L’AQUILA – “Siamo stufi di fare gli esattori per conto dello Stato”.

Sono tutti concordi i sindaci dei quattro capoluoghi abruzzesi, infuriati per l’ennesima stangata, la nuova Tares (“Tariffa rifiuti e servizi”) che arriverà sulle bollette delle famiglie a partire da maggio.

Un primo aumento della tassa sull’immondizia, variabile da città a città, andrà a coprire il costo dello smaltimento rifiuti totalmente a carico dei comuni.

Oltre questo, le amministrazioni locali, ‘braccio armato’ dello Stato, come ammettono gli stessi sindaci, dovranno applicare nella rata di dicembre una seconda sovrattassa di 30 centesimi al metro quadrato che andrà a finire direttamente nelle casse statali.

“L’aumento che a oggi incassa lo Stato in prima stesura era riservato ai Comuni per bilanciare i mancati trasferimenti da parte del governo per i servizi indivisibili, vale a dire illuminazione pubblica e manutenzione delle strade – si lamenta con AbruzzoWeb Umberto Di Primio, sindaco di Chieti – Io non ci sto a fare l’esattore per conto del governo che fa ricadere sulle spalle dei Comuni l’onere di risanare il bilancio statale”.

Sulla stessa linea di Di Primio anche i primi cittadini di Pescara e Teramo, Luigi Albore Mascia e Maurizio Brucchi.

“Un aumento delle tasse non è certo salvifico per le casse comunali, né per i cittadini – dice Mascia – è fin troppo facile mettere le mani nelle loro tasche per risolvere i problemi. Le amministrazioni locali sono diventate esattrici per conto dello Stato e questo è inaccettabile”.

Riguardo l’attuazione della Tares a partire dai prossimi mesi, Mascia aggiunge: “Non posso sbilanciarmi ancora in giudizi. Aspettiamo il Consiglio dei ministri di lunedì prossimo per capirci qualcosa di più, perché non si ha ancora una dimensione esatta dell’aumento – ammette – né un quadro consolidato entro cui muoversi. In questo Paese si naviga a vista, ormai”.

“Oggi sono i Comuni a dover fare il ‘lavoro sporco’ di altri”, rincara Di Primio, che promette di mantenere invariate le tariffe dello scorso anno almeno fino a luglio.

“Non è obbligatorio attuare la Tares da subito – sottolinea il primo cittadino teatino – perché la nuova tariffazione si potrà disporre da maggio a luglio. Noi tireremo fino all’ultimo e applicheremo le stesse tariffe che avevamo rideterminato l’anno scorso, diminuite del 5%. Tutto questo è stato possibile grazie alla raccolta differenziata che permesso un minore conferimento di rifiuti in discarica e conseguentemente ha abbassato i costi di smaltimento”.

Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente chiede al riguardo una maggiore informazione per i cittadini per aumentare il rapporto di “fiducia con le amministrazioni”.

“La gente deve sapere che questi aumenti non entrano nelle casse comunali – puntualizza – ma vanno a finire direttamente allo Stato. Dal canto nostro cercheremo di non aumentare la tassa, nonostante l’impennata dei costi, soprattutto per i rifiuti ingombranti, nel dopo sisma”.

LA SCHEDA

Si inizierà a pagare a maggio in tre rate (maggio, settembre e dicembre), secondo quanto stabilito dal Governo e peserà più dell’Imu: in media costerà ai contribuenti 305 euro, la nuova Tares, a fronte dei 225 euro medi del balzello sulla prima casa.

È quanto emerge dall’Osservatorio sulla fiscalità locale a cura della Uil Servizio Politiche Territoriali.

Nel 2013 Tares e Imu peseranno per 33,1 miliardi di euro (916 euro medi pro capite).

Per le famiglie la nuova tassa sui rifiuti, nel 2013, porterà aumenti medi di circa 80 euro rispetto ai 225 euro medi pagati nel 2012, con la vecchia Tarsu o Tia, portando la somma complessiva appunto a 305 euro.

L’aumento si aggiunge a quello che già si era verificato rispetto al 2011 (+ 2,4%) e agli ultimi 5 anni (+ 14,3%).
Se per le famiglie l’aumento medio della Tares sarà del 37,5%, il gettito complessivo dell’incasso dei Comuni e dello Stato crescerà del 23,8%, passando da 7,6 miliardi del 2012, all’incasso di 9,4 miliardi di quest’anno.

Il posticipo a dicembre in un’unica soluzione della maggiorazione per la parte dei servizi indivisibili dei Comuni – illuminazione pubblica, anagrafe, polizia locale – (30 centesimi al metro quadrato per tutti che possono diventare 40 centesimi), non risolve quello che è stato definito l’ingorgo fiscale estivo: il peso della tassazione è concentrato, infatti, tutto in questo mese quando ci sarà da versare anche il saldo dell’Imu.