L’AQUILA – “Se non si fa qualcosa per sostenere la cultura in questa città, non avremo problemi ad andare via dall’Aquila”.
Quella di Giorgio Paravano, da 15 anni segretario dell’Istituzione sinfonica abruzzese, ma all’interno dell’Isa da ben 23 anni, suona come una vera e propria minaccia, mentre spiega ad AbruzzoWeb la situazione dell’ente a quasi tre anni dal terremoto del 6 aprile 2009.
Notevoli sono state le problematiche da affrontare a seguito del sisma, ma l’Isa è riuscita a tornare a una situazione di relativa normalità con le proprie forze, organizzando concerti e raccolte fondi in giro per l’Italia e solo grazie alla collaborazione con altre istituzioni culturali, come il Teatro Marrucino di Chieti, e sportive, come L’Aquila Rubgy.
Da un anno l’ente è tornato nel centro dell’Aquila, presso il Ridotto del Teatro comunale, e può vantare di essere stata la prima istituzione culturale a essersi riappropriata della propria sede storica.
Ora però l’Isa si è stancata. I musicisti si sentono abbandonati per i tagli enormi previsti dalla Regione al settore culturale, in particolare per il fatto che le istituzioni locali non facciano nulla per ribellarsi a questo stato di cose.
Se le cose non cambieranno, dunque, Paravano minaccia di abbandonare L’Aquila.
<b style=’mso-bidi-L’Isa ha avuto grossi problemi a seguito del sisma del 6 aprile 2009?
Sì, come tutti del resto. Abbiamo perso la sala prove, la sede, ma dopo appena 22 giorni siamo tornati operativi. Infatti grazie alla città di Chieti e alla sovrintendenza del Teatro Marrucino ci siamo trasferiti presso la loro sede, un’istituzione che ci ha aiutato moltissimo, e abbiamo potuto continuare a fare le prove.
Ma il terremoto non ci ha fermato e da quel momento abbiamo realizzato una serie di concerti importantissimi in tutta Italia: nell’estate 2009 abbiamo organizzato il concerto di Andrea Bocelli, poi a ottobre siamo stati ospitati dalla Scala di Milano, e ancora concerti al Colosseo a Roma per raccogliere fondi per il Conservatorio “A. Casella” dell’Aquila, a San Marco a Venezia oltre alle numerose manifestazioni organizzate per gli sfollati sulla costa.
Inoltre siamo riusciti a raccogliere fondi, grazie ai quali, con la collaborazione dell’ex prefetto Franco Gabrielli, siamo riusciti a ripristinare in tempi record il Ridotto del Teatro comunale dell’Aquila, l’unico spazio del capoluogo deputato a ospitare manifestazioni culturali, insieme all’auditorium della Guardia di finanza.
Dopo il sisma, infatti, andai a parlare direttamente con l’ex ministro Sandro Bondi per avere dei finanziamenti. Inoltre il vice-commissario per la messa in sicurezza dei beni culturali, Luciano Marchetti, fu a disposizione da subito per fare dei sopralluoghi e capì che non c’erano danni seri e che saremmo potuti rientrare nel giro di poco tempo.
Finché circa un anno fa abbiamo completato la ristrutturazione della nostra sede amministrativa, al piano di sopra del Ridotto.
<b style=’mso-bidi-Il teatro Ridotto rimane pur sempre isolato all’interno del perimetro di una città devastata dal terremoto…
È un’isola in un mare di devastazione. Quando usciamo la sera ci ritroviamo in uno scenario inquietante. Sono anni che chiediamo al Comune di allestire un impianto di illuminazione. Da poco siamo riusciti a ottenere solo un paio di lampadine.
<b style=’mso-bidi-
<b style=’mso-bidi-Le istituzioni locali vi stanno aiutando? Avete avuto aiuti economici?
Non siamo affatto aiutati. Siamo del tutto soli. La Regione per l’anno scorso aveva disposto tagli alla cultura per il 60 per cento, quest’anno siamo saliti all’80 per cento, senza che ci siano distinzioni tra gli enti culturali. Infatti per quanto le istituzioni dislocate sul territorio abruzzese possano avere delle problematiche da affrontare, non possono essere messe sullo stesso piano degli enti culturali aquilani che dopo il terremoto del 2009 si trovano a fronteggiare criticità serissime.
