TERAMO – Nella Lega ad agitare le acque non c’è solo l’addio del generale ed europarlamentare Roberto Vannacci, che da fu vice di Matteo Salvini, si è messo in proprio fondando un suo partito che ora rischia di erodere voti: a creare maretta e sconcerto, in Abruzzo, è anche la sortita di Andrea Scordella, sindaco di Silvi, che intende far passare la sua città da 15.ooo abitanti dalla provincia di Teramo a quella di Pescara.
E l’aspetto dirimente è infatti che Scodella, rieletto a capo della coalizione di centrodestra nel 2o23 per un secondo mandato, è nientemeno che il commissario della Lega della provincia di Teramo, di cui evidentemente ha poca o nessuna fiducia, tanto da affermare che “Silvi è stata spesso trattata come una terra di confine, mentre da Pescara arrivano attenzione, interesse, valutazioni positive”.
Si può solo immaginare la reazione nel partito teramano, tra rabbia e indignazione, tenuto conto che la clamorosa iniziativa è stata presa senza alcun mandato ufficiale del partito, scatenando così le ire di tutta la provincia contro la Lega, per di più tenendo conto che a marzo si voterà per il rinnovo del consiglio provinciale di Teramo, di cui è presidente del centrosinistra Camillo D’Angelo, sindaco di Valle Castellana. Non si registrano però, ad oggi, prese di posizione da parte del vertice del partito abruzzese, a cominciare dal segretario Vincenzo D’Incecco, pescarese, e capogruppo in consiglio regionale.
Il ruolo da commissario di partito di Scordella viene messo in discussione anche per la possibile incompatibilità con la sua professione di ispettore di Polizia, in base alla normativa che, secondo alcune interpretazioni, traccia un confine netto tra partecipazione politica in senso lato, ovvero il ruolo di sindaco e amministratore e militanza partitica, quello nel caso di specie di commissario della Lega, per chi indossa nello stesso tempo una divisa dello Stato.
In ogni caso Scordella, incurante delle critiche interne al suo partito, non intende fare alcun dietrofront nell’annessione al territorio di Pescara di Silvi.
E a decidere in tal senso, ha detto chiaro e tondo in una intervista al quotidiano Il Centro, “non devono essere i partiti, ma “il popolo sovrano, a cui spetta l’ultima parola”, ovvero con un referendum previsto dalla legge, perché, ha aggiunto, “parliamo del futuro delle nuove generazioni, delle opportunità di sviluppo di Silvi: questo riguarda direttamente la vita delle persone, non gli equilibri politici”.
Per questa ragione Scordella ha annunciato di voler iniziare subito un percorso di dibattiti, assemblee, momenti di ascolto con associazioni, comitati e cittadini.
La presa di posizione di Scordella arriva negli stessi giorni in cui sono andati via dal partito Carmine Camiscia, segretario cittadino di Paglieta (Chieti), e Antonio Zinni, esponente della Lega chietina, e anche sei amministratori che non hanno preso bene il sollecito a rinnovare la tessera da parte della responsabile Arianna Conicella: Valentina Mucciante, consigliere comunale di Casacanditella (Chieti), Fernando Gatta, sindaco di Villalago (L’Aquila), Nicola Iannone, sindaco di Tornareccio (Chieti), Luca Trovarelli, consigliere comunale di Bolognano (Teramo), Daniela Cipriani, consigliere comunale di Roccaraso (L’Aquila) e Amedeo Aloi consigliere comunale di Fara San Martino (Chieti).
Una situazione che D’Incecco fatica a gestire. Nominato ad ottobre 2024, il capogruppo in Consiglio è stato voluto da Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e vicesegretario federale, che lo ha preferito all’economista toscano Alberto Bagnai, eletto in provincia di Chieti. Ha sostituito il sottosegretario all’Agricoltura, l’aquilano Luigi D’Eramo, e questo perché Salvini ha voluto dividere la dirigenza politica dal ruolo di governo. Sulla gestione D’Eramo però hanno pesato le fuoriuscite eccellenti con l’accusa di accentramento politico e decisionale, di metà dei dieci consiglieri regionali eletti nel 2019, quando la Lega era nettamente il partito più grande della maggioranza di centrodestra guidata da Marco Marsilio, di FdI, che ora ha sostituito la Lega in testa alla coalizione.






