L’AQUILA – Deve ancora convincere in Abruzzo, e per il momento è affidata a una pattuglia di giovani volenterosi, la rinascita del Partito comunista italiano, sì proprio il Pci con la falce e martello, che va in atto tra ieri e oggi a Bologna.

All’evento del Circolo Arci San Lazzaro, una vera e propria Costituente comunista, partecipano in pochi, al momento, tutti del Partito dei comunisti italiani (Pdci) principale promotore dell’operazione, in attesa di essere raggiunti da altri compagni.

Si tratta di Pierpaolo Di Brigida, segretario provinciale di Pescara, Claudio Delle Monache, pure pescarese, gli esponenti teramani Giorgio Parisse, ex sindaco di Pineto, Erman Dovis e Giuseppe Tiberio, Giuliana Barbieri.

In ambito nazionale la manifestazione dovrebbe raccogliere anche l’adesione di una parte di Rifondazione comunista, cominciando a ricomporre una frattura che risale al 1998, quando ci fu la scissione tra bertinottiani, contro il governo Prodi, e cossuttiani, che parteciparono a quello successivo D’Alema.

“L’idea è poter riunire tutti i comunisti, una parte di Rifondazione entrerà, ma l’appello è rivolto a tutti i compagni anche senza tessera, sempre per lavorare in un percorso più grande che è la ricostruzione della sinistra – spiega Di Brigida ad AbruzzoWeb – Regioni come Emilia e Toscana hanno risposto molto di più perché hanno più tradizione, è molto forte la presenza giovanile con la Fgci ricostruita a Roma, comunque questo anche per l’Abruzzo è un percorso che inizia, non un traguardo”.

“Ora ci saranno assemblee regionali e provinciali per cercare di parlare con tutti”, prosegue ancora, spiegando come una formazione di ideologia comunista nel 2016 non sia affatto vecchia: “Anzi, forse adesso la necessità di ricostruire un partito che rappresenti lavoratori, studenti e fasce più deboli è ancora più essenziale”, prosegue il delegato pescarese.

“Tuttavia è importante rinnovarsi nelle prassi e analisi politiche – chiarisce – Il simbolo è quello vecchio, abbiamo risolto problemi burocratici e ce lo riprendiamo, ma bisogna aggiornare le letture politiche. Ci siamo già passati con il Pdci: un sistema bloccato al passato, oggi non funziona”.

Proprio nel segno del rinnovamento, da quanto appreso, potrebbe restare comunque a sostegno, ma un po’ più defilata, la posizione di Antonio Macera, già consigliere regionale, e prima ancora assessore provinciale e pescarese, storico segretario abruzzese del Pdci.

Resta comunque vicino al partito: appena una settimana fa è intervenuto in un’assemblea della federazione provinciale teramana.

Quanto agli altri possibili alleati, “Sinistra italiana non è interessata a entrare, ma certo a costruire una federazione – conclude Di Brigida – I Partiti comunisti d’altronde nel resto d’Europa ci sono, non hanno numeri altissimi, ma centrano un 5-6%, è un paradosso che qualcosa del genere manchi solo in Italia”.

GLI ASSENTI E GLI SCETTICI

Per Rifondazione appare comunque un processo lento e complicato metabolizzare una riunificazione dopo le grandi divisioni del passato.

Basti pensare al leader regionale, Maurizio Acerbo, che, per dire, se ne guarda bene di intervenire a Bologna e si trova addirittura a El Salvador, all’incontro annuale del Foro di San Paolo fondato da Lula e dal Partito dei lavoratori brasiliano nel 1990, che riunisce tutti i partiti e i movimenti della sinistra latinoamericana. “Non è il mio Pci”, ha detto comunque ad AbruzzoWeb con un messaggino intercontinentale.

Sempre nel Prc c’è chi non è proprio convinto del ritorno al passato. “Al nuovo Pci faccio gli auguri, per carità, ma impostato così è un partito di reduci e non di governo”, è la posizione di Goffredo Juchic, segretario comunale aquilano di Rifondazione.

“Penso invece che dobbiamo guardare all’esperienza di Luigi De Magistris a Napoli, dove si è vinto e dove siamo in maggioranza anche grazie alle liste civiche – aggiunge – Buona fortuna al Pci, ma credo che sarà una cosa per pochi”.

Anche in ambito Pdci, comunque, ci sono degli scettici, ancora una volta dal capoluogo.

“Non siamo molto convinti dell’operazione – ammette Angelo Ludovici, segretario provinciale aquilano – La rinascita del partito è una via difficile e non esistono scorciatoie, penso che sia complicato e non basta rifarsi alla gloriosa storia del Pci per ricostruire un vero partito comunista, bisogna rapportarsi alla nuova realtà e ai cambiamenti sociali”.

Qualcuno, però, lancia un segnale di ottimismo. È il presidente del Consiglio comunale aquilano, Carlo Benedetti, eletto ‘come esterno’ nel Pd nel 2012 dopo essere stato a lungo alfiere dei Comunisti italiani.

“Magari tornasse il Pci, c’è proprio bisogno di un partito di sinistra in Italia perché certe volte questo Pd… – si frena a stento – Se fosse una cosa seria ci andrei subito, ma vorrei sapere un po’ meglio: ci sarebbe bisogno di un’organizzazione con un’identità definita, spero che si sviluppi”.

La due giorni aperta ieri e si chiuderà oggi con l’obiettivo di ricreare il partito della falce e martello puntando a farne un approdo per tutti i comunisti italiani.

Piccole le modifiche allo storico logo disegnato da Renato Guttuso (asta scura e non bianca delle bandiere rossa e tricolore sovrapposte; niente punti tra le lettere) e liturgia fedele al tradizionale congresso con delegati (571 provenienti da tutta Italia), relazioni introduttive, delegazioni internazionali e assemblee.

L’assemblea bolognese è il culmine di un processo di un anno e mezzo con oltre 150 iniziative territoriali.