PESCARA – Qualora non ci saranno novità nelle prossime ore, la Cgil Funzione pubblica Abruzzo porterà nuovamente i lavoratori della società Sanstefar alla mobilitazione, per sollecitare la Regione ad aumentare il budget 2010, fissato in 10 milioni di euro e considerato “insufficiente”, quantomeno considerando la peculiare situazione dell’Aquila.

L’orientamento sindacale è stato deciso al termini di un incontro tenuto presso la sede di Villa Pini tra la curatela fallimentare della società Sanstefar e le organizzazioni sindacali regionali dell’Abruzzo e del Molise di Cgil, Cisl, Uil e Ugl.

“La curatela – spiega Carmine Ranieri, segretario regionale Fp – ha aggiornato i sindacati sulla situazione economica e finanziaria della società e ha comunicato che metterà in campo le azioni necessarie affinché nei prossimi mesi l’attività aziendale ritorni in equilibrio economico, garantendo ciò attraverso l’attivazione della cassa integrazione in deroga per i lavoratori”.

“I sindacati – prosegue il segretario regionale Fb Abruzzo – hanno chiesto e ottenuto (a breve verrà predisposta una circolare) che i criteri da adottare per la scelta dei lavoratori da collocare in cassa integrazione siano quelli della volontarietà e della rotazione, contemperati con la necessità di garantire la continuità terapeutica dei pazienti”.

“In merito al ripristino dell’accreditamento e la firma del budget 2010 – aggiunge – la curatrice fallimentare Ivone, ha comunicato che la proposta della Regione Abruzzo è quella di assegnare al Sanstefar un budget di circa dieci milioni di euro, quantità che, secondo la Cgil, è insufficiente a garantire la piena operatività dei centri”.

“Il budget – conclude Ranieri – è stato definito sulla base del fatturato 2009. Ingiusta è la decisione che la Regione Abruzzo sta portando avanti, soprattutto per quel che riguarda il centro Sanstefar dell’Aquila, dove il fatturato 2009 (preso a riferimento per il 2010) è stato basso a seguito dell’evento sismico dello scorso anno che non ha consentito la prosecuzione dell’attività dopo il 6 aprile 2009. Ora, anziché adoperarsi per la riapertura immediata di quella struttura, si fa pagare ai lavoratori dell’Aquila doppiamente la sciagura del terremoto, creando di fatto ostacoli alla sua riapertura”.