L’AQUILA – Hanno suscitato qualche polemica le dichiarazioni della segretaria della Cisl Medici dell’Aquila Sabrina Cicogna che in una nota inviata qualche giorno fa si scagliava contro il sindaco Massimo Cialente, di cui giudicava “imbarazzanti” le affermazioni sulla realizzazione di un nuovo ospedale cittadino.

Sulla questione interviene Rossana Casasanta, volontaria dell’associazione Humanitas dell’Aquila, che in una lettera dal titolo “Libera nos a malo” si dice colpita soprattutto dall’astio contenuto nella lettera della Cicogna.

“Non ho capito bene se ce l’ha più con Cialente o più con Antonucci” scrive in un passaggio rifendosi alle affermazioni della dottoressa Cicogna che si diceva sconcertata dal fatto che Cialente spendesse “il suo tempo per vantare le grandi doti professionali del dottor Antonucci, ignorando tutti gli altri”.

Di seguito riportiamo il testo integrale della lettera di Rossana Casasanta.

LA LETTERA

Rispetto profondamente le opinioni di ciascuno. Ogni azione, ogni atto, ogni ambito, presenta elevati gradi di complessità, se non altro perché intersecano piani e fenomenologie differenti, anche estremamente differenti.

E la vita mi ha insegnato che ciascuna prospettiva ha diritto di parola; dell’osservato ciascuno vede una parte e, su quella parte, più spesso, costruisce le proprie opinioni pesandole sulla propria storia, sulle proprie conoscenze, sui personalissimi archivi mentali ed emotivi.

Opinioni che sarebbero evidentemente più salde, più complete, più comprensibili se fossero espresse nella consapevolezza di tale complessità e, per quanto possibile, tenendone conto. In ogni caso, proprio per la loro natura, tutte le opinioni sono degne della più pura attenzione.

Eppure di questa nota, mi vorrà perdonare Sabrina Cicogna che rispetto pur senza conoscerla, non mi colpiscono tanto le opinioni, perché ci sono alcune cose che non ho ben compreso e che mi piacerebbe comprendere. Più di tutto mi colpisce l’astio.

Non ho capito bene se ce l’ha più con Cialente o più con Antonucci. Usa l’uno per colpire l’altro, ammantando di rivendicazione espressioni che hanno il sapore triste della gratuita denigrazione. Come ho già avuto modo di dire altrove, mi sembra un film già visto proprio all’Aquila, anche se non solo, e l’esperienza ci insegna davvero poco. Devo però, senza pregiudizio, immaginare che avrà le sue ragioni, Sabrina Cicogna, ma ci sono alcune cose che mi sfuggono e che mi piacerebbe comprendere. Andiamo per ordine.

Se Adelmo Antonucci è uno che sa fare bene il suo mestiere, perché è un problema il fatto che Cialente lo dica a chiare lettere? Né mi sembra che Cialente, pur vantando le capacità di Antonucci, abbia denigrato gli altri. O forse l’ha fatto? Se così fosse, sarebbe importante saperlo. Non dovrebbe forse essere piuttosto felice, Sabrina Cicogna, di veder riconosciuta pubblicamente la competenza di un medico (quindi di un professionista che lei, da sindacato, dovrebbe tutelare), competenza indiscutibile, mi pare, stando alla quantità di attestati di stima che ha ricevuto e continua a ricevere? O lei ritiene, piuttosto, che tale competenza sia discutibile?

Ci interessa capire, come cittadini, come malati e come malati potenziali (categoria alla quale, mi pare, nessuno di noi si possa sottrarre), ci interessa capire se abbiamo preso tutti un grande abbaglio. È solo una mia impressione (mi smentisca la prego!) o mi sembra di avvertire una nota leggera di sarcasmo nell’espressione “[Cialente] spende il suo tempo per vantare le grandi doti professionali del dottor Antonucci”? È piuttosto triste. E ancora più tristi le parole che seguono “ignorando tutti gli altri”, che suona come un alibi perfetto per un risentimento di cui non si intende assumere la pubblica paternità.

Sono parole che evocano certi burocrati ambienti che tanto bene conosco, dove tutti sono bravi e tutti sono belli, con valutazioni tutte uguali, perché nessuno è meglio di un altro. E se qualcuno prova a dire che uno è più bravo dell’altro si espone al pubblico ludibrio perché per essere giusti bisogna solo dire che tutti sono bravi! Non le sembra un po’ anacronistico?

E veniamo al secondo punto (non si preoccupi, solo sono tre!): “[Cialente ignora che] lo stesso chirurgo […] abbia scelto di fuggire verso lidi migliori […] avendo già preso impegni molto più remunerativi”. Qui ci sono diverse cose che non capisco. Perché parla di “fuggire”? E di scelta di fuggire? Chi fugge lascia spiazzati, va via di nascosto, all’improvviso, alla chetichella.

