L’AQUILA – Gli uffici speciali per la ricostruzione dell’Aquila (Usra) e dei Comuni del Cratere (Usrc) hanno pubblicato oggi l’elenco delle imprese interessate agli interventi di ricostruzione degli edifici danneggiati dagli eventi sismici del 6 aprile 2009.
Ciò in attuazione di quanto previsto dalla legge “Barca”: è la cosiddetta white list delle imprese affidabili che potranno essere scelte nell’elenco di 5 per l’affidamento di lavori di natura privata.
L’elenco ricomprende, in ordine alfabetico, le imprese risultate iscrivibili sulla base dei requisiti di affidabilità tecnica esaminati dagli uffici speciali, per le quali è stata rilasciata la liberatoria antimafia dalla prefettura, all’esito delle verifiche di propria competenza.
A far data dalla presente pubblicazione alle imprese non iscritte in elenco sarà precluso l’affidamento dei lavori di riparazione e ricostruzione degli edifici danneggiati dagli eventi sismici del 6 aprile 2009.
L’elenco è consultabile accedendo ai siti istituzionali degli uffici speciali www.usra.it e www.usrc.it e sarà oggetto di periodici aggiornamenti.
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“Il tanto decantato elenco delle imprese ‘buone’ che Usra e Usrc hanno varato a 8 anni e mezzo del terremoto, è una prassi che giunge in corso d’opera e senza alcuna reale efficacia se non introdurre nuove possibilità di ricorso per aziende escluse con inevitabili ritardi”.
Lo dice Massimiliano Mari Fiamma di Apindustria.
“Innanzitutto richiama la white list della legge Barca che però non introduceva nessun obbligo, a differenza della cosiddetta legge ‘Pezzopane’, poi fa riferimento alla lista della Prefettura, che esiste da tempo e di risultati tangibili non ne ha mai portati”.
“Volendo però far finta di apprezzare la tardiva presa di posizione non possiamo però non rimarcare il fatto che, nell’elenco, risultano diverse aziende poste in concordato in continuità, la sciagura che noi, come associazione, abbiamo cercato invano di scongiurare nel corso di questi anni”, ricorda Mari Fiamma.
“Queste aziende – spiega – risultano tra i papabili assegnatari di lavori pur avendo abbracciato una procedura (purtroppo legale data l’imperante ipocrisia normativa italiana) che ha consentito loro di pagare i creditori al 15/20% e produrre disastri economici in una miriade di piccole e medie imprese locali e presso tutti i fornitori di materiali e mezzi industriali della zona”.
“Solo nell’ambito dei nostri associati abbiamo registrato la chiusura di circa 35 aziende edili e affini e la riduzione del 20% del personale delle imprese di fornitura, ma nel complesso il fenomeno legato a queste pseudo buone imprese ha creato danni irreversibili che, a quanto pare, non sono ancora conclusi”.
“Ci chiediamo a questo punto – prosegue Mari Fiamma – se non sarebbe stato meglio lasciare tutto così come stava andando dato che finora con gli appalti privati non si sono registrate particolari problematiche (in percentuale comunque trascurabili) mentre i super controllati appalti pubblici a cui molti squali aspirano stanno invece impedendo del tutto la ricostruzione pubblica”.
“Di sicuro molte di quelle grandi imprese che hanno al soldo più avvocati che operai si saranno già attivate per portare carte nei vari tribunali al fine di rimettere tutto in gioco a spese dell’intera città”.
“Il sistema L’Aquila, tanto criticato ma che nel bene e nel male ci ha condotto a rimettere in piedi una città capoluogo e che oggi vede uno skyline costellato di gru all’opera, viene sempre e costantemente messo a rischio dalle sporadiche iniziative di questo o quell’ente, questo o quel politico, di questa o quella interpretazione di un giudice mentre tutti stanno a guardare”.
“Sarebbe ora – conclude Mari Fiamma – di mettere mano alle prospettive ed alla riorganizzazione di un comprensorio fortemente mutato dopo le ricollocazioni post-sisma e non di rimettere sempre mano a questi appalti già assegnati al 90% su cui insani appetiti sembrano non finire mai”.



