CHIETI – A un anno dalla delibera 61 dell’ex commissario alla sanità, Gianni Chiodi, che prevede la soppressione di una ventina di sedi della guardia medica nelle aree meno popolose d’Abruzzo, fissata per il prossimo 1° settembre, ancora alto è lo scontro politico in Consiglio regionale e nei territori.

Da una parte c’è chi difende la soppressione, facendo notare che una visita di guardia medica arriva a costare anche 700 euro, e che riducendo il loro numero si possono ottenere risparmi di milioni di euro senza penalizzare i cittadini.

Dall’altra parte ci sono i sindaci, che difendono i presìdi perché i loro comuni sono troppo isolati, contestano i criteri delle scelte e, dopo i ricorsi al Tar respinti, minacciano proteste clamorose. Come la riconsegna della fascia tricolore in Consiglio regionale da parte di Andrea Venusini, sindaco di Celenza sul Trigno (Chieti) dopo la bocciatura della risoluzione a difesa delle guardie mediche firmata dal consigliere del Movimento 5 stelle Pietro Smargiassi.

In mezzo c’è la classe politica, che continua a fare melina e rimpallarsi le responsabilità con i tecnici, terrorizzata forse di perdere consenso alla luce delle ristrettezze economiche del settore.

Due giorni fa il direttore generale della Asl numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Giancarlo Silveri, ha deciso di prorogare fino al 31 ottobre prossimo il servizio nei comuni dell’Aquilano di Pizzoli, Campo di Giove, Barisciano e Gioia dei Marsi.

Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha promesso di impegnarsi per scongiurare la chiusura della guardia medica in particolare di Campo di Giove, dove ha riunito la sua Giunta.

AbruzzoWeb ha indagato su che cosa preveda esattamente questa riforma, che disagi effettivi comporterà per i cittadini delle aree interne, quali i suoi vantaggi e i suoi inconvenienti.

È poi così essenziale per la salute dei cittadini l’attuale numero di guardie mediche, che garantiscono la continuità assistenziale di notte e nei giorni festivi, per interventi di routine e non di emergenza? Ecco la mappa, Asl per Asl.

LA RAZIONALIZZAZIONE

Tutto ha avuto inizio nel 2005, quando è stato approvato il contratto di categoria di dottori di medicina generale, dove per la prima volta è stato introdotto un rapporto ottimale tra il numero delle guardie mediche e quello della popolazione residente delle aree di intervento: un medico ogni 5.000 abitanti residenti, con la possibilità per le Regioni di aumentare e diminuire tale rapporto del 30 per cento arrivando a un minimo di 3.500 abitanti per guardia medica.

In Abruzzo il contratto è rimasto, però, lettera morta, fino a quando, nel 2012, in regime di sanità commissariata per eccessivo debito, Chiodi ha chiesto alle quattro Asl di fare una proposta di accorpamento, che poi è stata recepita dalla delibera commissariale dell’agosto 2013.

ASL TERAMO

Nella provincia di Teramo è prevista la riduzione a 16 dei presìdi di guardia medica, con la cancellazione di quelli di Valle Castellana, Torricella, Cermignano, Castellato, Colledara, Fano Adriano e Nereto.

Regista dell’operazione Valerio Profeta, direttore del coordinamento assistenza territoriale della Asl Teramo, e che, numeri alla mano, difende la bontà della scelta fatta.

“Prima di adottare decisioni abbiamo letto tutti i registri delle visite effettuate dai vari presidi di guardia medica, dove operano in media quattro medici convenzionati, e che costano ciascuno ogni anno 260 mila euro. Ebbene, è risultato che per esempio a Valle Castellana in un anno sono stati effettuati appena 308 interventi, di cui solo 151 a domicilio, e in generale nelle altre sedi più periferiche le visite si attestano a una media di 0,5 al giorno”.

A conti fatti dunque ogni visita, per malori non gravi e che spesso consiste in un semplice controllo della pressione, ha un costo astronomico di circa 600 euro. Un lusso che non ci si può più permettere.

“Con le soppressioni risparmieremo più di un milione di euro l’anno – spiega ancora Profeta – che investiremo per rendere più efficace l’assistenza sanitaria anche e soprattutto nelle aree interne”.

Infatti la Asl di Teramo sta potenziando i suoi poliambulatori, si appresta a dotare le guardie mediche di cellulare con il gps, per rendere localizzabile in ogni momento la loro posizione sul territorio, e garantire così interventi più tempestivi.