Mi sembra che Antonucci questo non lo abbia fatto, pur consapevole della possibilità di dover nel frattempo subire attacchi (direi più o meno come il suo) e diventare oggetto di strumentalizzazioni. E se Antonucci avesse solo valutato che lì potrebbe fare molto di più di quanto riesce a fare qui? Sarà d’accordo con me se sostengo che il talento inoperoso deve essere biasimato, non quello che brama di essere espresso.

 Ma lei davvero si sente, in tutta coscienza, di escludere una scelta fatta con il cuore, seppure con un cuore a pezzi, piuttosto che con il portafogli? E, se lo lasci dire con affetto, quel “più remunerativi” davvero poteva risparmiarcelo! Ne dovremmo forse dedurre che Adelmo Antonucci faccia il suo mestiere per soldi e sia disposto a vendersi al miglior offerente?

Un cinico, insomma, un novello escort della sanità che, incurante di tutto e di tutti, mette sul piatto della bilancia solo moneta sonante. Mi chiedo (in realtà a me non interessa, ma lo chiedo solo perché è funzionale a quanto voglio dirle)- e le chiedo: ma quanto sarà esattamente più remunerativo il lavoro che Antonucci andrà a fare? Lei, conosce (???) forse i termini del suo contratto per poterlo dire? E poi, mi scusi, ma lo sa che mi sorprende davvero sentire una segreteria sindacale che attacca un lavoratore solo perché chiede che il lavoro venga svolto nelle condizioni migliori o perché viene pagato di più a scapito di nessun altro!?

E, infine, ma è da biasimare una persona che per le sue capacità viene chiamata a maggiori responsabilità e, per questo, viene pagata di più (posto che di questo non so, mi baso su quello che ha scritto lei)?

E, infine (last but not least), il terzo punto che riferisce a un passaggio preciso della sua nota: […] attraverso un percorso formativo avremmo […] potuto dare quegli strumenti a qualsiasi nostro giovane chirurgo per acquisire le competenze che ha il dottor Antonucci […]”. Ho letto e riletto più volte questo passaggio e davvero, a seconda di come lo leggo (con animo aperto o con pregiudizio), comprendo cose differenti.

La prima interpretazione che ho dato (e credo sia quella giusta) è che l’Ospedale dell’Aquila avrebbe potuto, dovuto, approfittare della presenza di Antonucci costruendo per i giovani talenti dell’università dell’Aquila una corsia preferenziale per potersi formare accanto a lui, imparare con le loro mani accanto alle sue mani.

Poi una mia amica, più maliziosa di me, me ne ha suggerito un’altra. Me ne scuso in anticipo, ma lo dico solo per farle capire che alcune cose non erano proprio chiarissime. Tale interpretazione suggerisce che lei intendesse dire che quello che fa Antonucci potrebbe farlo chiunque previo “percorso formativo”. No. Non può essere. Questa davvero non può essere! Provi a chiederlo a quelli che sono stati operati da lui, salvati da lui. Provi a chiederlo ai malati di cancro, a quelle persone che dalle sue mani hanno tratto nuova speranza.

Non avrà difficoltà a trovarne, vista la quantità di interventi complicatissimi che ha fatto. Bastava affacciarsi all’incontro di Humanitas della settimana scorsa per ascoltarli, per capire, per entrare nella loro disperazione. Lì ce n’erano oltre 200. No. Non può proprio essere.
E poi la conclusione della sua nota: “Noi siamo qui a cercare di resistere con professionalità e soprattutto senza fuggire, rifiutando anche incarichi di prestigio con un solo pensiero nel cuore: L’Aquila”. Del fuggire abbiamo già detto, e dunque sorvoliamo. Vorrei invece soffermarmi su quello che lei sottolinea essere implicitamente il nobile atto di rifiuto di incarichi prestigiosi.

Questo fa onore a Sabrina Cicogna. Però. Però. Sappiamo quali sono gli incarichi prestigiosi e più remunerativi già rifiutati da Antonucci nel corso della sua permanenza all’Aquila e soprattutto nel post terremoto, ma non conosciamo gli incarichi di prestigio e meglio remunerati rifiutati dalla Sabrina Cicogna o dagli altri – a cui nome parla, e forse renderli pubblici sarebbe un buon modo per rendere giustizia a questi eroi.
Sa, è un peccato che il sito su cui è stato pubblicato l’articolo non consenta di inserire commenti. Avremmo potuto forse dialogare meglio e aprire il dialogo anche agli altri. Forse non tutti vedono solo quel pezzo di verità che vede lei.

O forse, direi, molti vedono altri pezzi di verità distanti, antagonisti, altri rispetto a quelli che vede lei, verità con colori meno cupi e con respiri più profondi. Non vuole essere un giudizio di valore, me ne guarderei bene, ma mi vengono in mente le parole di un mio Professore dell’Università che saggiamente soleva dire: per ri-conoscere bisogna conoscere. Sappiamo vedere negli altri solo ciò che abbiamo dentro di noi. Era questo quello che, credo, volesse dire.

ARTICOLI CORRELATI:

LE AFFERMAZIONI DELLA SEGRETERIA CISL MEDICI L’AQUILA