L’AQUILA – C’è un denunciato di etnia cinese nell’ambito dell’operazione con maxi sequestro di merce pericolosa della squadra Mobile della questura dell’Aquila nel megastore Ipercina.
Si tratta di L.Y., 46 anni, residente nel capoluogo, in possesso di permesso di lungo periodo rilasciato dalla questura di Pescara. I capi di imputazione sono contraffazione e alterazione di prodotti industriali, introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e ricettazione.
Repertati e accumulati in scatoloni e accostati in un angolo del negozio, gli oggetti sequestrati sono stati affidati in custodia giudiziale al titolare dell’esercizio commerciale, a disposizione dell’autorità giudiziaria competente che ha convalidato il sequestro, di natura probatoria, su decisione del pm titolare dell’inchiesta, Fabio Picuti.
Nel 2010 l’attuale questore dell’Aquila, Vittorio Rizzi, e il dirigente della Mobile, Maurilio Grasso, avevano compiuto un’operazione simile a Roma, dove Rizzi guidava la Mobile e Grasso lavorava con lui.
Intanto secondo quanto appreso, dai primi accertamenti sulle sostanze tossiche riscontrate nella merce è stato riscontrato il rischio di infertilità e tumori.
“La cosa più grave è la presenza soprattutto nella merce usata dai bambini, calzature, maglie e piccoli giochi, la presenza del cromo esavalente, che è di natura cancerogena – ha dichiarato Grasso in un incontro con la stampa – Con un diffrattometro abbiamo verificato i livelli superiori alla norma, per questo l’abbiamo sequestrato in attesa dei controlli”.
Gli inquirenti proseguiranno “controlli nei negozi gestiti dai cinesi ma non solo. La mercatizzazione del materiale di provenienza cinese si trova in tutti i punti vendita – conclude – dovremo verificare dappertutto”.





