SCANNO – Una soluzione provvisoria è stata individuata, ma i 37 bambini della scuola dell’infanzia “Buon Pastore” di Scanno (L’Aquila), sono ancora senza scuola. E mentre il Comune punta sul primo piano del Municipio per consentire la ripresa delle attività, resta aperto lo scontro politico tra il presidente del Consiglio comunale Cristian Pace e il sindaco Giovanni Mastrogiovanni, una frattura tutta interna alla maggioranza che sostiene l’amministrazione.
Il caso, esploso a settembre dopo il mancato avvio dell’anno scolastico, è approdato il 30 settembre in Consiglio comunale, convocato in seduta straordinaria proprio per affrontare la situazione della scuola materna.
In quella sede l’amministrazione ha indicato come soluzione temporanea alcuni locali al primo piano del Municipio, che dovranno essere adeguati prima di poter ospitare i bambini.
Una via d’uscita, dunque, è stata individuata. Ma al momento manca ancora una data certa per il ritorno in classe e, fino alla conclusione degli interventi necessari, per le 37 famiglie la situazione resta sostanzialmente invariata.
Sul piano politico, però, la vicenda ha lasciato un segno profondo.
A mettere sotto accusa l’amministrazione non è stata infatti soltanto l’opposizione, ma lo stesso presidente del Consiglio comunale, Cristian Pace, esponente dell’area di maggioranza, che aveva affidato a un duro intervento pubblico una contestazione frontale della gestione del caso.
“Trentasette bambini, in un paese come Scanno, non sono un numero: sono una comunità, una risorsa e soprattutto il futuro del paese”, aveva affermato Pace.
Nel mirino erano finite anche le parole del sindaco Mastrogiovanni, secondo cui “la scuola materna non è obbligatoria”.
“Una scuola dell’infanzia non è un parcheggio – aveva replicato Pace – ma un servizio educativo e un’infrastruttura sociale indispensabile per rendere un paese vivibile e consentire alle famiglie di conciliare lavoro e cura dei figli”.
Ma il cuore dell’attacco era soprattutto politico.
Pace aveva chiesto conto delle iniziative messe in campo dall’amministrazione, dei fondi eventualmente ricercati, delle opportunità legate al Pnrr e della mancata valutazione per tempo di soluzioni alternative, compresa quella del privato sociale.
“La proposta di una scuola paritaria con rette calibrate sul reddito, da me avanzata, avrebbe meritato un confronto serio. Il punto non è scegliere ideologicamente tra pubblico e privato, ma garantire a ogni bambino il diritto a una scuola e all’istruzione”, aveva sostenuto.
Secondo il presidente del Consiglio comunale, inoltre, il problema era noto da circa un anno e mezzo. Una circostanza che, a suo giudizio, rendeva impossibile attribuire quanto accaduto soltanto a difficoltà tecniche o burocratiche.
“La responsabilità politica compete all’amministrazione, chiamata a programmare, coordinare, prevenire i problemi, cercare soluzioni e assumersi la responsabilità delle proprie scelte”, aveva accusato.
Parole particolarmente pesanti perché pronunciate non da un consigliere di opposizione, ma dal presidente dell’assise civica e da un esponente della stessa area che sostiene Mastrogiovanni.
Lo scontro sulla scuola dell’infanzia ha così fatto emergere in maniera evidente le tensioni interne alla maggioranza, con Pace arrivato a mettere in discussione non soltanto la gestione della singola emergenza, ma più in generale la capacità dell’amministrazione di programmare i servizi essenziali in un paese delle aree interne.
Il presidente del Consiglio aveva infatti collegato il caso anche alle difficoltà della sanità territoriale, all’assenza del 118 e alle politiche per contrastare lo spopolamento.
“Che senso ha parlare di cultura dei borghi se poi non si riesce a proteggere uno dei loro presidi fondamentali?”, aveva domandato.
Fino alla conclusione più dura: “I 37 bambini del Buon Pastore sono il riflesso di una politica che, ancora una volta, non è stata capace di trasformare una priorità in una soluzione concreta. E quando chi governa non riesce più ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte, esiste anche un ultimo, difficile atto di responsabilità: fare un passo indietro”.





