L’AQUILA – Rivolgersi ai grandi gruppi edili provenienti da fuori regione per la ricostruzione della propria casa danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009 non sembra sempre la scelta giusta per moltissimi cittadini del “cratere” del terremoto.

Anzi, per centinaia di proprietari l’aver affidato con trattativa diretta i lavori a marchi di grido di livello nazionale non si è rivelata proprio una garanzia per una ricostruzione efficace e in linea con la tempistica prevista.

Finora sono state soprattutto le aziende che si sono presentate con grandi credenziali e, soprattutto con grandi proclami, ad alimentare il fenomeno preoccupante dell’interruzione dei lavori in molti cantieri per difficoltà economico-finanziarie con la rottura del patto di fiducia con i cittadini che avevano affidato l’appalto privato.

Tutto questo con i condòmini che si sentono traditi, lasciati senza prospettiva e nel pieno caos psicologico e anche normativo e, in alcuni casi, con la beffa di essersi visti recapitare ingiunzioni di pagamento da parte di fornitori e subappaltatori non pagati dalla committenza che pure aveva incassato la trance dello stato di avanzamento lavori.

La situazione determina ulteriori costi a carico dello Stato, visto che, alla luce dei gravi ritardi nella riconsegna delle case, dovranno essere prorogati gli strumenti di assistenza degli sfollati. In un quadro così confuso diventa poi difficile e tortuoso il percorso del subentro, cioè il reperimento di un’azienda che accetti di continuare i lavori.

In primis c’è stato il caso della Mazzi Spa con il tentativo, fallito, di “cedere” gli appalti alla Astaldi Srl, creata ad hoc dalla omonima Spa, il secondo gruppo di costruzioni più grande d’Italia; poi ci sono state vicende diverse, quella molto negativa della Steda e quella positiva della Gdm Spa, quest’ultima poi acquisita dalla solida Vittadello.

Oggi irrompe la negativa esperienza di Consta, che ha dato vita a un consorzio nato dalla fusione di quattro aziende.

Un marchio che fa parte della “famiglia” della Compagnia delle Opere,che era riuscita a portare a casa commesse milionarie nella cosiddetta ricostruzione pesante, quella delle case più danneggiate classificate “E”.

Il CASO-CONSTA

Per bocca dell’amministratore delegato di Consta, Luigi Patanè, nelle scorse settimane l’impresa ha annunciato il deposito in tribunale di un’istanza di pre-concordato con cui ha chiesto “la concessione di un termine di 120 giorni per il deposito di un piano volto a ristrutturare e risanare l’azienda al fine di valorizzare le competenze tecniche e tecnologiche e a massimizzare la salvaguardia del livello occupazionale costituito da 370 dipendenti”.

Secondo l’ad, la decisione si è resa necessaria per le difficoltà finanziarie dovute essenzialmente alla generalizzata crisi del settore e all’andamento negativo di alcune commesse estere. Il dirigente ha poi lanciato messaggi rassicuranti ai lavoratori e ai condòmini con i quali avevano preso l’impegno della ricostruzione della casa.

In realtà le cose non stanno proprio così, anzi, c’è invece un clima di forte incertezza e preoccupazione con i cantieri intanto sospesi nell’attesa che il tribunale approvi il piano di ristrutturazione: nel frattempo fioccano le rescissioni contrattuali di aquilani che si sentono traditi per la rottura del patto di fiducia.

In alcuni casi c’è già stata la cessione della commessa, come nel caso del subentro, in un condominio dell’Aquila Ovest, della ditta Aldo Tasca.

Consta, che ha un volume di affari di circa 100 milioni di euro, nasce nel 2011 dalla fusione di quattro aziende nei settori delle costruzioni: Mattioli, azienda padovana dell’edilizia e infrastrutture; Soles di Forlì, salita agli onori delle cronache per la sede legale in un paradiso fiscale, attiva nelle opere speciali ad alta tecnologia con numerosi brevetti proprietari, Vecom, realtà specializzata nella riqualificazione di edifici e nell’interior design, e Isoedil azienda veneziana operante nel facility management.

Consta Spa, con sede principale a Padova e filiali a Forlì, Roma, Milano, Treviso e L’Aquila, aveva conquistato importanti fetta di mercato degli appalti privati: opera nei settori delle infrastrutture, nell’edilizia pubblica e privata, nel restauro, nel consolidamento e isolamento sismico di edifici esistenti, nonché nelle opere speciali, nell’energia e nell’impiantistica e nelle finiture d’interni. I numeri della Spa rendono l’idea della grandezza dell’azienda.

I PRECEDENTI

Prima della Consta c’erano state le vicende di altri “pezzi da 90” delle costruzioni arrivati all’Aquila attratti dai finanziamenti miliardari per l’edilizia pubblica e privata, costretti a dare forfait a causa di bilanci in rosso.

MAZZI

Su tutti la Mazzi Spa di Verona, un’azienda che all’Aquila era riuscita a portare a casa decine di milioni di commesse per la ricostruzione.

