L’AQUILA – Prosegue al Senato la discussione del decreto Sblocca Italia, che tocca da vicino anche L’Aquila in relazione alla gestione del progetto C.a.s.e. e Map.
Approvato dalla Camera dei deputati con 78 voti favorevoli, 161 voti contrari e 7 astenuti, il ddl è approdato a palazzo Madama.
Al centro delle polemiche, il comma 8 quinquies dell’articolo 4 dell’emendamento, che prevede che gli abitanti delle new town non paghino le utenze secondo i consumi reali, bensì al metro quadrato e che le risorse destinate alla ricostruzione dell’Aquila e del “cratere” siano utilizzate per la manutenzione straordinaria dei 19 complessi antisismici costruiti dopo il terremoto.
Inoltre, nell’emendamento presentato da Antonio Castricone, Maria Amato, Vittoria D’Incecco e Tommaso Ginoble, deputati del Partito Democratico, si prevede anche il pagamento di un canone accessorio anche per chi, al 6 aprile 2009, era proprietario di un alloggio risultato poi inagibile.
Disposizioni che hanno scatenato le ire degli assegnatari delle new town, che hanno annunciato di essere pronti allo “sciopero delle bollette” e a rivolgersi alla Corte europea.
La senatrice abruzzese di Forza Italia Paola Pelino, ha tenuto questa mattina un asprissimo intervento in aula, chiedendo la soppressione dello “sciagurato comma”, come lei stessa lo ha definito, messo a punto solo “a favore di un’amministrazione miope”.
“Si scaricano sui cittadini aquilani – ha detto – i costi di una disattenta e carente gestione del processo di ricostruzione da parte dell’amministrazione locale, che vuole far pagare agli inquilini le spese di manutenzione straordinaria che, guarda caso, è necessaria ora dopo anni di incuria e inadempienze. Togliendo i fondi per la ricostruzione, non si farà altro che dilatare i tempi di ritorno dei cittadini nelle loro abitazioni”.
La Pelino si chiede: “Come verranno usati i soldi di questo nuovo canone? Andranno a coprire i buchi di un allegro bilancio comunale?”
E poi l’affondo sul metodo di calcolo dei consumi del gas. “Culmine dell’iniquità è prevedere che il gas per gli alloggi debba essere pagato in base ai metri quadri invece che ai consumi. Nei contratti di locazione è scritto che i contabilizzatori sarebbero stati usati per il calcolo consumi individuare”.
L’emendamento soppressivo è stato firmato anche dal senatore di Forza Italia Giovanni Piccoli ed è stato depositato ieri.
Presente anche il consigliere comunale dell’Aquila di Fi Guido Liris che ad Abruzzoweb ha dichiarato: “Far pagare le bollette secondo i consumi reali, proteggere da un uso improprio i fondi della ricostruzione è una battaglia di giustizia sociale. Avevo promesso pubblicamente che la battaglia che sta a cuore ai comitati e agli abitanti del progetto C.a.s.e. e Map sarebbe stata portata avanti con coerenza in Senato e che sarebbe stato proposto dai senatori del mio partito un emendamento soppressivo dell’ 8 quinquies. Così è stato. L’arroganza e la prepotenza del Pd e della sinistra hanno evitato la discussione dell’emendamento in questione. È una vergogna”.
La disposizione dello Sblocca Italia è al centro di feroci attacchi anche da parte della senatrice del Movimento 5 Stelle Enza Blundo e dell’altra senatrice abruzzese Federica Chiavaroli del Nuovo centrodestra, anche lei al fianco degli inquilini in un inedito asse FI-Ncd-M5S su un tema tutto aquilano.
Sulla questione ‘bollette pazze’ è intervenuto qualche giorno fa anche il difensore civico regionale, l’avvocato Nicola Sisti, che ha stangato il Comune dell’Aquila chiedendo di rettificarle, “adeguandole ai reali consumi delle singole famiglie”.
Anche il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha annunciato qualche giorno fa di voler chiedere l’intervento del Difensore Civico “per riportare un po’ di equità” nella vicenda delle bollette del gas nel progetto case, a parità di spazio più salate per gli inquilini del piano terra rispetto a quelli del primo e secondo piano”.
Ma l’amministrazione, nonostante le polemiche, è sempre andata avanti per la sua strada. L’assessore comunale Lelio De Santis, ad Abruzzoweb, ha spiegato che questo metodo di calcolo è l’unico possibile al momento: “è vero che ognuno deve pagare il giusto, ma è anche vero che il ‘giusto’ oggi è problematico. Adesso serve un minimo principio di solidarietà perché l’unica alternativa al nuovo metodo sarebbe riparare tutti i contabilizzatori (che registrano il consumo energetico, ndr) e sostituire quelli rotti per una spesa di 500 mila euro”.




