L’AQUILA – Ancora un mesetto in più per concludere le valutazioni delle offerte tecniche da parte della commissione giudicatrice del super appalto da 13 milioni di euro per la ricostruzione di palazzo Centi, nel cuore del centro storico dell’Aquila: sede della presidenza della Giunta regionale, gravemente danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009, langue abbandonata da 7 anni mentre a pochi metri l’Emiciclo, sede del Consiglio, è un cantiere in pieno fervore.

Un’operazione, quella di palazzo Centi che, partita già in forte ritardo, tra i cambi in corsa nella squadra degli incaricati, la sovrapposizione con la normale attività degli uffici e lo stop dovuto alle ferie estive, sta procedendo molto a rilento, con una serie di scadenze già mancate e l’avvio dei lavori destinato inevitabilmente a slittare, come pure la riapertura fissata, in avvio, per aprile 2018, a 9 anni dal terremoto.

A fissare la nuova deadline è l’attuale presidente della commissione, Giancarlo Misantoni, dirigente dei servizi Genio civile di Teramo e, ad interim, Qualità delle acque, che ammette le responsabilità sull’ultima previsione sbagliata, ma fa notare anche come sia complesso l’esame dei progetti in un criterio di gara, l’offerta economicamente più vantaggiosa, in cui anche la qualità tecnica conta e non solo il ribasso.

Inoltre l’attuale tris di valutatori ci tiene a rimarcare che a loro sono imputabili solo le difficoltà più recenti, visto che dopo la staffetta con la precedente commissione amministrativa c’è stato un “fuggi fuggi” e sono rimasti con il cerino in mano a gestire la delicata vicenda.

“Quando finiremo? Ho già sbagliato previsione e spero di non ripetere l’errore – si schermisce Misantoni – ma per il 20 settembre ce la dobbiamo fare. Io sono di Teramo, ma ormai aquilano d’adozione, visto che lavoro qui dal 1996, e so che palazzo Centi è importante”.

“Basta girare per il centro – rileva poi – per vedere che i palazzi lungo il corso sono quasi tutti oggetto di intervento e sarebbe proprio il caso che facciamo partire questo lavoro come punto di riferimento per i cittadini e simbolo della Regione Abruzzo”.

Tutto è nelle mani sue e degli altri due componenti: Roberto Guetti, architetto che si occupa di edilizia sanitaria e dei nuovi investimenti sugli ospedali da 100 milioni di euro, e Silverio Salvi, ingegnere che pure si occupa di qualità delle acque assieme a Misantoni.

“Abbiamo ripreso con i lavori e stiamo con i lavori, ma oltre alla presidenza della commissione di gara ci sono anche le attività ordinarie dell’ufficio da portare avanti e non è facile sdoppiarsi – fa notare il presidente – I criteri di selezione sono numerosi e precisi, questo comporta un esame più attento”.

Per Misantoni “la commissione sta lavorando bene, ma i 29 progetti sono ben articolati. Ci eravamo dati all’inizio un mese di tempo per l’esame, pensavamo di metterci sotto e farcela, invece 30 giorni da dedicare a questa gara non li abbiamo mai avuti”.

“Io ho da gestire tutte le autorizzazione sismiche, le Autorizzazioni uniche ambientali (Aua) per imprese, competenza appena trasferita dalle Province alla Regione, e la depurazione; quanto algi altri componenti, non è che possiamo dire non seguiamo più la costruzione di nuovi ospedali! Assicuro che stiamo rientrando a lavorare anche in giornate di non rientro”, è lo sfogo conclusivo.

UN ITER ANNOSO

L’edificio, di origine settecentesca, dal 2003 al 2009 è stato sede della presidenza. Nonostante sia stato negli anni sottoposti a importanti e numerosi restauri, ha riportato danni ingenti, per circa 9,4 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti oneri e spese.

I soldi destinati al recupero sono arrivati per 3 milioni dalla rimodulazione dei fondi inizialmente previsti nell’ambito dei finanziamenti del primo programma stralcio destinati alla ricostruzione di edifici pubblici all’Aquila e per 10 milioni dalla delibera Cipe numero 44 del 23 marzo 2012.

L’intervento è stato caratterizzato da lungaggini burocratiche e formali che hanno fatto ritardare tutto.  Lento è stato, infatti, il passaggio di consegne tra il provveditorato interregionale alle Opere pubbliche di Abruzzo, Lazio e Sardegna e la Regione stessa.

A quest’ultima amministrazione è passata la competenza dell’attuazione dei programmi di ricostruzione degli edifici regionali con la cessazione dello stato di emergenza, il 31 agosto 2012, e ci si è dovuti riorganizzare in corsa.

L’appalto prevede interventi di consolidamento strutturale, rifacimento impiantistico, restauro architettonico delle superfici decorate, degli apparati pittorici nonché delle superfici di pregio, ed è basato sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

È previsto un incentivo per la riconsegna anticipata dell’opera pari all’1 per mille e, nello stesso tempo, una penalizzazione in caso di ritardo nei lavori.

Il bando è stato pubblicato il 7 maggio 2015 sulla Gazzetta ufficiale della Comunità europea, con scadenza il 16 luglio, poi posticipata al 27 agosto.

La commissione giudicatrice ha preso il posto della “commissione amministrativa” che ha svolto un lavoro preliminare, composta dalla dirigente regionale Eliana Marcantonio, dirigente del servizio Gestione e patrimonio immobiliare, presidente, e dai funzionari Carlo Giovani, dirigente del servizio Prevenzione rischi e protezione civile, e dall’ingegnere Eliseo Amorosi, funzionario del Comune di Tione degli Abruzzi (L’Aquila).

Dal 31 agosto al 26 ottobre 2015 i tre hanno passato al vaglio la busta “A” con la documentazione amministrativa, e delle 30 ditte in gara ne è stata esclusa solo una, l’associazione temporanea (Ati) costituita dalle aziende aquilane Edilfrair, Taddei e Coaf.

Il 15 dicembre la stessa commissione ha cominciato ad aprire le buste “B”, con l’offerta tecnica, al solo fine di accertare e constatare il contenuto senza alcun esame di merito, operazione terminata il 4 febbraio 2016.

L’8 marzo con una determina del dipartimento Risorse e organizzazione a firma della dirigente Marcantonio, si è provveduto a nominare la commissione giudicatrice, Misantoni, Guetti e Salvi.

I tre dovranno valutare le offerte tecniche delle 29 imprese in gara contenute nella busta “B”, e successivamente avverrà l’apertura e la valutazione delle buste “C” e “D”, che contengono rispettivamente l’offerta dal punto di vista della tempistica e l’offerta economica.

Dopo l’apertura delle buste e l’assegnazione provvisoria dell’appalto ci saranno 35 giorni di attesa per consentire la presentazione di eventuali ricorsi da parte dei concorrenti esclusi.

A seguire scatterà l’aggiudicazione definitiva: la ditta vincitrice avrà 80 giorni di tempo per stilare il progetto esecutivo, che dovrà essere infine valutato dagli uffici regionali prima di dare, finalmente, il via al cantiere.

Alla luce dei tempi attuali, impensabile che i lavori partano prima del 2017, anche se il cronoprogramma prevede la riconsegna entro aprile 2018, con durata massima dei lavori stabilita in 730 giorni e collaudo nell’ottobre successivo: date che dovranno essere riviste al rialzo, ma insomma, ci sarà comunque da correre.