A seguito di una pesante situazione debitoria, la Mazzi è in concordato fallimentare con i dipendenti, una cinquantina, attualmente in cassa integrazione. Con molti cantieri bloccati in città, fatto questo che ha gettato nella più profonda delle incertezze proprietari e fornitori non pagati che rischiano il fallimento.

A cercare di risollevare le sorti della Mazzi, la Astaldi Spa, secondo gruppo italiano dopo Impregilo, con migliaia di dipendenti e un fatturato di oltre 1 miliardo di euro, che ha costituto la Astaldi Aedifica Srl con un capitale sociale di 10 mila euro.

La nuova società ha cercato di rilevare i contratti delle Mazzi, un tentativo che si è rivelato un flop vista l’opposizione di molti condòmini a cambiare committenza. Con la conseguenza che la Mazzi Spa a sua volta ha creato una Srl con 10 mila euro di capitale sociale per tentare di non perdere tutte le commesse.

In origine l’operazione è stata ritenuta da molti troppo commerciale e non si sa fino a che punto efficace: l’anomalia stava nel fatto che la Astaldi avesse solo affittato il ramo di azienda, piuttosto che acquistarlo, con una società a responsabilità limitata, la Aedifica, che aveva un capitale sociale minimo.

Non un salvataggio, quindi, quanto piuttosto un tentativo di “ritardare” la morte dell’azienda veronese con un percorso poco chiaro, tanto che molti presidenti di consorzi e condòmini avrebbero alzato le barricate contro il subentro.

STEDA

Peggio è andata ad alcuni proprietari che si erano affidati alla Steda, ancora una veneta, che si sono visti pignorare i conti correnti destinati alla riparazione degli edifici danneggiati dal sisma dopo il ricorso al tribunale di alcuni subappaltatori che non erano stati saldati.

Un’aquilana, Pina Lauria, è arrivata a un gesto estremo di protesta, incatenandosi davanti al monumento ai Caduti nella Villa comunale.

La Steda era giunta all’Aquila prendendo una fetta consistente degli appalti per la realizzazione dei moduli abitativi provvisori (Map) in numerosi comuni del “cratere”. In seguito l’azienda aveva anche promesso una donazione di mezzo milione di euro per il recupero del Palazzetto dello sport di viale Ovidio: soldi mai arrivati e cantiere fermato dopo pochi giorni dall’avvio dei lavori.

Anche negli altri casi il territorio ha beneficiato poco o nulla delle commesse milionarie, tanto che nessuno di questi “big” ha risposto ai ripetuti appelli della politica locale, oltre che di questo giornale, a destinare una parte dei proventi alle realtà sportive, sociali e culturali dell’Aquila per una “ricostruzione equa”.

Al contrario, l’economia cittadina è stata impoverita a causa di conti mai pagati e fornitori esposti per cifre fino a sei zeri.

GLI ALTRI

Il fenomeno della aziende forestiere in crisi che hanno lasciato “in mezzo alla strada” parecchi proprietari è alimentato anche da altre sigle: il Consorzio Etruria e, di recente, la Edil Atellana.

Tra le grandi firme in crisi c’è anche la Gdm che, tra le altre cose, si è aggiudicata il milionario appalto per il recupero del tribunale dell’Aquila. Ma l’epilogo in questo caso è stato diverso in quanto l’azienda è stata acquisita dalla Vittadello, un sodalizio forestiero che, approdato sotto il Gran Sasso in buona salute, ha mantenuto le premesse legate al blasone.

LE ASSOCIAZIONI

Sul drammatico fenomeno, sono insorti il presidente dell’Ance della provincia dell’Aquila, Gianni Frattale, e il delegato di Confindustria L’Aquila Ezio Rainaldi.

Per Frattale, “che ci si debba difendere dalle imprese mordi e fuggi, che non lasciano valore aggiunto sul territorio, e da quelle che mirano ai contributi della ricostruzione per risanare bilanci disastrati e poi lasciare i lavori a metà con tutte le conseguenze per i cittadini, Ance L’Aquila lo dice da tempo. Ma non solo lo dice – ha aggiunto – lo persegue direttamente come uno degli obiettivi prioritari in tutti i tavoli istituzionali, governativi, tecnici a cui partecipa da quattro anni e mezzo”.

Per Rainaldi, “in forza di questa logica perversa è accaduto che le grandi imprese che sono venute all’Aquila hanno preso per il naso anche le banche, e poi, a cascata, fornitori, piccole imprese in subappalto, condomini, la città intera. Altro che camorra – ha lanciato l’allarme – le prime da tenere sott’occhio sono proprio la logica comune e le regole classiche. Sarebbe sufficiente stabilire un tetto di commesse oltre il quale ciascuna azienda non può andare, a prescindere dal fatturato”.

Purtroppo i casi di aziende che entrano in crisi aumentano di giorno in giorno e rischiano di diventare una seria causa di ritardo nella ricostruzione: la problematica è di difficile soluzione perché comunque per la portata dei lavori legati a una calamità epocale per la ricostruzione dell’Aquila e degli altri comuni del “cratere” c’è bisogno della presenza di aziende non solo locali.

Ma di imprese sane che non vengano all’Aquila con il solo approccio affaristico e con la sola intenzione di risollevare le sorti di conti decotti.