L’AQUILA – È stata in Abruzzo come volontaria subito dopo il terremoto del 2009, ad aiutare la popolazione di Villa Sant’Angelo (L’Aquila), che da allora ha eletto come seconda casa, oggi aiuta i volontari a spalare il fango tra le strade della sua terra, la Sardegna.
Silvia Sanna, appena saputo dalla tv di quello che era successo in Abruzzo il 6 aprile di quattro anni fa, non ci ha pensato un attimo a riempire lo zaino dello stretto necessario e scavalcare il Tirreno, senza pensare che un giorno, quelle immagini di distruzione, l’avrebbero toccata così da vicino, a pochi chilometri dalla sua Sassari.
L’intervista con AbruzzoWeb è a scatti, la linea telefonica è continuamente disturbata, la comunicazione si interrompe più volte. Silvia si scusa: “qui le linee sono intasate, e ha anche ricominciato a piovere”.
Silvia, cosa si sta facendo materialmente per aiutare le zone colpite?
Io sono arrivata a Olbia soltanto oggi. Ieri stavo cercando, con altre persone, di coordinare una raccolta di alimentari e vestiario allestita in fretta e furia nell’ex-questura di Sassari. La confusione è tanta, un vero e proprio caos, ma è dovuta anche alla grande generosità delle persone che sono ansiose di contribuire. Molte ditte di trasporti hanno messo gratuitamente a disposizione i tir e i camion per portare cibo e coperte nelle zone che hanno avuto più danni, molti albergatori hanno offerto posti letto per gli sfollati, così come tante persone hanno scelto concesso come rifugio casa propria a chi un tetto non ce l’ha più.
Seppure in mezzo alla devastazione, è bello vedere che i sardi sentono molto la loro identità di “popolo” e sono pronti ad aiutarsi tra loro. Anche dal resto d’Italia, comunque, stanno arrivando moltissimi aiuti. In effetti, da quel che ho visto, la priorità non sembra più quella di inviare beni di prima necessità, ma piuttosto quella di rendere di nuovo percorribili le strade interrotte dal maltempo. Già la Sardegna è isolata all’esterno, se anche i collegamenti interni saltano rischiamo di restare in questa situazione per mesi.
Come si stanno coordinando i soccorsi?
Le forze dell’ordine sono molto presenti, così come la Protezione civile. So che ci sono delle polemiche sull’allarme che non sarebbe arrivato in tempo ai sindaci, ma credo che Franco Gabrielli (il capo della Protezione civile, ndr) abbia ragione quando dice che, in ogni caso, manca l’organizzazione sul territorio. Aggiungiamo a questo il fatto che a Olbia e nei dintorni, nel passato, si è costruito anche in posti dove non si doveva, sulle rive dei fiumi, in luoghi che, si sapeva già, sono sempre stati soggetti ad allagamenti… probabilmente, se ci fosse stata una preparazione migliore, la tempesta avrebbe fatto meno danni.
Com’è la situazione a Olbia?
I danni sono molti, certo io non ho un quadro completo, sono stata “sul campo”, ma le zone più colpite non le ho viste. Fin dove sono riuscita ad arrivare, però, ho notato fango ovunque, allagamenti, uno scenario catastrofico. Un istituto per disabili dove ho dato una mano questa mattina ha perso tutte le scorte di alimentari, medicinali e materiale sanitario che teneva in cantina, molti negozi hanno tutta la merce danneggiata. Inoltre vedo nelle persone i segni del trauma, gli stessi che ho imparato a riconoscere quando sono stata all’Aquila. Lì la gente, dopo il terremoto, si spaventava tutte le volte che si sentiva un rombo o un tremito, anche quando passavano camion e trattori; qui è la pioggia a terrorizzare, stamattina piovigginava e mi sono trovata di fronte una signora che mi chiedeva “Ma piove? Piove di nuovo?” con uno sguardo inquieto.
L’esperienza fatta all’Aquila dopo il terremoto ti è servita?
Da quell’avventura ho imparato tantissimo, anche a livello pratico: tra le persone che ieri a Sassari cercavano di coordinare gli aiuti ero più o meno l’unica ad avere idea di come ci si organizza in questi casi. Essere stata all’Aquila, però, non mi ha insegnato solo questo. Oggi a Olbia portavo la felpa che mi hanno regalato gli amici di Villa Sant’Angelo, un paese che ormai per me è diventato una seconda casa. Molti sardi sono venuti all’Aquila a dare una mano nelle tendopoli, in quell’estate: le persone non riuscivano a credere che fossimo lì solo per aiutare loro. Ora, nel momento in cui è la Sardegna a essere colpita, sono contenta di vedere che la nostra regione ha ricevuto tanta solidarietà da tutta Italia. La polemica politica, in questi casi, è inutile, anzi dannosa: si tratta solo di rimboccarsi le maniche e aiutare come si può. Questa è la lezione più importante che ho imparato da voi.



