L’AQUILA – Lanfranco Venturoni “é stato il grimaldello ideale ed indispensabile per superare ogni ostacolo rappresentato dal sistema di controlli posti a tutela dell’interesse pubblico”.
È uno dei punti chiave del provvedimento del tribunale del riesame dell’Aquila che ieri ha rigettato i ricorsi presentati dai legali dell’assessore regionale alla sanità che dunque resta all’obbligo di dimora.
“Questo – proseguono i giudici del riesame – dicono le indagini svolte dagli investigatori, che trovano necessario supporto nelle intercettazioni telefoniche, nelle dichiarazioni rese da due importanti soggetti, che conoscono i fatti riferiti per percezione diretta e dalle risultanze delle perquisizioni effettuate”.
“Insomma – prosegue il riesame – la riconosciuta e non contestata sussistenza di significativi indizi in ordine alle descritte condotte illecite del Venturoni, porta con sé a mò di incontrovertibile corollario, l’avvenuto asservimento delle sue prerogative di natura pubblica ad interessi esclusivamente privatistici ed il conseguente sviamento dell’azione della pubblica amministrazione dal perseguimento del bene comune”.
E’ assolutamente legittimo, necessario e corretto confermare la misura cautelare adottata”, prosegue il Tribunale del Riesame nelle tre pagine della sentenza.
Perché, insiste il presidente Grieco “scongiurare il pericolo che l’azione delittuosa sinora posta in essere possa essere portata a compimento costituisce interesse primario ed irrinunciabile della collettività abruzzese”. “La volontà dell’indagato di riprendere l’esercizio delle sue funzioni pubbliche deve necessariamente fermarsi e attendere il successivo sviluppo processuale”, rimarca la sentenza.






