L’AQUILA – “È delle città come dei sogni: tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure”.
Nelle parole di Italo Calvino nel capolavoro Le città invisibili, si può cogliere il valore, sul crinale tra passato, presente e futuro, della visita nel cratere sismico aquilano di 70 studenti universitari, della Federico II di Napoli, della Faculté polytechnique di Mons in Belgio, della National technical university di Atene, e dell’École nationale supérieure d’architecture (Ensa) di Parigi-Belleville.
Un viaggio di studio, a L’Aquila, Fossa e poi a Sant’Eusanio Forconese e alla sua frazione Casentino, per apprendere come si fa a ricostruire un territorio devastato da un terremoto come quello del 6 aprile 2009, che ha provocato 309 morti, e una ferita non rimarginabile, come funziona la filiera burocratica, cosa significa restaurare un patrimonio edilizio in buona parte dal valore storico architettonico, e soprattutto la messa in sicurezza per massimizzare l’indice di vulnerabilità sismica.
Guardando avanti, oltre la paura e verso i desideri gli studenti hanno dunque letto il territorio, le sue vocazioni radicate e ancora da far gemmare, proponendo progetti per la riqualificazione di una ex scuola di Sant’Eusanio Forconese, Riconnettere il borgo antico di Sant’Eusanio Forconese, in provincia dell’Aquila, con il villaggio Map realizzato nel post sisma da destinare a nuovi utilizzi, e con il castello in cima al monte Cerro. E stanno facendo altrettanto per la ex scuola di Casentino.
L’iniziativa nasce da un accordo di collaborazione scientifica siglato nel 2024 dal Comune di Sant’Eusanio Forconese, di cui è sindaco Deborah Visconti, dall’Ufficio speciale ricostruzione comuni del cratere, l’Usrc, di cui è titolare Raffaello Fico, e dal dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli, nell’ambito del progetto di didattica “International Living Lab for Building Back Better”, coordinato dal docente della Federico II Giovangiuseppe Vannelli, finanziato dal “Blended intensive programme” di Erasmus+., e nell’ambito anche delle ricerca “Grins – Growing Resilient, Inclusive and Sustainable” del Partenariato Esteso 9 del Pnrr.
Le proposte progettuali per la scuola di Sant’Eusanio sono state presentate il 20 marzo nella sala conferenze di Fossa, in provincia dell’Aquila prima con una mostra e poi al centro di una tavola rotonda.
“Siamo orgogliosi di essere partner assieme all’Usrc e alla Federico II – ha commentato Deborah Visconti – di un progetto internazionale che ci ha consentito di avere importanti preziosi spunti e idee per ripensare il territorio, connettendo passato e presente, nell’ottica di un futuro possibile, ad opera di giovani studenti di architettura e urbanistica che provengono da altri approcci, culture e sensibilità. Cosa fare del villaggio map, cosa fare della ex scuola, significa decidere cosa fare del nostro futuro”.
E ha aggiunto Raffaello Fico: “abbiamo assistito aduna grande occasione di confronto, di scambio multiculturale a beneficio non solo di Sant’Eusanio Forconese, ma di tutti i comuni del cratere sismico 2009. E’ importante sapere come venga letta la rigenerazione urbana post-sismica da studenti che vengono da università straniere, oltre che dalla Federico, per comprendere anche il futuro utilizzo dei villaggi Map, nell’ottica di quella che oggi è la vera priorità, il ripopolamento, l’abitare in maniera stabile l’enorme patrimonio edilizio già ricostruito in questi anni”.
Alla tavola rotonda hanno preso parte il senatore di Fratelli d’Italia Guido Quintino Liris, capogruppo Fdi commissione Bilancio, la Soprintendente archeologia Belle Arti e paesaggio per la provincia dell’Aquila e Teramo, Cristina Collettini, il sindaco di Fossa Fabrizio Boccabella, i docenti Angela D’Agostino, ‘massa critica’ del GRINS, e Giovangiuseppe Vannelli per la Federico II, Sara Kasri per il Politecnico di Mons, Francois Poubeau, per l’Ensa di Parigi-Belleville. E ancora Chiara Caporicci e Ilaria Tondi, per l’associazione Casa – cosa accade se abitiamo, di Padova, Alessandro Chiappanuvoli per l’associazione Teco territorio e comunità Ets dell’Aquila, Matteo de Marco e Federico Eugeni, per l’associazione Viviamolaq, anch’essa con sede nel capoluogo abruzzese.
Ad illustrare le proposte progettuali focalizzare l’attenzione sulle finalità didattiche sono stati i docenti Francois Poubeau e Giovangiuseppe Vannelli.
