L’AQUILA – “Un aspetto estremamente positivo da prendere come punto di riferimento della ricostruzione post-sismica aquilana, è quello delle le statiche sugli incidenti nei cantieri edili, in base ai quali il loro numero è di gran lunga inferiore alla media, e gli infortuni gravi si contano sulle dita di una mano, sottolineando anche che non si non verificati finora incidenti mortali”.
A ricordarlo è Antonio Paoletti, professore associato di Medicina del lavoro all’Università dell’Aquila, e direttore del Dipartimento di scienze cliniche e applicate e biotecnologiche, intervenuto al convegno nazionale “Sicurezze integrate nel sistema Italia”, che si è svolto all’Auditorium della scuola della Guardia di Finanza dell’Aquila.
Dal suo punto di vista, si può a buon diritto parlare di modello L’Aquila, riferendosi alle misure preventive e di governance che hanno reso sicuri i cantieri. Modello da adottare in vista di altre ricostruzioni post-sismiche a venire e imminenti, come quella che dovrà interessare i territori di Amatrice nel Lazio, e Accumuli e Arquata del Tronto nelle Marche, devastate dal sisma del 24 agosto
“Ricordiamoci – spiega Paoletti – che stiamo parlando del più grande e importante cantiere d’Europa, con l’aggiunta del rischio rappresentato dalle interferenze tra i cantieri, che sono obbligati a lavorare in contemporanea e in vicinanza ed anche che i cantieri edili sono i luoghi di lavoro tradizionalmente più critici in termini di sicurezza, dove alto è il rischio di cadute dall’altro, di impatti con i materiali”.
Per Paoletti due sono stati gli elementi che hanno reso sicuri i cantieri aquilani due gli elementi vincenti, l’aver tramite gli ispettori controllato scrupolosamente il rispetto della legge e delle norme di sicurezza, perché il problema altrove è che la legge nei cantieri non sempre viene rispettata. Il secondo elemento vincente è stata l’azione di coordinamento tra i cantieri e le numerose ditte che lavorano in promiscuità, al fine di evitare le interferenze che rappresentano un significativo fattore di rischio”.






