L’AQUILA – Nuovi ospedali, attraverso lo strumento del project financing, per una migliore offerta sanitaria a costi minori, ma soprattutto rmettere mano seriamente alla questione del personale, una vera e propria emergenza, per la quale “nel giro di qualche anno potrebbero essere chiusi addirittura reparti ospedalieri”: il sindacato Anaao Assomed che si prepara alla manifestazione del 23 novembre prossimo all’Aquila in adesione alla protesta nazionale, indica una necessaria e non più rinviabile inversione di marcia nella sanità abruzzese.
In una intervista a 360 gradi rilasciata ad AbruzzoWeb, il segretario regionale dell’Anaao, il medico aquilano Alessandro Grimaldi, direttore dell’unità operativa complessa di Malattie infettive al nosocomio del capoluogo, insieme all’edilizia sanitaria indica il nodo del personale tra le priorità da affrontare, facendo osservare come solo tra la Asl dell’Aquila e quella di Teramo i precari sono quasi 800, di cui 130 medici, e che nel giro di due anni i reparti rischiano di chiudere per mancanza di camici bianchi.
“Abbiamo bisogno di nuovi ospedali in Abruzzo, perché siamo una regione sismica in cui ci sono vecchie strutture non adeguate alle tecnologie, ma soprattutto abbiamo bisogno di strutture sicure e che costino meno, perché oggi i costi di gestione sono altissimi”, spiega il medico.
E sul personale: “Ci troviamo in una condizione critica, per anni non si è fatta una politica di programmazione giusta, soprattutto nelle scuole di specializzazione per cui ci troviamo in grande carenza di specialisti”, spiega Grimaldi. “Il tutto è aggravato dal fatto che per anni abbiamo dovuto risparmiare sul personale, basti pensare che alla fine degli anni Novanta la spesa per il personale era pari al 55 per cento della spesa sanitaria totale, oggi siamo sotto al 29 per cento”.
“Spendiamo per il personale meno di quanto si spende per beni e servizi e siamo arrivati al punto che in molti ospedali mancano gli specialisti”, aggiunge.
“Scioperiamo soprattutto per la stabilizzazione dei precari che sono tantissimi”, fa osservare Grimaldi, “hanno aderito molti sindaci e spero ne aderiscano altri perché questo è un sistema che può davvero mandare in crisi gli ospedali regionali. Il rischio è che, avendo fatto una politica troppo restrittiva sul personale, si possa arrivare a una carenza che si ripercuote negativamente sull’assistenza sanitaria”.
In merito alle realizzazione di nuovi ospedali, secondo Grimaldi, “i risparmi derivanti dai costi di gestione potremmo reinvestirli su altre voci di spesa, come appunto il personale”.
“Come finanziarli? La formula ideale sarebbe quella di chiedere un mutuo a Cassa depositi e prestiti”, fa osservare il segretario dell’Anaao, “in mancanza di questo, dovremmo rivolgerci ai privati. I famosi project financing, che in molte parti d’Italia non hanno dato i risultati sperati, se ben fatti potrebbero servire anche a costruire un nuovo ospedale all’Aquila, avendo a disposizione circa 40 milioni di euro della Regione”.
Sulla localizzazione, Grimaldi è convinto del fatto che vada realizzato “dov’è ora”, perché “andare a cercare un’area nuova, tra la progettazione e l’urbanizzazione significherebbe aspettare vent’anni, mentre lì si farebbe molto rapidamente”.
Cosa farne dell’ospedale attuale? Utilizzarlo per “strutture legate all’attività sanitaria, uffici amministrativi, una scuola, da destinare soprattutto ai figli dei dipendenti, perché oggi la medicina è al femminile. Nei prossimi anni oltre il 60 per cento dei medici saranno donne, questo significa che avremo problemi con la maternità e quindi bisogna offrire il massimo dei servizi alle dottoresse”, chiosa Grimaldi.
Ma Grimaldi torna sul personale: “Le criticità maggiori, in Abruzzo, investono la Asl dell’Aquila in cui ci sono 580 precari e quella di Teramo in cui ce ne sono circa duecento, di questi una settantina all’Aquila e una sessantina a Teramo sono medici. È una situazione difficile perché il rischio è che tra il 2019 e il 2020 molte persone vadano in pensione, anche incentivate dalla famosa quota 100, e ci ritroveremo reparti senza medici”, denuncia ancora il segretario dell’Anaao.
Alla domanda se sia vero che in questi anni il taglio dei servizi non sia coinciso con la riduzione della spesa, Grimaldi sottolinea che “probabilmente la riduzione della spesa c’è stata, ma il problema è che questa va fatta laddove si può fare, perché se per ridurre i costi si manda in tilt il servizio stesso allora mi chiedo che senso abbia ridurre la spesa”.
“La riduzione della spesa deve essere virtuosa, vanno tagliati gli sprechi, se invece si mandano in tilt i reparti a quel punto non è virtuosa”, aggiunge.






