L’AQUILA – “Sei aquilano se…”. È questo il nuovo tormentone che gira in questi giorni sul social network Facebook.

A scatenarlo, una serie di frasi accompagnate da illustrazioni che descrivono, con spirito goliardico, le caratteristiche essenziali dell’aquilanità.

Un attaccamento alla città, ai suoi luoghi, alle tradizioni, ma anche ai personaggi che hanno fatto la storia dell’Aquila, da Mario Magnotta a Libero, la cui fama è arrivata fino alle nuove generazioni.

Autore di queste simpatiche frasi, Fabio Esquilino, ovviamente aquilano, che chiarisce: “sono tutte frasi autentiche e scritte da me, quanno uno non tè niente da fa…”.

Ed ecco che, ricordando il celebre scherzo fatto al bidello di Ragioneria, “sei aquilano se conosci il vero valore di 480 mila lire”, il prezzo pagato dal grande Mario per la sua lavatrice.

L’aquilano doc si riconosce dalla passione per la carne di pecora e il buon vino. Quindi “sei aquilano se non salti un ‘pecora day’ a Fonte Vetica neanche in caso di attacco alieno”, e se “continui la tradizione di famiglia: vino e ova sode aju Boss!”.

E poi, sei davvero un cittadino dell’Aquila se ancora non riesci ad adattarti ai cambiamenti della viabilità post terremoto e “continui a dì ‘aji semafori aju Torriò’ pure se mò c’hanno messo ‘na rotonda”.

L’appartenenza viscerale alla città, l’aquilano la sente anche nell’utilizzare espressioni dialettali uniche e singolari, come l’espressione “Temè”, che “non sai esattamente cosa significhi ma la usi per un’infinità di situazioni”. (e.m.)

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