L’AQUILA – Una battaglia di tutta L’Aquila per salvare i precari dell’ospedale San Salvatore nell’immediato e guidare verso binari corretti la riorganizzazione della sanità regionale in prospettiva.
A chiedere una mobilitazione fortissima di tutto il capoluogo sono stati il sindaco dimissionario, Massimo Cialente, e il vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis.
Facendo seguito a quanto stabilito ieri in un’assemblea all’ospedale, oggi hanno incontrato i cronisti aprendo la mobilitazione per il futuro della sanità aquilana.
Cialente ha usato la sciabola, affermando che “questa città deve cominciare a difendersi da sola” contro la “volontà politica di indebolire il nostro ospedale” ed evocando addirittura i moti per il capoluogo che quarant’anni fa infiammarono L’Aquila
De Matteis dalla sua ha usato il fioretto, sollecitando un incontro istituzionale con i massimi vertici della sanità regionale, il commissario, Gianni Chiodi, e il sub commissario, Giovanna Baraldi.
Chiodi ha risposto nel primo pomeriggio con una nota, in cui con toni rassicuranti spiega che il problema dei precari sarà risolto “a ogni costo” con un decreto correttivo al “milleproroghe” e che sull’ospedale dell’Aquila ci si punta e non lo si vuole danneggiare.
IL RISCHIO
C’è una prima scadenza urgente, quella del 31 marzo, quando perderanno il posto 350 precari della Asl numero 1, quella che ora riunisce L’Aquila ad Avezzano, Sulmona e Castel di Sangro.
Una mazzata, un “colpo mortale” secondo Cialente e non solo, che costringerebbe il San Salvatore (e a cascata gli altri ospedali della provincia) a ridurre la qualità e a chiudere interi reparti.
All’origine di questa voragine, i soliti tagli che, però, per L’Aquila sono stati applicati in modo miope.
“In base alla Finanziaria – ha spiegato Cialente – tutti i precari della pubblica amministrazione subiranno una decurtazione del 50 per cento rispetto alla spesa storica del 2009, ma da noi in quell’anno era bassissima perché a causa del terremoto i nostri precari erano assunti da altre Asl, che servivano gli aquilani”.
“Con questa drastica dieta dimagrante, così l’hanno chiamata – ha aggiunto il sindaco – saremo costretti a chiudere reparti, il che porterà al blocco del San Salvatore, un colpo mortale”.
L’ERRORE
Sarebbe bastato inserire una norma ad hoc nel decreto milleproroghe per risolvere la situazione. “Ma io e Giorgio – ha proseguito il primo cittadino – ne siamo venuti a conoscenza solo venerdì scorso. E da Roma anche la presidenza della Repubblica mi chiede: non potevate occuparvene prima?”.
Come sia stato possibile un simile abbaglio, per Cialente, si può ricondurre a due possibili cause.
“O si tratta di dabbenaggine pura – ha ipotizzato – dei massimi livelli della sanità regionale e della direzione della Asl, che non si sono accorti di nulla, ma mi rifiuto di crederlo”.
“Oppure – e qui ha sganciato il primo siluro – C’è una volontà politica di indebolire il nostro ospedale. Uno sciacallaggio come quello che si tentò il 5 maggio 2009, quando volevano deportare fuori città tutti gli uffici e il personale pubblico”.
LE SOLUZIONI
Sfumata l’opportunità milleproroghe, ora per risolvere per Cialente serve un “carrier”, una leggina che sposti in avanti le lancette oltre il 31 marzo, per poter poi pensare a una soluzione definitiva.
“Ho lanciato l’ipotesi di un decreto a perdere – ha aggiunto – nella norma si dovrà indicare come riferimento per i tagli all’Aquila non il 2009 ma il 2010”.
De Matteis ha voluto subito eliminare l’alibi di una possibile accusa di campanilismo: “Chi lo dirà è un cialtrone, lo premetto subito”, ha sbottato.
“Per lo Stato italiano – ha aggiunto – noi siamo ancora in emergenza, hanno votato una legge, e quindi è giusto chiedere in deroga la prosecuzione dei contratti. Non ci può essere emergenza per alcune cose sì e per altre no. Se lo è, la proroga è totale”.
