L’AQUILA – “Se Chiodi rimanesse fino al 31 dicembre? Me ne vado io, non servirebbe un sindaco a questo punto, lo dirò anche a Monti”.
Arrivano le prime frizioni tra il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, inviato del governo in ambito di ricostruzione che dopo aver sentito due, tre volte questa storia delle dimissioni e aver assicurato che “a Massimo piace fare battute ma non andrà in questo modo”, alla fine all’ennesima minaccia cialentesca la battuta l’ha fatta lui: “Se sarà così lo devi fare!”.
A originare le differenze di vedute tra i due, manco a dirlo, la figura del commissario per la ricostruzione, vituperato da mesi dal sindaco, dato in uscita dal ministro ma non in tempi flash come vorrebbe Max.
In aggiunta a questo, Cialente non vuole sentir parlare di un ruolo di peso della Regione Abruzzo nella fase che verrà della ricostruzione, quella che porterà l’anno prossimo ad aprire cantieri a gogò in centro storico.
Dopo le prime avvisaglie nell’assemblea pubblica di venerdì, le due posizioni contrastanti e al momento inconciliabili sono emerse nettamente oggi nell’incontro pubblico organizzato dal giornale Il Fatto quotidiano nella “fornace” di piazza Duomo.
Un evento cui hanno preso parte tanto il sindaco quanto il ministro, oltre che il direttore Antonio Padellaro, che ha chiesto di muovere “meno carte e più mattoni per L’Aquila” e che ha contribuito a spostare le sedie per il pubblico da una flagellata dal sole a una più ombrosa sotto la chiesa delle Anime Sante, ruotando il palcoscenico dell’evento.
CHIODI SI’ CHIODI NO
Sulla fine del mandato di Chiodi Cialente è stato lapidario. “Adesso il governo deve decidere: o via il commissario, come hanno deciso gli aquilani, oppure sono pronto ad andare via io”, ha detto.
“Mi aspetto – ha aggiunto poi nell’incontro – che il governo mantenga fede a quello che ci ha detto. Che entro la fine di questo mese vada via il commissario. Se arrivano al 31 dicembre non è più necessario ci siano un sindaco e un Consiglio comunale, vorrebbe dire che anche per questo governo L’Aquila ha perso il diritto alla sua autonomia”.
“La città – ha sbottato Cialente – non accetta più questo equivoco, la città ce la ricostruiamo noi perché nessun altro ha dimostrato di essere capace e di volerlo fare. Sono convinto che il governo sceglierà il rispetto democratico”.
Prima dell’incontro, al microfono di AbruzzoWeb il ministro Barca ha stemperato la tensione con un sorriso.
“A Massimo – ha detto parlando dell’ipotesi 31 dicembre – piace fare queste grandi battute, lo sa che non è così e quindi dice una cosa che sicuramente non si realizzerà perché non la vuole né il governo né Chiodi. Il sindaco può stare tranquillo perché sicuramente non se ne andrà”.
Il ministro ha anche spiegato che l’uscita di Chiodi avverrà “prima delle ferie, Monti ci concederà solo cinque giorni, ma non entro il 31 giugno”, sconfessando la deadline di Cialente.
Questo perché le “nuove regole” promesse nel corso dell’assemblea di venerdì richiederanno un nuovo testo normativo che dovrà essere approvato, di qui l’uscita “graduale” di Chiodi e non istantanea come vorrebbe Max.
IL RUOLO DELLA REGIONE
Già nella scorsa assemblea, a sentir parlare di un ruolo di programmazione e di gestione finanziaria da parte dell’amministrazione regionale, al primo cittadino erano venuti i sudori freddi, tanto che aveva rotto il clima di concordia avvertendo il ministro di “non far rientrare dalla finestra quello che gli aquilani hanno cacciato dalla porta con il voto”.
E oggi è arrivata la replica. “Quello che ritengo inaccettabile, e che non rientrava neanche nei ragionamenti fatti con il governo – ha detto Cialente – è che resti una struttura di consulenza sulla ricostruzione e che i soldi passino per la Regione, che si è mostrata inefficace e inefficiente”.
E anche qui Barca pacatamente a rassicurare che “la Regione fa e farà assai di meno di ciò che le Regioni hanno fatto nei precedenti terremoti di Marche, Umbria e Friuli”, ma dall’altro lato “certamente non può non occuparsi di programmazione dello sviluppo per esempio, anche perché gestisce le risorse. Per questa città – ha fatto notare – sarebbe una dannazione se la Regione fosse fuori dal gioco, anche perché non arriverebbero le risorse”.
Ma Cialente da quell’orecchio non vuol sentire. “La programmazione e le risorse europee è un’altra questione, vale per Chieti, Pescara e Teramo”. E Barca ancora a tranquillizzarlo: “Discuteremo, se fossimo stracerti di tutto quello che diciamo non avremmo adottato un modo così aperto”.
La partita a scacchi è appena cominciata.






