TERAMO – Le dimissioni da assessore regionale alla Sanità di Lanfranco Venturoni non sono più rinviabili per il Partito democratico teramano, che interviene all’indomani della sentenza del tribunale del Riesame che ne ha confermato l’obbligo di dimora.
“Inammissibile – per il consigliere regionale Claudio Ruffini – ignorare le posizioni di tre livelli di giudizio, cioè la Procura di Pescara, il Gip, e il Tribunale del riesame, e continuare a dichiarare di prendere una decisione dopo aver ascoltato il presidente Gianni Chiodi. È un’arroganza al limite della decenza politica”.
Per Ruffini si tratta di “anomalia istituzionale”: Venturoni eviti di dare l’impressione che la legge per i potenti è diversa da quella applicata per i cittadini comuni”.
Sulla stessa linea di Ruffini l’altro consigliere regionale, Giuseppe Di Luca, per il quale lasciare l’incarico non significhi “ammettere la colpevolezza” come avrebbe sostenuto Venturoni, “piuttosto dare un segnale di rispetto verso i cittadini e ripristinare l’ordine delle cose in Consiglio regionale.
Il rimpasto riguarda i coordinatori del Pdl, mentre le dimissioni, queste sì, sono a disposizione non del Pdl ma dei cittadini”.
A intervenire in conferenza stampa sono stati anche il presidente regionale del Pd, Manola Di Pasquale, il capogruppo del Pd in Consiglio provinciale, Ernino D’Agostino e il segretario provinciale, Robert Verrocchio.
Quest’ultimo ha parlato di “emergenza nell’emergenza” per ribadire la vacatio in Regione dei due assessori che hanno competenze in merito a Sanità, ma anche Protezione Civile e Rifiuti.
“Assenze che non possiamo permettere – ha detto infine Ruffini – così come non possiamo permettere che Chiodi abbia altri incarichi ma debba tornare piuttosto a governare la Regione e ridarle una stabilità”.





