L’AQUILA – “Nessun problema, sono solo i tempi tecnici”. Questo assicurano i funzionari del ministero dei Beni culturali a chi chiede con insistenza lumi sulla nomina del direttore regionale abruzzese, casella da riempire insieme a quelle della direzione regionale del Friuli e delle direzioni generali Antichità e Turismo.
Il timore, però, è che a ritardare la pratica siano anche la recente inchiesta per presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione di beni culturali ed ecclesiastici, che sta interessando la direzione regionale abruzzese, e l’iscrizione al registro degli indagati del direttore uscente, Fabrizio Magani, del quale la riconferma era data per certa.
Magani, attraverso alcune proroghe, è stato in sella fino al 16 aprile scorso.
La vacatio in Abruzzo sta creando problemi enormi nell’attività corrente e nella pianificazione, compreso il pagamento delle spettanze alla ditte impegnate nella ricostruzione aquilana.
Questo perché, senza la nomina ufficiale, l’ex direttore, che in queste settimane ha lavorato regolarmente negli uffici aquilani, dal 16 aprile non può più firmare i mandati e molti dei 100 cantieri che interessano chiese, palazzi vincolati e monumenti danneggiati dal sisma del 2009.
Bloccata l’erogazione dei Sal (stadi di avanzamento lavori), le ditte non possono più permettersi di anticipare soldi di tasca loro per i vari interventi.
C’è da considerare che dal mese di agosto 2013 la direzione abruzzese ha bandito appalti per oltre 70 milioni di euro.
Nell’aprile scorso il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, anche dietro le pressioni del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e dell’ex deputato e sottosegretario Giovanni Lolli, poi nominato vice presidente della Giunta regionale, aveva annunciato l’imminente riconferma di Magani, dando un taglio netto all’ipotesi secondo cui il direttore uscente sarebbe andato a ricoprire la funzione di vice direttore del progetto di restauro e messa in sicurezza di Pompei.
Incarico ricoperto per alcune settimane ai tempi del ministro Massimo Bray.
Dall’annuncio di Franceschini, però, nessun atto ufficiale, nonostante l’iter per la selezione sia partito e abbia coinvolto, secondo quanto si è appreso, una ventina di aspiranti.
Il paventato trasferimento di Magani nel dicembre 2013 ha indotto un inferocito Cialente a scrivere al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano testuali parole: “All’Aquila siamo convinti che il dottor Magani venga rimosso in quanto ostacolo di un disegno che si è tentato e si sta tentando di inserire come norma di legge che vedrebbe la Curia, la più grande immobiliarista della città, diventare soggetto attuatore per la ricostruzione di tutti i suoi beni”.
E il sospetto è che ad aver complicato quella che doveva essere solo una pratica burocratica è l’avviso di garanzia che ha raggiunto Magani il 16 giugno, con l’ipotesi di reato di turbativa d’asta, nell’ambito dell’inchiesta “Betrayal”, su presunte mazzette nell’ambito della ricostruzione post-terremoto per accaparrarsi appalti per il recupero di beni culturali ed ecclesiastici nel centro storico dell’Aquila, e che ha portato a cinque ordinanze di custodia cautelare, di cui 2 in carcere e 3 agli arresti domiciliari, nei confronti dell’ex vice commissario ai Beni culturali alla ricostruzione Luciano Marchetti, della funzionaria del Mibac Abruzzo, Alessandra Mancinelli, e degli imprenditori Nunzio Massimo Vinci, Patrizio Cricchi e l’aquilano Graziano Rosone.
Fabio Alessandroni, legale di Magani però non ha dubbi: “L’avviso di garanzia non è un ostacolo alla conferma del mio assistito come direttore regionale dei Beni culturali per l’Abruzzo – ha dichiarato ad AbruzzoWeb – Si tratta infatti di un avviso di garanzia tecnico finalizzato all’acquisizione di documenti e atti ed era un atto doveroso. Per Magani vale quanto di buono ha fatto nella sua permanenza all’Aquila e merita di essere confermato”.