LA MOBILITAZIONE
“Su questa vicenda – ha precisato De Matteis – ci vuole una battaglia che sia di tutta la città, non possiamo essere solo io e lui, Cric e Croc (nome con cui erano noti Stanlio e Ollio a fumetti, ndr)”.
“Gli aquilani – ha rincarato Cialente – devono mobilitarsi, non basta solo tagliare l’erba alla scalinata (riferimento alle ultime azioni in centro del popolo delle carriole, ndr) ma si deve alzare il tiro. Se chiuderanno anche solo mezz’ora il Pronto soccorso o la Rianimazione mi aspetto una marea di dimissioni, altrimenti sarò io a ricordarmi quello che è successo quarant’anni fa”.
Appunto, i moti per il titolo di capoluogo, su cui poi il sindaco è anche ritornato.
Il problema dei precari è una “mattonata”, come l’ha definito De Matteis, da schivare urgentemente, ma è solo l’aspetto più tragico di un discorso che riguarda l’intera riorganizzazione del sistema sanitario regionale che, così com’è impostata, secondo i due esponenti rischia di danneggiare fortemente L’Aquila.
“Chiediamo un incontro immediato – ha tuonato il vice presidente del Consiglio – con Chiodi, la Baraldi, il rettore di Orio e il manager Silveri. Vogliamo capire quante sono le unità operative in Abruzzo, quali sono i criteri di riorganizzazione, cosa si decide nei tavoli tecnici e se ci sono ‘assetti variabili a presenza instabile’ I centri regionali devono essere qui per legge, dove andranno a finire?”.
Anche questa è una questione urgente. “Lo diciamo perché lo sappia la gente – ha affermato De Matteis, qui tutto si decide entro una settimana”.
“Vogliamo conoscere i criteri – ha ripetuto Cialente – e stavolta siano rispettati, non come quarant’anni fa: per il capoluogo è stato fatto un pasticcio, e ancora ne paghiamo le conseguenze, stavolta non deve accadere”.
CIALENTE CONTRO CHIODI: ”L’ACCANIMENTO E’ SULLA STRUTTURA COMMISSARIALE”
L’AQUILA – “Io la ‘spina’ al Comune l’ho staccata, ma a Chiodi dico che di solito si stacca prima ai malati terminali più gravi e forse la struttura commissariale lo è”.
Lo ha detto il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, rispondendo a un commento del presidente della Regione, Gianni Chiodi, sulle sue dimissioni da sindaco del capoluogo.
Il governatore aveva detto che, se non esiste più una maggioranza in Comune, “l’accanimento terapeutico non serve agli aquilani”.
Cialente, oggi all’Emiciclo in conferenza stampa, ha risposto per le rime.
“Vorrei dire all’amico Gianni che ha ragione – ha detto – ma più che il Comune dell’Aquila l’accanimento terapeutico più grave forse è quello di tenere in piedi la struttura commissariale, visto che la spina si stacca ai malati più gravi”.
Un attacco su due fronti, visto che Chiodi è commissario su due fronti: sia per la sanità, tema su cui oggi Cialente ha lanciato un durissimo attacco alla governance regionale, sia alla ricostruzione, su cui il sindaco ha rivendicato i risultati raggiunti.
“Per quanto mi riguarda – ha concluso – la ricostruzione delle ‘A’, delle ‘B’ e delle ‘C’, che era di competenza comunale, è conclusa, tranne qualcuna, e il centro è tutto puntellato, che piaccia o meno. Si invoca un commissario, ma forse ci vogliono Silvan, oppure Houdini”.
LA REPLICA DI CHIODI: ”SALVO I PRECARI, PUNTO SU OSPEDALE L’AQUILA”
L’AQUILA – “C’è stata una chiamata alle armi, stamattina, in difesa di una ipotetica, quanto improbabile, chiusura di reparti all’ospedale dell’Aquila, conseguente al taglio dei posti del personale precario, previsto da una direttiva nazionale. Tutti si tranquillizzino, stiamo lavorando alacremente da giorni per risolvere il problema precari. La soluzione ci sarà a ogni costo”.
