PESCARA – Rete di Abbruscato, mentre la società cerca disperatamente una punta centrale, e turno superato tra i mugugni di gran parte dei tifosi.
Non analizzo la partita, perché già stato fatto da altri colleghi in altra parte del giornale, ma desidero fare delle mie riflessioni su questa gara e, soprattutto, su questo Pescara targato Stroppa.
Contro il Carpi si trattava della prima vera, ufficiale, uscita stagionale, quella con i tre punti, giusto per intenderci, e si cercavano: la vittoria, controllo dello stato fisico, verifica del livello tecnico tattico.
La vittoria, anche se risicata e un po’ sofferta, è arrivata. Punto positivo.
Stato fisico. Diciamo che per buona parte della gara, almeno 60 minuti, la squadra si è mossa abbastanza bene. Altro punto quasi positivo.
Livello tecnico-tattico. Qui le note non sono proprio positive ma, a dire il vero, nemmeno troppo negative. Mi spiego meglio. La squadra a tratti è stata troppo lunga, troppi i fraseggi tra le line centrali e d’attacco, troppi frettolosi in certe situazioni di gioco.
Allora i mugugni sono da accettare?
Direi che è presto, sia per i mugugni, sia per le lodi apparse esagerate di alcuni cronisti.
Stroppa, si vede, ha idee e sta cercando di farle applicare sul campo. Ha le sue attenuanti: squadra in coso d’opera, visto che manca ancora un elemento importante; assenza di alcuni degli ultimi acquisti che non sono scartine ma titolari e, quindi, la loro assenza è stata pesante. Aggiungi, inoltre, la necessità di avere altro tempo per far assimilare i suoi dettami tattici.
Del resto quando la squadra stava ancora bene fisicamente, ha cercato di trovare l’uomo libero e di fare possesso palla. Due aspetti senza dubbio positivi.
Direi, quindi, in rapporto ai mugugni, che i tifosi dovrebbero avere un po’ di pazienza, prima di esternare giudizi trancianti, e di considerare che il Pescara ha bisogno ancora di un mese circa di lavoro per affiatarsi bene e non sarà certamente la gara con l’Inter la controprova della giustezza dei loro mugugni.
Da ricordare, inoltre, che proprio al momento del suo arrivo Stroppa disse: dimenticate Zeman.
E se pensate ancora al gioco di Zeman, è chiaro che questo Pescara è da mugugni. Ognuno ha il suo verbo e lo declina coma sa e come può: lasciatelo ancora lavorare in pace, il tempo per decidere se deve mangiare o no il panettone a Pescara c’è ed è anche lungo.
Pazienza e soprattutto serenità nei giudizi, senza servilismi, ma anche senza cattiveria.






