TERAMO – Che fine hanno fatto i 300 milioni per potenziare i depuratori indicati in un accordo firmato tra la Regione Abruzzo e il Governo nel 2009?
Nei giorni dello scandalo del fiume Vibrata inquinato dal depuratore malfunzionante, se lo chiede, e lo chiede al presidente Gianni Chiodi, il consigliere regionale dell’Italia dei valori, Cesare D’Alessandro.
“Il 28 maggio 2009 – ricorda in una nota – il presidente Chiodi firmò il primo Atto aggiuntivo all’Intesa generale quadro del 20 dicembre 2002, con il Governo rappresentato da Silvio Berlusconi, i ministri Altero Matteoli (Infrastrutture), Stefania Prestigiacomo (Ambiente) e Raffaele Fitto (Rapporti con le Regioni). Quell’evento fu sbandierato ai quattro venti da tutto il centrodestra come fulgido esempio della politica del fare”.
“All’articolo 5 dell’Atto – prosegue il consigliere – che ha per oggetto la gestione integrata dell’acqua, si prevedono interventi per la somma di 300 milioni di euro destinati a potenziare la depurazione nei 14 bacini idrografici della regione”.
“Secondo l’Atto sottoscritto da Chiodi – cita D’Alessandro, ‘la situazione che emerge dai dati conoscitivi del Piano di tutela delle acque del Piano di gestione determina l’ obbligo che si proceda al potenziamento e alla nuova costruzione dei sistemi di depurazione delle acque reflue urbane a servizio degli agglomerati urbani al fine di tutela re e salvaguardare i corpi idrici superficiali e la balneabilità della costa’”.
“A fronte di quanto scritto – attacca l’esponente Idv – stanno gli 85 bambini ricoverati e intossicati dall’inquinamento del fiume Vibrata e le conseguenti polemiche che ne sono scaturite fra le varie autorità locali”.
“Sui 300 milioni di euro indicati, signor Presidente – conclude, rivolgendosi direttamente a Chiodi – quanti ne sono stati impegnati o possono essere spesi nel breve periodo? Quanti ne sono stati specificamente impegnati o spesi per il Vibrata? Oppure, ancora una volta, sono state soltanto chiacchiere inutili e dannose? Ci faccia sapere, grazie”.






