L’AQUILA  – Mobilità confermata per i 75 dipendenti della Santa Croce di Canistro (L’Aquila) e intesa tra proprietà e sindacati rimasta senza firma, e con un futuro molto fosco all’orizzonte. L’impegno in compenso da parte della Regione di indire subito il bando atteso da mesi per la concessione delle sorgenti di acqua minerale, ma anche qui con tante incognite. In primis sulle tempistiche, su chi potrà essere riassunto o meno degli attuali dipendenti, visto che tra 75 giorni la mobilità avrà termine, e sugli investimenti che saranno a carico di eventuali nuove aziende che potrebbero trovarsi nella condizione di dover costruire un nuovo stabilimento. Per non parlare di possibili e milionari contenziosi, da parte della Santa Croce che si ritiene “danneggiata” dalla Regione.

Questo l’articolato esito del tesissimo incontro di oggi all’Ufficio del lavoro della Provincia dell’Aquila, che ha visto discutere e urlare intorno ad un tavolo la Regione rappresentata dal vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, con delega alle crisi industriali, il comune di Canistro, con l’assessore Ugo Buffone, il patron molisano della Santa Croce  Camillo Colella, assieme i suoi legali, le rappresentanze sindacali, la Confindustria  con il presidente provinciale Carlo Imperatore.

A ribadire che dall’8 settembre resta in vigore la procedura di mobilità che porterà al licenziamento i 75 addetti della Santa Croce entro 75 giorni, è stato lo stesso Colella, ad inizio seduta, nel corso della quale non ha risparmiato critiche alla Regione e al Comune di Canistro, di cui è sindaco Angelo Di Paolo, ex assessore regionale di centrodestra, ora passato al centrosinistra,  ribadendo l’accusa, rivolta in particolare a Lolli di essere oggetto di continui attacchi, che gli hanno fatto perdere milioni di euro, e molti clienti. Insomma la colpa  dei futuri licenziamenti se la dovrà assumere tutta la politica. Critiche rispedite al mittente con altrettanta durezza da Lolli. 

Motivo dell’impasse che rischia di essere pagata dai lavoratori è infatti in buona parte nata sul piano amministrativo e politico. 

A ottobre 2015 la Santa Croce, che ha gestito il giacimento negli ultimi anni, ha vinto il bando che confermava la concessione. 

I giudici amministrativi lo scorso gennaio, hanno accolto il ricorso presentato contro l’amministrazione regionale per bloccare la determinazione dirigenziale del febbraio 2015 che lanciava l’avviso pubblico.  A causa di un errore degli uffici regionali: nel bando mancava infatti la “valutazione di impatto ambientale e la carenza di un piano delle acque minerali e termali si traducono in una determinazione concessoria del tutto ignara delle sue conseguenze ambientali e decisamente traslata sugli effetti meramente gestori della risorsa”.

La società di Colella è intervenuta in opposizione al ricorso ed ora si attende il pronunciamento del Consiglio di Stato, atteso per gennaio 2017. La concessione contestata era stata comunque bloccata dal ritiro in autotutela a opera della Regione della determinazione, avvenuto già nel dicembre 2015, a causa di documentazione ritenuta non regolare dalla Regione, in particolare per il Durc.

La Santa Croce non ha da allora avuto proroghe,e agisce in “continuità”, potendo contare in magazzini ben forniti di scorte. In attesa di un nuovo bando, questa volta fatto secondo tutti i crismi, e a cui ha intenzione di partecipare anche la Santa Croce. Ma che ha ribadito più volte Lolli, non si può fare finchè la Regione non rientra in possesso del bene, ovvero delle sorgenti e degli adduttori, ma sull’esatta determinazione sui “confini” di questo  cui però si è aperto un contenzioso con la società, proprietaria dello stabilimento.

Bando che comunque, se la Santa Croce dovesse poi avere ragione davanti al Consiglio di stato, diventerebbe carta straccia, perchè tornerebbe valido quello vecchio, vinto da Santa Croce. 

“La regione – ha detto Colella –  ci ha fatto grandissimi danni, e  ci rivarremo nelle sedi opportune. Stiamo  perdendo, con la situazione che si è creata, milioni di euro, e molti clienti, aprire la procedura di mobilità in queste condizioni è una via per noi obbligata”.

E rivolto a Lolli, durante la riunione: “io ho fatto gavetta, tu vieni dal partito Comunista, eppure ora ti dovrai assumere le tue responsabilità se ci sono posti di lavoro a rischio! La verità e che volete mandarci via, non siamo graditi! Perchè non ci rinnovate la concessione? perchè ci impedite di lavorare al meglio, perchè non fate il nuovo bando?”.