Il presidente della Regione Abruzzo, e commissario per la sanità, Gianni Chiodi, replica così all’allarme lanciato dal vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, e dal sindaco dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente.
“Sento di rassicurare i cittadini aquilani a ragion veduta – ha spiegato il governatore in una nota – Per evitare il taglio dei posti al nosocomio dell’Aquila, che come tutti sappiamo sta uscendo da una difficile gestione del post-sisma, c’è l’impegno per una deroga nell’applicazione della normativa taglia precari attraverso un decreto correttivo al milleproroghe, di prossima approvazione”.
“La polemica non mi appartiene, per il mio stesso ruolo – aggiunge Chiodi – C’è chi pensa a lavorare e a risolvere problemi e c’è invece chi li solleva solo”.
Il presidente chiarisce anche altre due questioni emerse da De Matteis-Cialente: il Piano di riordino sanitario, illustrato nel dettaglio in sede di Consiglio comunale a Pescara (“e comunque il sub commissario Baraldi è disponibile a fornire tutte le informazioni”) e il futuro dell’ospedale dell’Aquila.
“Per il ‘San Salvatore’ – sottolinea Chiodi – non c’è alcun disegno politico volto a ridimensionarlo. Di più. L’ospedale dell’Aquila è uno dei quattro hub. Puntiamo molto su questa struttura sanitaria e pertanto sarà potenziata e valorizzata a dovere”.
DOMANI INCONTRO COL MANAGER SILVERI
Intanto domani, venerdì 11 marzo, alle ore 12.30, all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, si terrà un incontro, sulle problematiche dei precari della Asl n. 1, tra il manager Giancarlo Silveri e i sindacati.
Il confronto è stato richiesto dalle stesse organizzazioni dei lavoratori.
FRULLO (UIL): “COMMISSARIARE IL COMMISSARIO CHIODI”
L’AQUILA – “Chiediamo che per la vicenda della sanità in Abruzzo venga nominato un nuovo commissario ad acta: riteniamo sia necessario un commissariamento del commissario”.
È più che una provocazione quella lanciata dal segretario regionale della Uil-fpl, Fabio Frullo, che intervenendo sulla vertenza in atto per i precari del personale sanitario della Asl numero boccia senza appello l’azione del commissario per la sanità, Gianni Chiodi.
“La problematica dei precari era conosciuta da tempo – spiega Frullo – E poteva essere risolta con un provvedimento ad hoc nel cosiddetto decreto ‘Milleproroghe’. Non è stato fatto, il commissario non ha agito: l’ennesimo errore politico di Chiodi. Per questo, attraverso gli organi nazionali e regionali del sindacato Uil chiederemo al governo la nomina di u n nuovo commissario”.
Frullo ha inoltre annunciato una mobilitazione cittadina che con molta probabilità si terrà nel pomeriggio del prossimo 15 marzo all’Aquila “a cui dovranno partecipare i lavoratori ma tutti i cittadini, perché è in ballo il diritto alla loro salute”.
VICE SINDACO E CONSIGLIERI L’AQUILA: ”LA CITTA’ DEVE MANIFESTARE”
L’AQUILA – “La popolazione deve manifestare contro il comportamento di chi non è stato in grado di cogliere la gravità della situazione, in quanto la notizia del taglio del 50 per cento dei contratti a tempo determinato risale all’estate del 2010”.
Intervengono così, riguardo il problema dei precari della Asl dell’Aquila, il vice sindaco del capoluogo, Giampaolo Arduini, e i consiglieri comunali Giampaolo De Rubeis e Salvatore Placidi.
“L’erogazione di prestazioni sanitarie – dichiarano – da parte dell’ospedale aquilano che, fino al 2009, generava anche un consistente flusso di mobilità attiva e che da sempre è riconosciuto unanimamente quale polo di eccellenza, sarebbe fortemente penalizzata, con gravi ripercussioni anche sulla popolazione residente, qualora si dovesse giungere all’applicazione di quanto stabilito dalla normativa nazionale senza chiedere un provvedimento speciale che tenga conto della peculiarità della realtà aquilana”.
