L’AQUILA – “Siamo stufi di politici e di quanti, a vario titolo, vengono qui a cercare una qualsiasi ribalta o una passerella, per poi tornare nella loro normalità”.
Lo affermano in una nota i consiglieri comunali Angelo Mancini (Italia dei valori) ed Enrico Verini (Futuro e libertà).
“Viene inaugurato oggi – scrivono – il Salone della Ricostruzione, il cui slogan è ‘Mille idee per tornare a casa’. È stato presentato ieri in pompa magna nella sede Ance, alla presenza del sottosegretario Gianni Letta e di tutta la pletora di commissari, vice commissari, coordinatori e consulenti venuti all’Aquila da ogni dove”.
“È stato invitato, per l’occasione – ricordano – anche il coordinatore della Stm Gaetano Fontana, che non si sentiva da mesi, e il vice commissario ai Beni culturali Luciano Marchetti, che invece una cosa l’ha detta, annunciando che il primo monumento restaurato sarà il Palazzetto dei Nobili e dando poi la più bella notizia: verranno subito risistemate 40 chiese”.
“Bene – affermano i consiglieri – il convegno e le mille idee per tornare a casa, ma avremmo preferito che chi è lautamente pagato per stabilire modalità, tempi e risorse per la ricostruzione, a due anni dal sisma, di idea ne avesse avuta anche una sola, ma tradotta in fatti e realizzata”.
Secondo Mancini e Verini, “in questi giorni siederanno attorno a un tavolo tutti coloro che, da due anni, si riempiono la bocca di parole come ricostruzione veloce e sicura, snellezza burocratica, volontà di anticipare i fondi pur di far partire subito i cantieri”.
“Invece – l’accusa – è tutto fermo e i cittadini, per restare in tema di idee, non ne hanno neanche una vaga sui tempi di ricostruzione del centro storico, non sanno chi e dove ricostruirà le loro scuole, quando gli inquilini delle case Ater potranno farvi ritorno, quali progetti ci sono per ricostruire i luoghi di ritrovo e restituire all’Aquila la sua identità”.
“Non sanno – precisano – quando potranno tornare nelle loro case E, chi dovrà approvare i progetti, in quanto tempo questo sarà possibile e se si avrà un reale adeguamento sismico. Sanno bene però che la filiera Reluis, Cineas, Fintecna costa 12 milioni di euro l’anno”.
“Questi signori pensino piuttosto ai giovani, che di idea ne hanno ormai una sola: prendere il diploma e abbandonare la nostra città”, concludono i due consiglieri comunali.