Altra novità dell’incontro di oggi, è  proprio però l’annuncio da parte di Lolli dell’imminente arrivo dell’agognato bando. 

Voluto a questo punto da tutti, perché il rischio è comunque la chiusura della Santa Croce, il licenziamento di tutti i dipendenti, prima che subentri eventualmente una nuova proprietà che però ci metterebbe tempo ad avviare il nuovo piano industriale, e a riassumere i dipendenti. 

Da qui l’impegno di Lolli di indire in tempi strettissimi un nuovo bando. 

“Il bando – assicura Lolli – sarà portato in giunta immediatamente, nei prossimi giorni. Ci stiamo infatti finalmente chiarendo sulla disponibilità del bene da parte della regione, pre requisito per fare il bando. Dobbiamo fare presto, non ci son altre strade.  Poi a me chi vince ovviamente non interessa, può essere benissimo l’azienda attuale, basta che venga con progetto industriale, e che si impegni a garantire un tot di posti di lavoro, attingendo ovviamente dalle professionalità del territorio”.
Ovvero dando garanzie agli attuali lavoratori, e valle loro famiglie, perché scaduti i 75 giorni di mobilità per loro ci sarà solo 18 mesi di naspi.

Anche se annuncia ancora Lolli, “ci sarà un incontro al ministero Il sindacato incontro romano al ministero per veder se si possono applicare altre forme di ammortizzatore sociale”.

Stemperata la tensione  Lolli replica alle parole durissime di Colella, limiotandosi ad un alconoco “ho cose più importanti a cui pensare, rispetto a quello che dice il signor Colella”. 

I legali di Colella, hanno però evidenziato che  quello del possesso del bene è stato da sempre un falso problema, il bando poteva essere fatto già da mesi. E lo stesso Colella fa notare che “anche il vecchio bando non aveva questo requisito. Allora come oggi, stiamo lavorando in continuità, fino all’eventuale  arrivo di un altro soggetto, che potrà fruire del bene, ovvero delle sorgenti  e  adduttori, tutto quello che insomma non è nostra proprietà privata, ma proprietà della Regione”.

A evidenziare la forte preoccupazione per il futuro lavorativo dei 75 addetti in mobilità sono stati infine i sindacati. 

“Ci saranno altri incontri – spiega a margine della riunione Marcello Pagliaroli della Flai-Cgil – ma per ora non traspare nulla di buono. Quello che serve, e ben venga il nuovo bando della Regione, è che a Canistro operi un’azienda che faccia tornare la produzione a quella del 2008, con 120 dipendenti e 30 stagionali, e che produceva 330 milioni di bottiglie”.

 A Colella Pagliaroli contesta dunque il fatto, “di far lavorare di fatto solo 20 dipendenti a rotazione, grazie alla cassa integrazione, perchè non ha diversificato il prodotto, non ha creato una rete commerciale estesa in tutta Italia, come da anni gli chiediamo”.

Leonardo Lippa della Uila-Uil, aggiunge però che  “il bando avrà tempi tecnici, e anche chi lo vincerà avrà bisogno di tempo, per avviare la produzione e il nuovo piano industriale,  un problema che i pone anche se lo rivince Colella. Mentre per i lavoratori in mobilità il tempo stringe, ci sono solo 75 giorni, più 120 di naspi, poi si ritroveranno in mezzo ad una strada”.

A loro replica ancora una volta Colella. 

“Nel 2008 abbiamo rilevato un’azienda indebitata, con 110 dipendenti, quando altri concorrenti di pari dimensione lavoravano con 20 dipendenti. Abbiamo risanato l’azienda, abbiamo affrontato la crisi, continuiamo a pagare gli stipendi, anticipiamo anche la cassa integrazione. Oggi nonostante tutto abbiamo 75 dipendenti. Questi sono i fatti, tutto quello che era ed è possibile fare”.

Come a dire, per Colella chi pensa che le sorgenti Santa Croce siano una gallina dalle uova d’oro, è vittima di una pericolosa illusione. 

“Voglio vedere chi verrà qui a regalare soldi, l’imprenditore che verrà qui ad investire qui in queste condizioni, senza nessun incentivo. Ai sindacati ricordo che  la forza dello stabilimento di Canistro sono i clienti, l’avviamento commerciale, le nostre strutture e stabilimenti, è il nostro marchio. Eppure abbiamo l’impressione di non poter comandare a casa nostra, ci sentiamo vessati, e ammetto che non ne possiamo più”, conclude l’imprenditore.