SCANNO – Un branco di 12 cani randagi ha attaccato tra Scanno e Villalago, in provincia dell’Aquila, la famigliola di orsi ( mamma orsa e tre cuccioli) che era stata avvistata e ripresa nel novembre scorso da un automobilista.

Mamma orsa ha tentato in tutti i modi di difendere i tre cuccioli passando all’attacco ma alla fine ha dovuto desistere per coprire fuga degli orsacchiotti esponendo se stessa all’aggressivita’ dei cani.

“I cacciatori che impotenti hanno assistito alla scena – riferisce il consigliere comunale di Scanno Eustachio Gentile – sono rimasti esterrefatti. Qualcuno di loro per salvare la famigliola di orsi ha anche esploso qualche colpo in aria, ma il branco non si è intimorito. Non è chiaro se qualche cucciolo sia stato ferito dai morsi”.

Gentile chiede alla Asl, al Corpo forestale dello Stato e all’ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un intervento immediato per salvare mamma orsa e suoi i tre piccoli, anche arrivando all’abbattimento o alla cattura dei cani randagi che in piu’ occasioni si sono dimostrati aggressivi anche verso escursionisti e appassionati della montagna.

“Le comunità di Scanno e Villalago – aggiunge Gentile – stanno facendo di tutto per tutelare l’incolumita’ di questi orsi, vero patrimonio dell’intero territorio e vanto internazionale in termini di biodiversità. Per questo evitiamo di comunicare il luogo preciso in cui alberga la famigliola di orsi, al fine di non creare loro disturbo da parte dei curiosi”.

L’ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, attento al pericoloso fenomeno presentatosi nell’area protetta, il 9 aprile 2009 ha commissionato a due consulenti veterinari esterni il “Progetto per lo studio preliminare del fenomeno del randagismo canino e suo impatto sul patrimonio zootecnico”, con un impegno di spesa pari a 12 mila euro complessivi.

L’esito dello studio deve essere ancora presentato e le amministrazioni comunali, non solo quelle di Scanno e Villalago, visto che il problema interessa l’intera area protetta, sono in attesa dei risultati per intraprendere le azioni necessarie a debellare il fenomeno.

“La paventata chiusura della stazione della forestale a Scanno – conclude Eustachio Gentile – può solo fare presagire che i controlli per la tutela del patrimonio faunistco protetto subiranno una chiara e incontrovertibile involuzione”.

LA FORESTALE: “RANDAGISMO PROBLEMA PER AREE PROTETTE”

SCANNO – “Il problema del randagismo canino – spiega il vice questore del corpo forestale dello Stato, Luciano Sammarone – determina tre fattori negativi per le aree protette. Il primo in ordine all’economia degli enti Parco, con danni da liquidare spesso attribuiti ai lupi e invece operati dai cani randagi, il secondo sotto un fattore culturale e sociale che continua ad alimentare dubbi sulle predazioni attribuendole ai lupi e confermandone timori ancestrali, infine, non ultimo, il problema della tutela delle specie protette come nel caso dell’aggressione alla famiglia di orsi tra Scanno e Villalago (L’Aquila)”.

Stando a quanto riferisce Sammarone, dirigente della forestale e comandante del coordinamento territoriale per l’ambiente del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: “È necessario trovare una sinergia di intenti tra tutte le amministrazioni interessate, non dimenticando che il fenomeno del randagismo è solo e solamente attribuibile alla responsabilità umana”.

“Maggiori controlli in materia di prevenzione, con il controllo delle nascite dei cani e loro immediata dotazione del microchip – conclude Sammarone – potrebbe essere una strategia vincente”.