Mi sarei aspettato che almeno il sindaco, Massimo Cialente, di fronte a questo provvedimento, facesse sentire la propria voce, ma evidentemente la cultura non rappresenta un valore strategico su cui puntare nella ricostruzione della città.
<b style=’mso-bidi-La musica può avere il ruolo di collante sociale, può servire a ricostituire quel tessuto relazionale che al momento è una delle ferite più dolorose causate dal terremoto di due anni fa?
Unici collanti su cui è giusto puntare sono lo sport e la cultura in genere. Lo sport ha un valore strategico tanto quanto la musica, entrambe possono fare cultura. Si tratta di due chiavi importantissime per la ricomposizione del tessuto sociale che al momento è uno dei punti dolenti della realtà aquilana. La verità è che non c’è l’impegno di nessuno in tal senso e questo mi conforta davvero poco. Non si può pensare solo alla ricostruzione degli edifici, perché se non ci si impegna ad alimentare l’anima della città tutto il resto ha poco senso.
Gli amministratori devono sapere che abbiamo le valigie pronte, se le condizioni economiche continuano a essere ostili e soprattutto se non si sviluppa una sensibilità aperta alla cultura, saremo costretti ad andare via.
<b style=’mso-bidi-Proprio per questa sinergia tra sport e musica in cui crede così fermamente, avete realizzato la Sinfonicard<span style=’background: white; che, se presentata insieme all’abbonamento, darà la possibilità di ottenere una riduzione sull’acquisto del biglietto per gli incontri dell’Aquila Rugby al Fattori o per un ingresso al cinema Movieplex. Viceversa, chi si presentasse con il tagliando, o l’abbonamento stagionale, della partita o del film avrà una riduzione all’ingresso di un concerto della stagione dell’Isa. Il pubblico aquilano come ha risposto a questa iniziativa?
<b style=’mso-bidi-
Molti nostri abbonati hanno approfittato di questa iniziativa; devo ancora informarmi sul riscontro che la Sinfonicard ha avuto sugli abbonati dell’Aquila Rugby, ma molti di loro erano già nostri fedeli seguaci.
Altre occasioni di collaborazione con il mondo della palla ovale sono state la realizzazione dell’inno dell’Aquila Rugby da parte<span style=’background: white; dell’Isa con la partecipazione dell’Accademia della canzone di Grazia De Michele e la foto per il calendario della squadra, realizzata proprio all’interno del Ridotto, con i giocatori che posavano con gli strumenti dei maestri dell’orchestra.
Alessandro Cialone aveva in mano un violino di valore inestimabile…eravamo terrorizzati dalla mole dei giocatori per la delicatezza degli strumenti…
<b style=’mso-bidi-Com’è stata la risposta degli aquilani a questa iniziativa? Crede che il pubblico aquilano sia consapevole dell’importanza dell’istituzione sinfonica abruzzese?
<b style=’mso-bidi-
Quello aquilano è un pubblico molto consapevole, abituale frequentatore dei luoghi della cultura anche perché bisogna considerare che si tratta anche di pretesti per ritrovarsi, per socializzare, discutere, confrontarsi e comunicare. Il problema all’Aquila non è la formazione degli aquilani, ma quella del politico medio che non coglie l’importanza fondamentale della cultura come elemento strategico di ripresa. Stiamo vivendo una pesante crisi economica e bisogna imparare a vedere la cultura non più come un costo ma come un capitale su cui investire.
<b style=’mso-bidi-
<b style=’mso-bidi-Com’è andata la campagna abbonamenti quest’anno?
È andata bene. Le sale sono sempre gremite, quindi i cittadini hanno risposto positivamente alla nostra offerta. Inoltre quest’anno si sono create le condizioni per instaurare un rapporto sinergico con l’ente musicale Società aquilana dei concerti “B. Barattelli”, uno stimolo in più.
<b style=’mso-bidi-Qual è il suo desiderio per L’Aquila?
Vorrei avere la bacchetta magica per tornare a prima del terremoto… Bisogna che all’Aquila tutti capiscano che il futuro ce lo dobbiamo creare da noi e in fretta. Fuori Abruzzo gli italiani iniziano a stancarsi di ascoltarci. Finiamola con le lamentele e rimbocchiamoci le maniche.



