L’AQUILA – “Per noi cristiani poter celebrare una festa significa mantenere vivo il senso della grande festa degli ebrei nel deserto, dopo la schiavitù in Egitto”. Queste le parole dell’arcivescovo dell’Aquila mons. Giuseppe Molinari al Sir, in occasione della solennità di San Massimo, patrono della città.
Il capoluogo abruzzese si prepara infatti a festeggiare il suo santo protettore, nonostante la cattedrale a lui dedicata sia stata in parte distrutta dal terremoto e risulti a tutt’oggi inagibile. Da lunedì a oggi, presso la chiesa delle Anime Sante, si celebra il triduo di preparazione, con una S. Messa alle ore 11:30, i vespri capitolari alle 17 e la Celebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo D’Ercole alle 17:30.
Domani 10 giugno, solennità di San Massimo, alle 11:30 la Celebrazione Eucaristica sarà presieduta dall’arcidiacono del capitolo don Sergio Maggioni. Alle 18 l’Arcivescovo presiederà la Messa stazionale. A seguire la processione con la statua del santo patrono.
“Ricordare il nostro patrono in una situazione così difficile, in un contesto che ci limita molto, è un piccolo segno di speranza – ha continuato l’arcivescovo – Noi siamo un popolo libero e liberato da Gesù Cristo e ogni volta che celebriamo una festa facciamo rivivere questo spirito di libertà, di rinnovamento, di gioia”.
Lo scorso anno, in occasione della solennità di S. Massimo, mons. Molinari aveva fatto gli auguri agli aquilani attraverso youtube. Quest’anno invita tutti “a non scoraggiarsi, a non lasciarsi soffocare dalla paura e dallo sconforto. Anche a noi, come agli ebrei – ha dichiarato sua eccellenza – il Signore ha dato la sua vita, e costruisce la nostra ogni giorno. Noi, nonostante le tante difficoltà del dopo terremoto, dobbiamo attingere dalla forza che ci viene dalla fede, e non essere poveri naufraghi; non dobbiamo unirci al coro di lamentele, ma piuttosto portare agli altri speranza e fiducia. Perché siamo un popolo con una storia bella, da far rivivere ogni giorno”.




