TERAMO – Ricostruzione immediata delle case meno danneggiate e delle attività produttive, delle scuole per mantenere in loco la popolazione, ed evitare l’abbandono delle aree interne terremotate tra il 2016 e il 2017.
Sono queste alcune delle priorità di Marcello D’Alberto, ingegnere teramano, già funzionario responsabile dell’area tecnica del Comune di Pineto, diventato, a febbraio scorso, direttore dell’Ufficio speciale per la ricostruzione (Usr) che ha trovato sede nei locali del Parco della Scienza di Teramo.
Sarà lui e con i 20 tecnici e amministrativi una delle figure chiave della ricostruzione dei 23 comuni abruzzesi colpiti, assieme ad altri 108 nel Lazio, nelle Marche e in Umbria, dai terremoti dell’agosto e ottobre dell’anno scorso e infine di quello del gennaio di quest’anno.
L’ennesima emergenza sismica che ha comportato il più pesante bilancio di vittime ad Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto e Arquata del Tronto.
I 23 comuni abruzzesi colpiti sono in Provincia di Teramo, Campli, Castelli, Civitella del Tronto, Cortino, Crognaleto, Montorio al Vomano, Rocca Santa Maria, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana, Isola del Gran Sasso, Colledara, Pietracamela, Fano Adriano e Castel Castagna e il capoluogo Teramo. In Provincia dell’Aquila, Campotosto, Montereale, Capitignano, Pizzoli, Cagnano Amiterno e Barete. Infine Farindola in Provincia di Pescara.
In base ai dati più aggiornati, risalenti a metà aprile, su 8.821 sopralluoghi nei comuni abruzzesi, 3.500 sono risultati gli edifici privati inagibili, 5154 quelli agibili. A cui si aggiungono 193 edifici scolastici danneggiati e 148 edifici pubblici. Dati parziali, visto che come spiega D’Alberto, i sopralluoghi sono ancora in corso, e a breve si avrà il conteggio definitivo dei danni.
Direttore D’Alberto, teme anche lei chi i tempi lunghi della ricostruzione porteranno al definitivo spopolamento di tanti centri montani?
Questa preoccupazione è al centro della nostra azione, siamo consapevoli di questo rischio. Ed è per questa ragione che i primi piani di opere pubbliche varati e finanziati hanno riguardato l’edilizia scolastica, gli edifici strategici, e anche l’edilizia religiosa. L’obiettivo è far si che la gente non abbandoni il loro nucleo storico, potendo tornare a disporre di scuole, uffici e anche luoghi di socializzazione e identitari come gli edifici di culto.Inltre ritengo che le misure messe in campo dal Governo per aiutare le attività produttive e favorire la tenuta del tessuto sociale stanno sortendo i primi concreti effetti positivi.
Quale sarà il rapporto tra il suo ufficio speciale e i Comuni?
Un passaggio importante, da questo punto di vista è stato la convocazione a palazzo Silone del primo tavolo istituzionale della ricostruzione 2016, a cui ha partecipato il presidente e vice commissario, Luciano D’Alfonso. In quella sede è stato ribadito che i Comuni avranno un ruolo decisivo nella fase della ricostruzione, le attività istruttoria non saranno accentrate nell’Ufficio speciale. Ma del resto è quello che stiamo facendo con il Comune di Teramo, dove già abbiamo incontrato i vari dirigenti, e abbiamo definito il percorso operativo per chi fa cosa”.
Non teme i micidiali inghippi della burocrazia?
Da questo punto di vista è un buona idea è quello di predisporre un bando tipo per gli affidamenti di lavori, in modo tale che si evitino ricorsi, che si minimizzi il rischio di procedure che a seguito di probelmi si allunghino a dismisura.
Ci sono comuni come Montereale, Campotosto, Montorio al Vomano e Castelli per fare qualche esempio, che già hanno subito il sisma del 2009 e ora temono che per loro la burocrazia diventerà ancora più micidiale, tenuto conto che anche la prima ricostruzione è al palo, dopo oltre sette anni.
Abbiamo già istituito un tavolo tecnico, dove si stanno analizzando i singoli e specifici problemi che possono sorgere con la sovrapposizione delle istruttorie. L’esito sarà un’ordinanza ad hoc, che il commissario straordinario Vasco Errani sarà condivisa anche dai sindaci. L’obiettivo ovviamente e non determinare ritardi”.
Quali sono, a oggi, le vostre priorità?
A breve completeremo le verifiche di agibilità e avremo il quadro completo. Poi per quanto riguarda la ricostruzione la priorità saranno gli edifici con danni lievi, per consentire in breve tempo al maggior numero di persone di tornare a casa. Steso discorso, e stessa priorità per le attività produttive, ovvero per le pratiche relative al ripristino o alla delocalizzazione.
Il Comune più colpito in Abruzzo, in termini di danni agli edifici è quello di Campotosto. Come vi state muovendo, a tal proposito?
L’Ufficio speciale a Campotosto è fisicamente presente con collaboratori che li risiedono stabilmente, anche se non ci sono uffici in senso stretto. Campotosto è stato ricompreso nel primo programma stralcio per opere pubbliche, e ha avuto finanziata la ricostruzione della sede municipale. Per la ricostruzione del centro storico resta valido il piano attuativo del 2009, a cui si aggiungerà il riconoscimento dei danni subiti con i terremoti del 2016 e 2017.
Come state affrontando l’emergenza rappresentata dell’edilizia residenziale?
Il problema riguarda in particolare la città di Teramo. Per ora abbiamo fatto il censimento e una prima quantificazione dei danni.
Il personale dell’ufficio speciale è sufficiente?
Abbiamo 20 addetti tra area tecnica e amministrativi, per ora sono sufficienti. Quando arriverà il picco delle pratiche della ricostruzione servirà senz’altro più personale tecnico. Mi preme a tal proposito sottolineare che è ottimo il rapporto con gli uffici speciali della ricostruzione dell’Aquila, l’Usra, e del cratere aquilano, l’Usrc, con cui dovremmo collaborare molto, in particolare per i comuni colpiti sia dagli eventi sismici del 2009 che da quelli del 2016.






