SANTO STEFANO DI SESSANIO – La cultura si sposa sempre bene con il nostro Abruzzo, specialmente se si tratta delle opere d’arte del museo che più di ogni altro rappresenta l’italianità nel mondo, la Galleria degli Uffizi di Firenze, e se l’Abruzzo di cui parliamo è Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila), borgo tra i 100 più belli d’Italia, che negli ultimi anni ha saputo rigenerarsi e rinascere, grazie alla lungimiranza dell’imprenditore italo-svedese Daniele Kihlgren e della sua innovativa idea dell’albergo diffuso.

Condivisione di cultura, condivisione di cittadinanze, “Condivisione d’affetti”, come il nome della mostra spiega, Firenze e Santo Stefano hanno in comune la storia, e il paesello aggrappato al massiccio appenninico, quasi all’ombra del Gran Sasso, “deve essere riscoperto come una parte di Toscana in terra d’Abruzzo”, ha detto Walter Mazzitti, presidente del Comitato per il rilancio di Santo Stefano, durante la conferenza di chiusura della mostra, che terminerà il 16 ottobre.

Alla conferenza, tenuta oggi nella sala del Comune di Santo Stefano, dove sono state accolte la maggior parte delle 23 opere d’arte ospitate, hanno partecipato anche Antonio D’Aloisio, sindaco di Santo Stefano, Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi ed Eugenio Giani, presidente del Consiglio comunale di Firenze.

La mostra ha visto esposte opere di artisti rinascimentali, primo fra tutti Tiziano Vecellio, con il “Ritratto di Papa Sisto IV”, del Novecento, il futurista Giacomo Balla con i due ritratti fatti alle figlie Luce ed Elice, busti marmorei classici, la seicentesca e maestosa tela di Federico Barocci, la “Madonna della Gatta”, presa a emblema della mostra.

Altro simbolo che fa apparire, tangibilmente, la condivisione di affetti tra il capoluogo toscano e il piccolo borgo abruzzese, è l’opera di Gherardo Delle Notti, “L’adorazione dei pastori”, tela deturpata dall’attentato mafioso di via dei Georgofili, una bomba che nel maggio del 1993 causò la morte di cinque persone e distrusse irrimediabilmente molte opere dell’ala degli Uffizi che confinava con la strada.

“La condivisione d’affetti è anche condivisione di drammi – ha detto Giani – queste opere sono state esposte, agli Uffizi, per ricordare quel dramma di via dei Georgofili e anche questo borgo ha subito un dramma, del terremoto, gli Uffizi da quella tragedia sono rinati. Puntare sulla cultura è fondamentale per il ‘Rinascimento’ di questa terra”.

“Santo Stefano faceva parte del Marchesato di Caporciano – ha continuato a spiegare Giani per riflettere sull’antico legame che unisce Firenze al borgo abruzzese – per 200 anni la Toscana ha governato questi luoghi e preso da qui la lana. Sulla porta del borgo c’è lo stemma dei Medici, che hanno fatto della cultura e non della guerra il loro stendardo. Al più presto si deve ricostruire la torre medicea, perché senza di quella al paese manca il suo simbolo”.

“Tra le mostre organizzate nell’ambito della collana ‘La città degli Uffizi’ – ha commentato Natali – organizzate anche in molte cittadine toscane, questa di Santo Stefano è la più riuscita, con 14 mila biglietti venduti. Cose del genere si possono fare, se ci sono fondi di privati a permetterlo. Le città delle mostre hanno sempre avuto molti risvolti economici positivi”.

La mostra di Santo Stefano è stata resa possibile grazie all’intervento economico di molti privati locali, tra cui la Iannini costruzioni, presente, infatti, alla conferenza, Eliseo Iannini, a dimostrare quanto oggi per la ripresa culturale del territorio aquilano sia importante una sinergia combinata tra pubblico e privato.

Proprio su questo si è riflettuto durante la tavola rotonda che ha seguito la conferenza, “Quando la cultura genera sviluppo: l’esempio emblematico della Mostra degli Uffizi a Santo Stefano di Sessanio”, che ha visto l’intervento di Nazario Pagano, presidente del Consiglio regionale, di Antonio D’Aloisio, di Stefania Pezzopane, assessore alla Cultura del Comune dell’Aquila, di Antonio Centi, presidente dell’Anci Abruzzo, di Walter Mazzitti, di Roberto Di Vincenzo, presidente di Carsa che ha organizzato materialmente la mostra e di Daniele Kihlgren.

“Questa mostra ha portato a Santo Stefano tante persone – ha detto D’Aloisio – permettendo a chi non è mai andato agli Uffizi di vedere opere di un così grande prestigio. Ha portato anche introiti per gli esercenti locali. Speriamo che questo sia solo il primo evento di una collaborazione che continuerà in futuro”.

“Chi vede le opere degli Uffizi – ha commentato la Pezzopane – esce quasi ubriaco per la proposta esuberante che il museo offre. Qui è diverso, il clima è riservato, è stata un’ipotesi di lavoro azzeccata. Nel territorio dell’Aquila andrebbero ripetuti progetti del genere”.

“Santo Stefano è un’opera d’arte fatta di pietre – ha detto Pagano – gli abruzzesi per molto tempo non sono stati coscienti delle loro ricchezze. Qui a Santo Stefano, anche grazie all’idea di Kihlgren, si è riuscito a recuperare il borgo e a valorizzarlo. Le buone opere vanno fatte senza aspettare. L’arte è insita nella nostra regione, poi la mostra “Condivisione d’affetti” ha riallacciato un legame storico tra Firenze e Santo Stefano”.

“Santo Stefano – ha concluso Centi – è l’esempio di come la nuova idea della cultura come espressione di economia, stia lentamente prendendo piede in Italia. La cultura porta anche ricchezza e dalla vivacità culturale di un territorio dipendono anche le sue innovazioni tecnologiche e il benessere economico. La strada deve essere questa del collegamento delle imprese private, come la Iannini, della cultura e del territorio, per avviare la ricostruzione in Abruzzo”.