L’AQUILA – Con il terremoto, oltre alla casa ha perso anche il lavoro. E ora, dopo quasi due anni da sfollato in un residence sulla costa, ora che finalmente ha trovato di nuovo un lavoro, deve lasciare l’alloggio per tornare in un albergo aquilano.
Ma lui non ci sta: “O mi trovano un lavoro all’Aquila, o io da qui non me ne vado”.
Quello di Gennaro Mango, 50 anni, originario di Napoli ma da trent’anni residente all’Aquila, è l’ennesimo caso di sfollato “sfrattato” dall’alloggio temporaneo messo a disposizione dalla Protezione civile.
Anche a lui, come negli altri casi, è arrivata improvvisamente la telefonata della Struttura per la gestione dell’emergenza con l’avviso di lasciare entro 48 il residence per tornare in un albergo all’Aquila.
Questa volta però, nessun incatenamento di protesta, ma solo un secco rifiuto: “Io qui lavoro, cosa torno a fare all’Aquila? Da solo e senza un soldo?”.
Il signor Gennaro con il terremoto ha perso la casa dove era in affitto, che ha riportato danni molto gravi tanto da essere stata classificata “E”.
Insieme a questo dramma, anche quello della perdita del lavoro da barista. “Dopo 15 giorni dal terremoto, – racconta – mi hanno licenziato perché dicevano che non c’era abbastanza lavoro. Da lì, mi sono rimboccato le maniche e sono andato avanti”.
Prima in un camping sulla costa, poi in un hotel a Notaresco, il signor Mango viene infine sistemato dalla Protezione civile in un residence a Pineto, dove dopo un po’ di tempo trova un lavoro da barista.
“Ora cosa dovrei fare? Tornare all’Aquila per stare in albergo, senza lavorare? Non mi importa se avrò vitto e alloggio pagato, io voglio lavorare ed essere autonomo”.
Inoltre, il signor Gennaro tre mesi fa ha avuto un gravissimo incidente automobilistico, con il quale ha riportato danni fisici che non ha ancora superato. Momentaneamente gli è anche stata ritirata la patente.
“Non sto bene fisicamente e poi non posso neanche muovermi con la macchina. Io non chiedo nulla, non ho mai chiesto nulla, voglio solo lavorare”.
“Se loro mi danno il lavoro – conclude provocatoriamente Gennaro – certamente torno all’Aquila. Altrimenti resto qui”. (e.m.)



