L’AQUILA – L’Italia è piegata da una nuova catastrofe naturale, il ciclone in Sardegna che ha causato 18 morti, e il premier Enrico Letta sdogana clamorosamente in vista della futura ricostruzione (20 milioni stanziati) il superamento del “patto di stabilità”, il rapporto tra deficit e Pil di uno stato membro che per i diktat dell’Europa non può superare il 3%, che ritiene “una conseguenza naturale”.

Un annuncio che avrà fatto sobbalzare dalla sedia gli aquilani che hanno sentito in tv la conferenza stampa del presidente del Consiglio, visto che, per un’altra ricostruzione, quella dell’Aquila, ben più onerosa anche senza fare antipatici paragoni tra tragedie, ormai da mesi viene richiesto questo passaggio, ma vanamente.

“La questione del patto di stabilità riguarda una parte legata alla ricostruzione, una questione che vedremo in un secondo momento – ha premesso Letta nell’incontro con la stampa – ma funziona sempre così, quando succede una situazione calamitosa come questa”.

Il “sempre” di Letta andrebbe un attimo tarato, visto che, almeno per quanto riguarda il “cratere” del terremoto, va sostituito con un “mai”.

Lo sforamento del 3% lo hanno richiesto infatti gli amministratori locali in incontri a Roma e perfino a Bruxelles, con orecchie da mercante da parte di una città e dell’altra, tanto che l’unica ipotesi a oggi è che possa diventare un tema di campagna elettorale per contrastare il dilagante euroscetticismo in vista del rinnovo dell’Europarlamento, con prospettive di concretizzazione tutte da verificare.

E invece, parlando della fase successiva all’emergenza per il disastro della Sardegna, Letta ha ostentato questo escamotage come fosse facile realizzarlo dalla sera alla mattina.

“Per tutta l’azione di ricostruzione, l’allentamento del patto di stabilità, del vincolo del patto di stabilità per i comuni toccati è una conseguenza che considero assolutamente naturale – ha detto – però ripeto non è una decisione che riguarda subito lo stato di emergenza”, demandando quindi la concretizzazione di questa “conseguenza naturale” a un futuro prossimo.

Sarà il caso che, sulla scorta di questi annunci, i parlamentari abruzzesi interpellino Letta, con un quesito nodale: il superamento del 3% sarà valido a questo punto anche per L’Aquila e, teoricamente, per l’Emilia pure terremotata, che però ha già ricevuto un sostanzioso regalo, con i 12 miliardi garantiti attraverso un mutuo con Cassa depositi e prestiti?

Se la risposta fosse positiva sarebbe la stura per ricostruire completamente il “cratere” indebitando lo Stato, una chimera fino a oggi grazie ai paletti dei tecnocrati comunitari e alle ligie applicazioni dei loro colleghi italiani.

In caso contrario, non resterà che mobilitarsi ancora, per quanto possa servire, e cercare soluzioni alternative ma più friabili.

LE REAZIONI

CIALENTE: ”ALTRI 18 MORTI PER FAR SUPERARE IL 3%, DOLOROSO”

“Sarebbe un grande dolore scoprire che per cominciare a far capire queste cose si siano dovuti contare altri 18 morti innocenti e far vivere ai fratelli sardi l’immenso dolore che stanno pagando sulla loro pelle”.

Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, replicando su Facebook a un post del consigliere comunale Stefano Palumbo, ha commentato l’annuncio di ieri del premier Enrico Letta, che ha aperto a uno sforamento del patto di stabilità per la ricostruzione in Sardegna dopo il ciclone che ha causato 18 vittime.

CHIODI: ”L’EUROPA NON ACCETTERA’, L’ITALIA NON E’ CREDIBILE”

“Ho impressione che l’Unione Europea non accoglierà nessuna delle richieste, perché se ne accoglie una dovrà accoglierle tutte”.

Ai microfoni di AbruzzoWeb, il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, afferma di non credere che sarà possibile un superamento del patto di stabilità, il rapporto tra deficit e Pil di uno stato membro che per i diktat dell’Europa non può superare il 3%, né per l’alluvione in Sardegna, come auspicato ieri dal premier Enrico Letta, né tantomeno per la ricostruzione dell’Aquila. 
 
“Il superamento del patto di stabilità è stata una delle mie prime richieste in qualità di commissario delegato – ricorda Chiodi – Una richesta già sostenuta presso l’Unione Europea che giace lì, le altre si aggiungeranno alla nostra. Certo, la questione è diversa perché una cosa sono le spese emergenziali per salvare vite umane, che sono assai contenute, e una cosa sono le spese per la ricostruzione. Io penso che siano fatti che l’unione dovrebbe accettare, perché sono di carattere straordinario e non ripetibili”.
 
Uno dei problemi principali, secondo Chiodi resta il “deficit di credibilità del nostro Paese nei confronti dell’Unione che potrebbe essere esiziale, come quello della classe dirigente dell’Aquila”, afferma. 
 
Questo deficit si sarebbe manifestato, secondo il presidente, anche in occasione dell’audizione della delegazione aquilana al ministero dei Beni culturali a Roma, in vista della candidatura del capoluogo a Capitale europea della Cultura 2019, bocciata qualche giorno dopo.  
 
“Abbiamo visto tuttii motivi dell’esclusione – conclude – Tra questi c’è stata anche la presenza di una componente politica ritenuta inopportuna”, in riferimento alla senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane. Marianna Galeota