“Operiamo in una visione molto ampia, di progetto multiscalare – ha spiegato Vannelli – e il tentativo che ci siamo prefissati è quello di individuare le caratteristiche specifiche di un territorio, per aprire nuovi scenari, che possono essere poi discussi con gli attori dello stesso territorio. La nostra è un’attività per così dire propedeutica, illustrando un atlante di luoghi e progetti che possono avere una valenza specifica nell’ambito del più complesso processo di ricostruzione, sia fisica che immateriale. Istituzioni, professionisti, associazioni e forze vive di un territorio devono convergere verso una visione discussa, ma univoca, e soprattutto sincrona e ritengo che l’Università possa in qualche modo giocare il ruolo da cerniera tra attori così dissimili, soprattutto con un approccio multidisciplinare, che è quello che contraddistingue le ricerche che noi conosciamo cosa succede”.
Ha detto a sua volta il senatore Liris, “la ricostruzione 2009 non ha avuto a disposizione un codice di riferimento e le istituzioni in questo processo hanno avuto da sempre uno stretto rapporto con l’università dell’Aquila, e con le università italiane e straniere. Oggi sta proseguendo questa proficua collaborazione che per noi è un motivo di arricchimento, dobbiamo prendere seriamente in considerazione tutti gli e le proposte che ci vengono presentate, a maggiore in un evento di questo tipo. Ho inteso oggi portare anche il contributo di chi è in Senato dove è stato approvato il disegno di legge Musumeci sulla ricostruzione. Sulla gestione delle emergenze post catastrofe siamo i migliori del mondo, un esempio a livello internazionale, mentre sulla ricostruzione mancava un codice di riferimento, cioè tutte le migliori pratiche le abbiamo dovute acquisire sul campo, abbiamo dovuto scartare le pratiche negative e gli errori fatti nel 2009 magari per non ripeterle nel terremoto del 2016. Oggi con il disegno di legge Musumeci tutto questo diventa letteratura di riferimento, codice certo su cosa si deve fare in un post catastrofe”.
Nella prima giornata visita a L’Aquila, e fare da guida l’ingegnere Leonardo Scimia, capogruppo di Fdi in consiglio comunale dell’Aquila.
“Penso che l’approccio internazionale sia molto importante, lo abbiamo vissuto sin dal principio, dal 2009, ed oggi il poter condividere il know how accumulato ci permette a noi di avere delle conferme su quanto è stato fatto – ha detto Scimia -, in questo caso con gli studenti che abbiamo accolto, con la possibilità di poter vedere loro il lavoro fin qui fatto a L’Aquila e nei comuni del cratere. Da questo confronto sono emersi importanti e significativi stimoli per quanto riguarda soprattutto per la rigenerazione urbana, in termini di scenari innovativi. La politica ha un grande compito davanti far sì che tutto ciò che è stato ricostruito sia veramente vissuto e abitato.
A seguire la visita a Fossa, e ha spiegato il sindaco Boccabella.
“Studiando il nostro territorio, questi ragazzi possono dare un input importante. Ho spiegato loro, che per comprimere i tempi necessariamente lunghi di una ricostruzione post sisma, la pianificazione è un aspetto fondamentale. In ogni processo di ricostruzione abbiamo la difficoltà soprattutto di intervenire step by step, evitando la disgregazione sociale, il rischio che le case poi rimangano vuote”.
A seguire la visita a Casentino, dove a fare da “ciceroni” sono stati l’ingegnere strutturista Mimmo Srouor, ex assessore regionale, ancora Vannelli e l’assessore comunale di Sant’Eusanio Forconese, Chiara Di Michele.
“Ai ragazzi abbiamo spiegato come si fa a recuperare, restaurare, ricostruire questi aggregati edilizi – ha spiegato Srour – , come funziona la complessa ed articolata normativa e le filiere della ricostruzione post sisma 2009. Abbiamo altresì spiegato nel dettaglio come viene identificato un aggregato edilizio e cosa sono e a cosa servono i Piani di ricostruzione. Soprattutto, siamo entrati nel merito di un tema fondamentale, quello della prevenzione, ovvero della messa in sicurezza degli edifici, delle soluzioni tecniche ed edilizie adottate per massimizzare l’indice di vulnerabilità sismica. Tutte conoscenze che noi abbiamo appreso e sviluppato sul campo, e che non sono scontate nei Paesi da dove provengono i nostri ospiti, come ha confermato del resto l’enorme interesse riscontrato nelle nostre visite”.