Ma soprattutto nel mese di giugno è stato istituito il numero unico di guardia medica, nella stessa stanza dove a rispondere alla chiamate è operatore del 118. I due agiscono ora in tandem, decidendo se per ciascuna chiamata è il caso di mandare un medico oppure, se il caso è più grave, far partire direttamente l’autoambulanza.

ASL AVEZZANO-SULMONA-L’AQUILA

Quella del numero unico sarà una scelta adottata a breve anche dalla Asl Avezzano-L’Aquila- Sulmona, ed è per questo che il direttore generale Silveri ha ritenuto opportuno prorogare di un mese la soppressione dei presidi di Campo di Giove, Gioia dei Marsi, Pizzoli e Barisciano, a seguito della quale passeranno da 25 a 21 , con una riduzione dei medici convenzionati da 112 a 88. Anche qui con un risparmio di quasi un milione di euro l’anno.

Chi è favorevole alla soppressione, osteggiata dai sindaci con ricorsi al Tar però non andati a buon fine, osserva che poco o nulla cambierà in termini di continuità assistenziale.

Ad esempio con la soppressione della guardia medica di Barisciano, i cittadini dei vicini comuni di Santo Stefano di Sessanio, Calascio e San Pio delle Camere, saranno serviti dalla guardia medica di Navelli, che dista più meno gli stessi chilometri e non ha problemi di eccesso di richieste di intervento. Con la scomparsa della loro guardia medica, i cittadini di Pizzoli saranno serviti da quella di Tornimparte, che dista una ventina di chilometri.

Nulla cambia neanche per i cittadini di Cagnano che faranno riferimento non più a Pizzoli, ma all’equidistante Montereale.

ASL PESCARA

La riforma ha effetti limitati in provincia di Pescara, in buona parte area metropolitana, e densamente abitata, prevista una riduzione da 16 a 13 dei presìdi, a saltare saranno quelle di Catignano, una tra Caramanico e San Valentino, e un’altra ancora da definire.

Le proteste maggiori a Catignano, comune alle pendici del Gran Sasso, particolarmente penalizzato dalla viabilità e che ritenere tropo lontano il futuro presidio di Cepagatti, che dista circa 25 chilometri.

ASL LANCIANO-VASTO-CHIETI

Ben più accese proteste provocano le paventate soppressioni in alcuni comuni della provincia di Chieti, in particolare in quello di Celenza sul Trigno, la cui postazione di guardia medica sparirà assieme a quella di Scerni, Cupello, San Vito, Quadri e Palena. Si passerà duqnue dagli attuali 28 ai 22 presìdi.

A spiegare ad AbruzzoWeb gli effetti negativi e le controindicazioni del provvedimento è il medico di Celenza sul Trigno Claudio Spalletta.

“In provincia di Chieti la soppressione delle guardie mediche ha effetti che in altri territori non si riscontrano, e ciò è dovuto alla sua orografia, all’isomento di tanti comuni montani e dell’entroterra. In Comuni come quello di Celenza la presenza di una guardia medica rappresenta a una sicurezza per cittadini che si sentono emarginati dal servizio sanitario, in particolare gli anziani”.

L’ospedale più vicino a Celenza è infatti quello di Vasto, che dista quasi 50 chilometri, e se la soppressione avrà luogo, la guardia medica arriverà da Palmoli, che dista una ventina di chilometri di strade piene di curve, buche, avvallamenti, interruzioni e senza illuminazione.

Si argomenta poi che la guardia medica di Celenza è tutt’altro che inoperosa, in virtù di oltre 1.500 interventi l’anno, spesso non di routine, ma di vero e proprio pronto soccorso, proprio a causa della distanza di altri presidi sanitari.

A far arrabbiare i cittadini e a indurre il sindaco dare battaglia contro il provvedimento è infine la scelta di chiudere la guardia medica di Celenza salvando invece quelle di Palmoli e Carunchio, che distano a soli 9 chilometri tra loro e sono più facilmente raggiungibili dal presidio territoriale di Gissi e dall’ospedale di Vasto.

“Una scelta dettata da una logica di appartenenza politica – accusa senza mezzi termini il consigliere regionale M5s Smargiassi – l’ex commissario Chiodi ha penalizzato Celenza perché amministrata dal centrosinistra, graziando altri comuni del suo stesso colore politico”.