L’AQUILA – Modificare, a due anni e mezzo dalla sua approvazione, la legge sulla nuova rete ospedaliera approvata a fine 2023, e ancora inattuata, per riuscire a inserire anche l’unità operativa complessa (Uoc) di Chirurgia generale dell’ospedale di Sant’Omero e superare così lo scoglio, non solo tecnico ma anche politico, che blocca l’atto aziendale della Asl di Teramo, ma anche quelli delle tre Asl che hanno già un sostanziale via libera.
Questo, assicurano fonti interne al centrodestra, in merito ad una imminente delibera di Giunta, sui cui però c’è il più rigoroso silenzio.
Il tutto al fine di porre termine alla clamorosa impasse, che però volge al termine, ha assicurato nei giorni scorsi l’assessore alla Salute Nicoletta Verì, in quanto “entro fine mese tutte le Asl avranno adottato i rispettivi atti aziendali. Si è infatti conclusa la fase preliminare di confronto tra le aziende, il Dipartimento Sanità e l’Agenzia sanitaria regionale per il superamento delle criticità che erano state evidenziate rispetto alle linee guida approvate dalla giunta regionale lo scorso anno”, grazie alla scelta di affrontare a monte “le questioni sollevate dalle aziende nella fase di redazione degli atti programmatori. “Questo sistema, infatti, ci ha permesso di entrare nel merito delle diverse situazioni prima che i contenuti fossero calati nell’atto finale”.
La Uoc di Sant’Omero è ferocemente difesa dal direttore generale Maurizio Di Giosia, che ha anche aizzato alla rivolta la politica teramana di tutti gli schieramenti, facendo dietrofront solo per la Uoc di Malattie infettive di Teramo. L’atto è stato comunque bocciato ripetutamente dall’Agenzia sanitaria regionale (Asr), diretta fino a marzo dal medico aquilano Pierluigi Cosenza, ora sostituto da Maurizio Brucchi, ex sindaco di Teramo, in Forza Italia, e direttore sanitario proprio alla Asl di Teramo.
E questo perché come più volte spiegato da Cosenza, in base al decreto 70, la famigerata legge Lorenzin del 2015, che ha fissato i bacini di utenza, e a caduta nella legge regionale del riordino della rete ospedaliera, in Abruzzo ci sono già 13 Uoc di chirurgia generale e dunque la Asl di Teramo potrebbe al limite declassare quella di Atri per poter promuovere quella di Sant’Omero, ma non aggiungere, in base alla stessa normativa vigente, una quattordicesima Uoc.
Va ricordato che il Comitato Lea del Ministero non si è ancora espresso sulla geografia sanitaria abruzzese che contempla 13 uoc, e non solo, anche due reparti di chirurgia privati, sotto il limite dei 17,5 posti letto, che in teoria già supererebbero i limiti di legge.
Ma da quello che trapela, si confida che lo scoglio potrebbe essere superato anche allargando le maglie in termini numerici delle Uoc o ridefinendo le aree funzionali omogenee le Afo, che aggregano discipline e reparti affini per migliorare l’organizzazione ospedaliera e la flessibilità dei posti letto.
Tecnicismi complessi, una strada stretta, ma sulla quale forte è la pressione, soprattutto dai teramani di percorrerla.
Una strada che dopo l’approvazione di un’eventuale provvedimento in Giunta, dovrà passare necessariamente in Consiglio regionale.






