L’AQUILA – Ricostruire seconde case nei comuni del cratere sismico 2009 in cui non c’è nessun interesse ad abitarle, predispondole con modifiche degli spazi interni, direttamente per uso turistico e ricettivo. A parità di costi per le casse dell’erario.

Questa una delle proposte di  modifica normativa perorato in particolare dai sindaci del versante teramano, che continua a non riscontrare interesse da parte del goveno. 

Eppure conferma Raffaello Fico, titolare da gennaio dell’anno scorso dell’Usrc, sarebbe stato un buon provvedimento. Alla luce del fatto che nei comuni del cratere abruzzese accade anche che non ci sia interesse di vedersi ricostruire l’abitazione da parte dello Stato.

Un paradosso che si spiega con il fatto che quelle case sono state magari ereditate da chi che vive altrove, e che tornate agibili comporteranno solo un costo, e con scarse possibilità di venderle e affittarle. Per questa ragione rivela sempre Fico saranno destinati ad aumentare man mano che si interverrà nei centri storici, i casi di “contributi ridotti”, di circa il 20-30 per cento, che si limiteranno, con il consenso dei proprietari, ad intervenire solo sulle parti strutturali, e sulle facciate esterne, senza però intervenire negli spazi interni con le finiture, e senza realizzare gli allacci e ripristinare le utenze. In modo tale che la casa non avrà l’abitabilità, e dunque non comporterà nessun costo. 

A ben vedere, il provvedimento non accolto che prevede un cambio di destinazione d’uso a fini turistici o artigianali, rappresentava una risposta ulteriore a questa evidenza. A perorala in particolare i sindaci del comprensorio Teramano. Non è un caso: i loro comuni hanno miriadi di frazioni molte delle quali con numerose case non abitate da tempo, e ricostruirle, questo il ragionamento, a fini abitativi avrebbe poco senso. Mentre potrebbero diventare a parità di costo, strutture ricettive, dotate ad esempio di bagni e cucina a norma, camere ben dimesionate, con vantaggi futuri per imbastire politiche del turismo, che rappresentano una delle poche risorse per la ricostruzione economica di questi territori martoriati e bellissimi.

“La ritengo un’idea sensata – concorda Fico – peccato che a Roma non ha riscontrato interesse. Attualmente il contributo viene dato per ripristinare lo stato di fatto ante sisma. Ma abbiamo riscontrato diversi casi di seconde abitazioni inutilizzate e vetuste, per le quali gli stessi proprietari ma anche le amministrazioni avrebbero interesse a mutarne la destinazione d’uso per dagli una finalità turistica o anche artigianali, invece quella della civile abitazione”.

La proposta, dal punto di vista tecnico era dunque quella di “recuperare al 90 per cento l’edificio, e spendere l’ultimo 10 per cento del contributo per ridisegnare gli spazi interni, per adeguarli alle nuove destinazioni d’uso. Il costo sarebbe stato lo stesso, con il vantaggio che magari molti giovani, avrebbero avuto un potente incentivo a venire a vivere in questi paesi, avendo a disposizione un bene, con cui avviare un’attività legate al turismo, o anche a quelle artigianali”.

L’alternativa, in nome del com’era e dov’era, è rimettere a nuovo case che rimarranno vuote, e con spazi interni non adeguati per altre destinazioni d’uso. 

Oppure, resteranno allo “stato grezzo”, come consentono le modifiche normative che permettono a chi ne fa richiesta di limitare al ricostruzione al solo involucro esterno, e alla facciata, al fine di salvaguardare la sicurezza sismica, e la continuità urbanistica ed estetica degli aggregati dei centri storici. 

“Questa opzione, che consente un risparmio del 20-30 per cento dei contributi, per ora è stata adottata da una ventina di proprietari”.

Si prevede però che saranno nell’ordine delle centinaia, allorché la ricostruzione interesserà in modo sempre più massiccio i centri storici, e gli aggregati che per inerzia dei proprietari, saranno commissariati dai Comuni. I quali si prevede opteranno per la sola ricostruzione dell’involucro, per non appesantire i loro scarni magri bilanci con la presa in possesso d immobili difficilmente valorizzabili e spendibili.