L’AQUILA – Diventerà già domani legge dello Stato (ma da convertire), nell’ambito della discussione del cosiddetto decreto “enti locali” in Consiglio dei ministri, il nucleo di nuove norme classificate come urgenti sulla ricostruzione privata post-sisma del 6 aprile 2009.

In particolare, con l’approvazione da parte dell’esecutivo, domani diventeranno effettivi le “mini gare” a 5 ditte, delle quali 2 abruzzesi e di queste 1 aquilana tra cui scegliere obbligatoriamente la migliore, con regole stringenti mutuate dagli appalti pubblici anche per i lavori privati, e anche l’obbligatorietà dell’iscrizione alla “white list” di imprese affidabili per poter accedere ai lavori di ricostruzione.

Le nuove norme non saranno retroattive, come pure si era ipotizzato. Certo è che, in caso di approvazione del provvedimento, già slittato da martedì a giovedì per l’assenza del ministro Pier Carlo Padoan, impegnato negli Stati Uniti, la data dell’11 giugno 2015 segnerà uno spartiacque fondamentale, rivoluzionando il mondo nebuloso dei lavori privati dopo oltre 6 anni, visto che fino a oggi si è proceduto per affidamento diretto da parte dei proprietari privati a loro totale discrezione.

Quello sugli enti locali, come d’altronde tutti i decreti legge, qualora approvato dovrà essere poi ratificato con l’apposita legge di conversione entro 60 giorni dall’approvazione, pena la perdita dell’efficacia.

Ma in attesa del passaggio in aula, le norme all’interno avranno fin da subito forza di legge, decretando la fine di quella “corsa all’affidamento” con il vecchio regime che ha caratterizzato gli ultimi mesi, quando amministratori di condominio e presidenti di consorzio hanno capito che bisognava spicciarsi se si volevano aggiudicare i lavori più ghiotti a chiamata diretta.

Arriva così a compimento, con una prima tappa concreta, il lavoro di tessitura del sottosegretario all’Economia con delega proprio alla ricostruzione, Paola De Micheli, e della senatrice aquilana del Partito democratico, Stefania Pezzopane, di raccordo con gli enti locali del “cratere”.

Entrambe hanno ereditato un testo di proposta di legge, scritto ormai quasi un anno fa dal predecessore della De Micheli, Giovanni Legnini, poi divenuto vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, proposta sulla quale molte modifiche sono state fatte.

Inizialmente è stato previsto di ficcare nel decreto anche le proroghe del personale, l’occhio di riguardo alle graduatorie del concorsone “Ripam” e le penali per i ritardi nei lavori: questo in modo da poter avere poi tempo per approvare, magari in autunno, una legge ordinaria con le norme rimanenti o anche un atto anche più snello, come una delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe).

Ma nulla è sicuro e, di queste altre norme, solo avendo in mano il testo definitivo del decreto che licenzierà il governo Renzi si potrà capire quali avrà far inserire il tandem De Micheli-Pezzopane.

Si è ormai perso il conto delle bozze circolate in questi mesi di concertazione tra i protagonisti della ricostruzione, molte delle quali analizzate punto per punto da AbruzzoWeb a seconda delle modifiche che venivano aggiunte o depennate.

Modifiche proposte dal sindaco, Massimo Cialente, dall’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, dalla stessa Pezzopane, dagli uffici speciali, dalle associazioni di categoria.

Solo il Consiglio comunale del capoluogo ha rifiutato di dire la propria in materia, irato fin da quando ha ricevuto dalla senatrice bozze arretrate rispetto a quelle in possesso degli imprenditori, tutto questo alla vigilia del Consiglio straordinario cui avrebbe preso parte proprio il sottosegretario.

Una visita che si è trasformata in un boomerang. Per via dell’agenda fitta, dopo un’ora la De Micheli ha infatti tagliato la corda per recarsi a un vertice in Regione con gli imprenditori, scatenando le polemiche in aula consiliare.

E il Consiglio ha continuato a rifiutare di discutere sulle “bozze” nei successivi passaggi in sede di commissione Bilancio in seduta congiunta con la conferenza dei capigruppo.

I consiglieri vorranno dire la loro solo sulla base di un testo definitivo, eventualmente parlando con le forze parlamentari che li rappresentano al Senato o alla Camera, ammesso che ne abbiano, in sede di discussione sulla legge di conversione.