L’AQUILA – Il presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, vuole tenersi i soldi che lo Stato chiede in più per finanziare la ricostruzione dell’Aquila.

E per farlo approva, insieme ai suoi assessori, una delibera nella quale propone ricorso alla Corte costituzionale contro l’articolo 7 bis del decreto sulle emergenze che ha stanziato 1,2 miliardi in sei anni per il capoluogo e il “cratere” attraverso l’aumento delle marche da bollo.

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La notizia, resa pubblica da un articolo del quotidiano Libero, è ripresa dal coordinatore L’Aquila-Sulmona del Popolo della libertà, Alfonso Magliocco, che denuncia lo “sciacallaggio” del governatore siciliano ai danni dei terremotati abruzzesi.

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Basta sciacallaggi! Crocetta vuole fare cassa sul terremoto dell’Aquila… Faccia retromarcia oppure devolva le risorse dei beni confiscati alla mafia!

La scelta della giunta Crocetta (delibera n. 293 del  21 agosto 2013) di ricorrere alla Corte Costituzionale contro la legge 24 giugno 2013 e nello specifico contro l’art. 7 bis che prevede il finanziamento della ricostruzione dell’Aquila tramite l’aumento dell’imposta di bollo, è un atto vergognoso!

Secondo Crocetta, infatti, essendo l’aumento dell’imposta valido su tutto il territorio nazionale (la legge non fa distinzioni), tale surplus dovrebbe rimanere nelle casse della Regione Sicilia così come previsto dall’autonomia statutaria dell’ente e non può essere destinato alla ricostruzione dell’Aquila.

Ora, premesso che l’aumento disposto è finalizzato al ripristino dei danni causati dal sisma del 2009 e che, altrimenti, non vi sarebbe stato, sembra assurdo che Crocetta rivendichi per la Sicilia risorse che diversamente non sarebbero mai esistite.

Si tratta di un atto di sciacallaggio vero e proprio che non ha bisogno di ulteriori giustificazioni e che forse nasconde la necessità di fare cassa, in una Regione che non spicca certo per efficienza e conti in ordine e che pesa sulle spalle di tutti gli italiani!

Inoltre, se l’autonomia finanziaria prevista dalla costituzione (Regione a statuto speciale) non permette uno slancio di solidarietà nei confronti dei cittadini aquilani, Crocetta ci spieghi il perché tale ragionamento non funzioni al contrario e , quindi, risulti un atto dovuto il trasferimento di risorse da parte dello Stato (e quindi pagati con i soldi di tutti i contribuenti italiani) per scongiurare il default della Sicilia (900 milioni di euro nel 2012).

Oppure ci dica se il Belice è stato ricostruito soltanto con risorse locali oppure grazie all’intervento solidaristico di tutti gli italiani, quella stessa solidarietà che ora viene negata all’Aquila!

Ci aspettiamo da parte di Crocetta una retromarcia immediata in grado di ripristinare in parte un principio di giustizia ed equità su cui siamo certi i cittadini siciliani saranno d’accordo!

In caso contrario e a giusta compensazione del danno inferto ai cittadini aquilani, chiederemo che tutte le risorse derivanti dai beni confiscati alla mafia vengano destinati alla ricostruzione dell’Aquila e del suo territorio, in quanto il far parte di uno Stato non prevede solo diritti ma anche e soprattutto doveri… E la ricostruzione dell’Aquila, così come avvenuto in casi analoghi, è un dovere di tutti!

LE REAZIONI

CIALENTE, ”NON USINO SOLDI RICOSTRUZIONE PER RIMEDIARE A MALGOVERNO”

“Magari le marche da bollo in Sicilia resteranno con il vecchio regime, ma non possono pensare di rimediare a decenni di malgoverno con i soldi del terremoto dell’Aquila”.

Così il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, commenta la delibera della Giunta regionale siciliana che propone il ricorso alla Corte costituzionale contro la legge che prevede il finanziamento della ricostruzione dell’Aquila tramite l’aumento dell’imposta sulle marche da bollo.

“Telefonerò al presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, perché voglio capire che cosa è successo”, afferma il primo cittadino del capoluogo abruzzese.

“Non credo che la Regione Sicilia abbia qualcosa contro L’Aquila, credo sia un problema di legislazione – conclude – Se non vuole la Sicilia non prenderà quell’aumento sulle marche, ma non è che può pensare di farsi i soldi alle nostre spalle”. (alb.or.)