L’AQUILA – Rischio sismico e conservazione dei centri storici: in un’iniziativa dell’università di Padova e della direzione regionale dei Beni culturali del Veneto l’Abruzzo viene totalmente dimenticato.

Sembra un paradosso, ma è così. Nonostante il grande spiegamento di forze e risorse, nonostante la “lista di nozze” dei monumenti da adottare sottoposta ai grandi della terra durante il G8 dell’Aquila e nonostante fosse stata istituita una figura commissariale ad hoc per la messa in sicurezza del patrimonio culturale, l’esperienza maturata nel capoluogo e nel “cratere” viene già riposta in soffitta.

La notizia è ancora più paradossale se si pensa che l’attuale direttore regionale abruzzese del ministero dei Beni culturali, Fabrizio Magani, è un veneto e probabilmente, al di là dei doveri di buona creanza, la sua esperienza sarebbe potuta certamente tornare utile.

Di più: uno dei relatori al convegno organizzato per il prossimo 28 novembre a Verona, il docente dell’università di Padova Claudio Modena, è stato fianco a fianco al vice commissario Luciano Marchetti per buona parte della durata dell’emergenza, occupandosi in prima persona dei puntellamenti a chiese, palazzi ed edifici di pregio.

E un altro è il professore dell’ateneo di Napoli Gaetano Manfredi, presidente del consorzio Reluis, che insieme a Fintecna e Cineas esamina le pratiche di ricostruzione.

Magari anche loro avrebbero potuto riferire dell’esperienza vissuta all’Aquila e dintorni con cognizione di causa.

Ma si sa, in Italia succede spesso così: a ogni terremoto si ricomincia da capo a studiare e produrre normative, procedure e circolari, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare dai ritardi e dagli errori ripetuti all’infinito. (alb.or.)