“La riduzione del 50 per cento dei contratti a tempo determinato, parametrati a quelli stipulati nel 2009, pur prevista dalla legge finanziaria – proseguono gli esponenti del Comune – merita un approfondimento particolare per quanto riguarda la situazione aquilana”.
“La percentuale di dipendenti precari del 2009, infatti – concludono – era molto più bassa rispetto al 2008, a causa dei noti eventi sismici, a seguito dei quali la riduzione delle attività del presidio ospedaliero San Salvatore aveva indotto una mobilità del personale verso altre sedi, quasi azzerando il numero di lavoratori a tempo determinato”.
GIOVANNI D’AMICO: ”SERVE UNA LEGGE REGIONALE”
AVEZZANO – Una legge regionale per garantire il diritto alla salute e i livelli essenziali di assistenza con la prosecuzione dei contratti di lavoro del personale precario.
È la proposta ribadita ad Avezzano dal vice presidente del consiglio regionale Giovanni D’Amico nella manifestazione dei precari della Asl numero uno al Comune di Avezzano.
“L’iniziativa legislativa del Consiglio regionale dovrebbe prevedere – afferma D’Amico – la prosecuzione dei contratti fino all’espletamento delle procedure concorsuali. Dell’approvazione di una tale legge il Consiglio regionale ne ha piena sovranità ai sensi della recente sentenza della Corte costituzionale numero 361/2010. La norma dovrebbe fondarsi sulla preminente garanzia del diritto alla salute e dei livelli essenziali di assistenza cui deve attendere la Regione anche ai sensi della giurisprudenza di cassazione (sentenza 8254/11 Quarta sezione penale)”.
“Il Commissario di governo non ha più poteri abrogativi per cui, anche l’eventuale impugnativa del Governo presso la Corte Costituzionale consentirebbe, sempre nel rispetto dei tetti finanziari fissati dal piano di rientro, di proseguire contratti, erogare tutti servizi ed espletare le procedure concorsuali”.
“Questa proposta – conclude D’Amico – costituisce il banco di prova per capire se il Governo regionale e la maggioranza di centrodestra hanno la capacità e l’interesse di salvaguardare la sovranità della Regione Abruzzo nella rappresentanza costituzionale dei suoi cittadini”.
PICCONE (PDL): “CORREZIONI IN MILLEPROROGHE”
AVEZZANO – “Nel decreto correttivo Milleproroghe cercheremo di porre riparo al problema che sentiamo nostro. Stiamo lavorando a Roma per risolvere il problema. Posso senz’altro affermare di sentirmi molto sereno”.
Lo ha affermato oggi, ad Avezzano, il senatore e coordinatore del Pdl Filippo Piccone, nel corso di un vertice politico che si é svolto nella sede municipale di Avezzano, per discutere del problema del licenziamento dei 334 precari della Asl di Avezzano – L’Aquila – Sulmona.
Hanno partecipato anche il direttore generale della Asl Avezzano-L’ Aquila-Sulmona Giancarlo Silveri, gli assessori regionali Gianfranco Giuliante e Angelo Di Paolo, il consigliere regionale Valter Di Bastiano, il sindaco di Avezzano Antonio Floris e il presidente della Provincia Antonio Del Corvo.
La riunione ha fatto seguito alla manifestazione di protesta di questa mattina, da parte del personale precario, che si è tenuta sempre nella sede comunale di Avezzano.
Il direttore generale della Asl, da parte sua, ha manifestato un cauto ottimismo ricordando che per i precari, la legge del 2009, non lascia spazio a soluzioni definitive in quanto il tetto di spesa per il 2010 deve essere la metà di quello dell’ anno precedente. Il tutto senza la possibilità di espletare concorsi.
Gli altri politici presenti si sono augurati un attenta analisi da parte del Governo Nazionale che non può non tenere conto di quanto accaduto, proprio nel 2009, nella Provincia dell’Aquila, con un terremoto devastante che ha fatto saltare tutti le ipotesi di contenimento della spesa sanitaria.






