L’AQUILA – Cinghia tirata nel 2014 per la ricostruzione dell’Aquila: è di appena 300 milioni lo stanziamento per il prossimo anno previsto dal governo Letta.
È quanto emerge dalle linee guida sulla legge di stabilità diffuse dall’esecutivo per quanto riguarda l’anno 2014.
Uno stanziamento che lascia deluse le speranze del capoluogo e ancor più dei Comuni del “cratere”.
Solo questo pomeriggio, parlando con AbruzzoWeb, e confermando le stime “ di minima” dei giorni scorsi, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, aveva detto di aspettarsi “almeno 700 milioni l’anno”, dei quali 500 appunto dalla finanziaria e 200 dalla rateizzazione della “leggina” per L’Aquila approvata nei mesi scorsi.
Macché. Saranno solo 300 i milioni, e da spartirsi per tutto il “cratere”.
Potrà servire ad allungare un po’ il brodo, ma non a fare miracoli, il meccanismo delle “anticipazioni” che, grazie all’accordo con l’associazione bancaria italiana (Abi), consente di far partire numerosi lavori finanziando di meno ma in più cantieri.
Le cifre dovranno essere confermate e raffrontate a quelle ipotizzabili per il 2015 nel prosieguo della limatura della legge di stabilità, con il Consiglio dei ministri alle prese con il secondo round notturno in attesa della battaglia parlamentare.
Che a questo punto dovrà vedere protagonisti, o almeno questo si spera, i parlamentari abruzzesi di ogni colore per cercare di rimpinguare un po’ le casse. Perché con questi “chiari di luna” non si ricostruisce proprio niente.
CIALENTE: ”HANNO DECISO DI NON RICOSTRUIRE IL CENTRO”
“Il governo Letta ha deciso che sarà ricostruita solo la periferia e non il centro storico dell’Aquila”.
“Non solo mantengo la mia interrogazione e sto raccogliendo le adesioni di tanti senatori, ma soprattutto appena avrò il testo del ddl approvato dal governo preparerò appositi emendamenti”.
Lo annuncia in una nota la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane.
“Ho già concordato con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, di incontrarci venerdì anche con i sindaci degli altri Comuni, i sindacati e le categorie produttive – spiega – È necessario organizzare le iniziative da intraprendere e la mobilitazione necessaria. Anticipando il miliardo e 200 milioni partono altri progetti, ma in pochi mesi si consumeranno queste risorse e rimarremo a secco”.
Secondo la Pezzopane, “va riaperta la questione in Europa sulla Cassa depositi e prestiti e bisogna prendere fondi nuovi dalle risorse della coesione territoriale. Il ministro Trigilia batta un colpo”.
“La legge di stabilità non ci dimentica, ma non ci risolve i grossi problemi di carenza di risorse per la ricostruzione. Non ci siamo proprio. Servono soldi nuovi, soldi freschi”, scrive sui fondi.
“Lo sforzo fatto, soprattutto grazie a Fassina e Legnini ci aiuta solo nell’immediato – prosegue ancora – perché con la soluzione adottata la ricostruzione non si ferma. Ma si tratta di un’anticipazione di cassa sulle risorse del decreto emergenza, quel miliardo e 200 milioni ottenuti grazie alla battaglia parlamentare e all’approvazione del mio emendamento. In sostanza, quelle risorse diventano soltanto disponibili subito invece che spalmate in 6 anni, sono risorse anticipate. Ma rimangono invariate, senza ulteriori finanziamenti”.
“Ora – prosegue la Pezzopane – attendo di approfondire la relazione tecnica per verificare meglio le procedure previste. Ma quanto inserito nella legge di stabilità è assolutamente insufficiente”.
TAFFO (CONFARTIGIANATO): ”UNA VERA E PROPRIA MISERIA”



