L’AQUILA – L’estate sta sfumando progressivamente ancora una volta, alcuni di noi cominciano a entrare nelle atmosfere sfumate e oligocromiche dell’autunno.
Ad alcuni sembra di essere meno sereni, meno disposti e motivati all’azione, insomma meno “in forma”.
Vediamo allora insieme di capire cosa ci sta per accadere e condividiamo qualche banale consiglio di buon senso per tentare di arginare o prevenire, questa deriva verso climi meno miti ed atmosfere meno colorate. Buona lettura.
CHE COS’È IL DISTURBO AFFETTIVO STAGIONALE
I sintomi tipici della Sad includono depressione, mancanza di energia, maggior bisogno di sonno, un desiderio di dolci e aumento di peso.
I sintomi iniziano nelle fasi di passaggio dall’autunno all’inverno; raggiungono il loro picco di evoluzione in inverno e di solito si risolvono in primavera.
In quest’ultima stagione e sino all’inizio dell’estate, al contrario, sempre queste persone possono avere grandi esplosioni di energia e creatività.
Alcuni individui con questa “suscettibilità” biologica che lavorano in edifici senza finestre o esposti a poche ore di luce, possono manifestare sintomi simili a quelli della Sad, in qualsiasi periodo dell’anno.
Alcune persone con Sad hanno addirittura periodi di sfumata e talvolta grave mania (eccitabilità ed euforia patologiche; ricordate l’articolo sul disturbo bipolare?) nel corso della primavera o in estate.
C’è, infine, un piccolo gruppo di individui che presenta una disposizione biologica inversa e paradossale a quanto sopra descritto, che possono essere esposti a manifestare sintomi depressivi in estate e maniacali in inverno.
La Sad, è una condizione patologica riconosciuta nel Dsm-IV (manuale diagnostico per i disturbi psichiatrici dell’American Psychiatric Association) come un sottotipo di episodio depressivo maggiore.
La depressione maggiore comporta classicamente una diminuzione dell’appetito, del sonno e spesso, di perdita di peso.
Da tempo viene descritto che alcuni individui depressi possono manifestare una sorta di “depressione atipica”, con aumento di sonno e appetito e diminuzione di energia. Alcuni, ma non tutti questi soggetti con manifestazioni depressive atipiche, manifestava anche un andamento stagionale delle stesse.
Circa il 70-80 per cento delle persone affette da Sad è costituito da donne.
L’età più comune di esordio è attorno ai 30 anni, ma sono stati descritti molti casi a esordio in età infantile, trattati con successo sino alla loro definitiva remissione.
Per ogni individuo con una diagnosi completa di Sad, ce ne sono molti con la più “più mite” “Winter Blues”.
L’incidenza della Sad aumenta progressivamente con l’aumentare della latitudine sino a un certo punto, ma rallenta nella sua progressione in prossimità dei due poli terrestri.
Le evidenze scientifiche sembrano indicare che la possibilità di incorrere in questa condizione di sofferenza psicologica sia la conseguenza della interazione in uno specifico individuo, tra una personale “vulnerabilità” innata e il suo grado di esposizione alla luce.
Per esempio, una persona potrebbe sentirsi bene tutto l’anno, in Sicilia, ma manifestare una Sad quando si trasferisce a Torino.
Un altro può manifestare sintomi se vive a Londra ma essere asintomatico o avere pochi sintomi se si trasferisce in Liguria.
Alcune persone che lavorano molte ore all’interno di edifici con poche finestre, possono presentare sintomi tutto l’anno.
Infine alcuni individui molto sensibili possono addirittura notare cambiamenti dell’umore nel corso di periodi a lungo nuvolosi.
Ma come può la luce condizionare l’umore e il sonno?
Nel 1984, uno psichiatra del National Institute of Mental Health (il Nimh; dipartimento Usa per la tutela della salute mentale; la più prestigiosa istituzione scientifica mondiale di Neuroscienze) Norman Rosenthal, ha pubblicato un documento sull’uso della fototerapia (esposizione alla luce) nei pazienti affetti da questo disturbo.
Da allora, un gran numero di studi scientifici rigorosamente “disegnati” hanno confermato e ridefinito queste evidenze.
I ricercatori stanno ancora studiando la modalità con cui l’esposizione alla luce può sollevare da una depressione o ripristinare una corretta ciclicità dei ritmi sonno/veglia.
Una delle teorie più accreditate è che una zona del cervello, nei pressi della via ottica (quella che conduce gli stimoli visivi alla corteccia occipitale la quale a sua volta sovraordina le nostre capacità di discriminazione e rappresentazione visiva), il nucleo soprachiasmatico, risponde alla luce con l’invio di un segnale per sopprimere la secrezione di un ormone chiamato melatonina, prodotto prevalentemente da una porzione profonda del cervello chiamata “epifisi”.
Questo ormone sarebbe il “carburante” principale per oliare il meccanismo che regola i ritmi circadiani.







