L’AQUILA – Slitta l’attesa definizione dell’intervento di recupero di uno degli aggregati più importanti del centro storico, nei pressi della storica piazza di Santa Giusta.
Si tratta del numero 238, circa 2.800 metri quadrati in pianta, che vede una serie di proprietari tra i quali spicca la Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila, che ha il 60 per cento del totale.
Alla luce di questa condizione, l’importante istituzione sta guidando il processo di recupero, anche se, secondo quanto è emerso, nell’assemblea decisiva per l’assegnazione dei lavori, i vertici non eserciteranno il potere di scelta dell’azienda chiamata a operare la ristrutturazione per le parti comuni, che ha un valore stimato in oltre 10 milioni di euro.
Intanto, mentre sul prestigioso appalto privato aumenta l’interesse, in un clima segnato anche da qualche polemica, l’esame delle proposte progettuali inviate dalle aziende presentate dai condòmini, è stato rinviato a oggi, lunedì 4 aprile.
Nella riunione del 21 marzo scorso, il comitato ristretto, costituito dall’avvocato Alberto Villante, dal dottor Guglielmo Calvi Moscardi, revisore della fondazione Carispaq e quindi delegato della stessa, e dall’avvocato Francesco Saverio de Nardis, chiamati a gestire l’operazione dai proprietari, non ha potuto procedere all’esame delle proposte progettuali.
Singolare il motivo del rinvio: come ha spiegato l’avvocato De Nardis, un comproprietario, il signor Sandro Giancola, ha chiesto di poter presentare un’azienda di costruzioni da selezionare, non essendo stato messo a conoscenza che la segnalazione doveva avvenire entro il 2 marzo scorso.
Sempre stando a quanto dichiarato nel verbale di rinvio dall’avvocato De Nardis, in effetti il signor Giancola non era stato coinvolto a causa del fatto che il pezzo d’immobile era intestato al vecchio proprietario.
Il signor Giancola è stato invitato a rinunciare al diritto, visto che le imprese coinvolte “sono tutte note e di buon livello”, sostenendone una già invitata; alla fine, Giancola ha chiesto di esercitare la scelta e a quel punto il rinvio è stato inevitabile.
Curioso il fatto che il signor Giancola è proprietario di una quota di soli 10 metri quadrati e inoltre è cognato del presidente della Fondazione, Roberto Marotta.
Ma nell’attesa questione spicca anche un’altra novità. Il lotto delle aziende si è allargato anche di un’altra unità: all’appalto privato parteciperà la ditta Dipe in Ati con Edilcostruzioni, già aggiudicataria di diversi comparti nella “zona rossa”, pare invitata da un altro condòmino, anche se su quest’ultimo aspetto non c’è conferma.
Curiosità, la new entry è la stessa che si è aggiudicato l’aggregato in cui insiste l’abitazione del dottor Moscardi.
Le nuove aziende si giocheranno il prestigioso appalto con l’Ati Taddei Spa del Gruppo Edimo-Eurocostruzioni Spa e la ditta teramana Cingoli.
Quest’ultima è guidata dall’imprenditore Giuseppe Cingoli, presidente del Consorzio Isea (Innovazione, Sviluppo, Edilizia, Ambiente).
Come detto, le aziende coinvolte sono state indicate da parte dei comproprietari: l’Ati Taddei Spa del Gruppo Edimo-Euro Costruzioni Spa è risultata gradita a circa l’80 per cento dei comproprietari.
La Fondazione Carispaq, quale soggetto istituzionale, si è astenuta dall’indicazione, e il presidente Marotta ha confermato anche recentemente che nell’assemblea decisiva manterrà un profilo istituzionale e quindi si asterrà dall’imporre una decisione.
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