore – Nel dicembre 2010 abbiamo presentato un piano sociale e un programma per la infrastrutture sociali al quale nessuno ha dato risposta. Il mio appello è stato rivolto a un solo obiettivo: sbloccare le risorse”.
I fondi attualmente in ballo sono quelli Giovanardi, “ma mi risulta ci siano anche altri ricorsi”, quelli degli ex ministri Giorgia Meloni, “per la realizzazione di strutture per i giovani”, e Mara Carfagna, per il centro antiviolenza sulle donne “per cui è già stato presentato da tempo il progetto”.
“In tutti i casi non abbiamo mai avuto risposta, così come per la legge regionale numero 41, quella sulle donazioni raccolte per le popolazioni colpite dal sisma – continua nell’accusa – Circa 400 mila euro erano stati destinati per costruire uno spazio per i giovani in centro e in più avevamo individuato due aree, quelle di Bazzano e del progetto C.a.s.e. di Paganica 2, dove realizzare altre strutture. Anche in quel caso non abbiamo avuto più riscontri alle nostre sollecitazioni. Esistono poi situazioni legate agli espropri, su cui pendono ricorsi, che bloccano progetti come quelli per la casa del basket a Sant’Elia”.
Non è finita. “A questo si aggiunga il taglio del 75 per cento dei fondi per il piano sociale per la non autosufficienza da parte della Regione che penalizza in maniera enorme portatori di handicap e anziani – snocciola ancora l’assessore – La situazione è grave ma visto che i fondi ci sono abbiamo chiesto che vengano assegnati al Comune per utilizzarli al meglio, e invece ogni volta c’è una richiesta di carte, di comunicazioni, di problemi continui che invece non sussistono nella realtà”.
E poi c’è il problema delle circa 30 persone aggregate presso il Comune che si occupano di servizi sociali con il contratto in scadenza al 30 dicembre: “Con mio grande rammarico non è stata inserita alcuna figura sociale nel bando del concorsone – ricorda la Pezzopane – senza capire che la ricostruzione sociale non può essere staccata da quella degli immobili. Se le cose rimarranno così, se non ci saranno proroghe, saremo costretti a chiudere due dei tre asili nido comunali (attualmente sono quelli di Pile, via Ficara, e Casetta Fantasia, ndr)”.
L’assessore speranzosa svela che “il capo dipartimento del ministero per la Coesione territoriale Aldo Mancurti si è detto disponibile ad aprire un tavolo di confronto, ma il problema è urgente ed enorme”.
“Siamo consapevoli della gravità della situazione ma non demordiamo: qualcosa è stato fatto ma servirebbe molto di più. I soldi ci sono, basta solo che vengano sbloccati”, conclude.






