L’AQUILA – “A Fossa la chiesa di Santa Maria Assunta, che ha un grande pregio storico ed artistico è ancora ferma al terremoto del 6 aprile 2009, che l’ha gravemente danneggiata, con la conseguenza che la sua mancata ricostruzione blocca anche quella dell’intero aggregato, con prime case di persone ancora sfollate, nel cuore del nostro centro storico”.
Nelle parole di Fabrizio Boccabella, sindaco di Fossa, comune aquilano tra i colpiti dal sisma del 2009, lo sconforto e la rabbia crescente che cova nel cratere sismico per la mancata ricostruzione, dopo oltre 16 anni, delle chiese, che non rappresentano solo un luogo di culto, ma in molti casi tesori d’arte ed architettura, luoghi di aggregazione, baricentri urbanistici, assieme a a torri, piazze e vicoli dei borghi medievali.
Eppure delle 420 le chiese danneggiate dal terremoto all’Aquila e nei 55 comuni del cratere sismico, in base ai dati di fine 2024, solo un centinaio sono state riaperte, e non si dispone di un monitoraaggio aggiornato e accessibile, come avviene per la ricostruzione pubblica e privata degli edifici di competenza dei due Uffici speciali Usra e Usrc, sui singoli iter di approvazione dei progetti e stato di avanzamento dei lavori. Comunque si può presumere che in un anno i numeri si siano spostati in avanti di poco.
Il collo di bottiglia è rappresentato come ribadito in una riunione dal prefetto dell’Aquila, Vito Cusumano, nei giorni scorsi, dal fatto che il soggetto attuatore, la Sovrintendenza dell’Aquila e Teramo, diretta da metà dicembre da Massimo Sericola, che ha preso il posto di Cristina Collettini, non ha la forza e la potenza di fuoco, in termini in particolare di personale, per far fronte a questa immensa mole di lavoro.
Ed accade così che anche per le chiese, entrate negli agognati elenchi di quelle finanziate, spesso si deve attendere tempi biblici la nomina di un responsabili unico del procedimento, il rup, senza cui non si possono fare i bandi e aprire i cantieri.
Da qui la perentoria richiesta da parte dei sindaci di cambiare le regole del gioco, per consentire ai Comuni, in stretta sinergia con gli Uffici speciali per la ricostruzione, Usra e Usrc, di essere messi al centro dei processi di ricostruzione del patrimonio ecclesiastico e superare l’attuale modello che affida la gestione degli interventi a soggetti attuatori terzi.
Interviene dunque sulla questione ad Abruzzoweb anche il sindaco di Fagnano alto, Francesco D’Amore, che è anche presidente del parco reginale Sirente Velino.
“La ricostruzione per quanto riguarda gli edifici è oramai in uno stato molto avanzato sia all’Aquila che nel cratere, ora il tema è proprio quello delle chiese, di tante e importanti chiese, rimaste così come sono da oltre 16 anni. Solo a Fagnano alto ce ne sono otto che attendono i cantieri. E il problema, anche se ci sono i soldi e la progettazione, è che a mancare è il rup, che dovrebbe nominare la Soprintendenza, ma che evidentemente non può reggere un numero così alto di appalti, e abbiamo dunque chiesto di cambiare rotta”.
Rivela poi il sindaco, “La chiesa della frazione di Castello e altre due mi sono state cancellate dalla programmazione perché non c’era il rup, senza essere neanche contattato”.
Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Villa Sant’Angelo, Domenico Nardis, “serve un cambio di passo, questo è indiscutibile, e un modello è rappresentato anche dalla filiera del sisma del 2016 dove il soggetto attuatore non è il ministero a Roma, attraverso la Soprintendenza, ma l’Ufficio speciale ricostruzione o i Comuni. Nel mio comune abbiamo quattro chiese da ricostruire, in quella di Sam Michele i lavori sono finalmente partiti, ma abbiamo dovuto attendere due anni per avere il rup”.
Spostiamoci ad Ocre, ed anche il sindaco Gianmatteo Riocci conferma i ritardi nella ricostruzione del patrimonio ecclesiastico.
“Noi abbiamo quattro chiese parrocchiali per cinque frazioni, in totale sono però dodici. Noi abbiamo avuto la fortuna di riuscire subito dopo il sisma di intervenire su alcune chiese perché gli interventi erano di poco conto. Per l’importante chiesa di San Martino si sta chiudendo la progettazione dopo 16 anni. I tempi sono lunghi, purtroppo, tutto è affidato alla Sovrintendenza che ovviamente ha un patrimonio immenso su cui intervenire, con forze a disposizione veramente molto imitate. La cosa positiva è che l’Usrc si è resa disponibile ad acquisire delle deleghe e infatti proprio nella chiesa di San Martino, che sarà la prima a partire a breve, tutto si è velocizzato”.
Intanto buone notizie dall’Aquila città, anche qui con forti ritardi la Soprintendenza ha affidato i lavori di ristrutturazione delle chiese di Santa Giusta, nella frazione di Bazzano, e della chiesa di Santa Maria del Carmine nel cuore del centro storico, la prima per un importo di di 914.412 euro, la seconda per 1.165.796 euro. Inoltre con una determina la Soprintendenza ha affidato l’incarico di direttore operativo per opere di rifacimento delle superfici decorate, dipinti murali, stucchi, mosaici, dipinti su tela, intonaci dipinti e non dipinti della cattedrale dei Santi Massimo e Giorgio,a piazza Duomo dove i lavori sono in corso. Un finanziamento di 14 milioni di euro è stato stanziato per il recupero della Chiesa di Santa Maria Paganica.






