L’AQUILA – Un rafforzamento del personale, con almeno 15 addetti in più nel più breve tempo possibile; mezzi a terra adeguati per numero, ma soggetti a usura, con la prospettiva di passare al noleggio per abbattere i costi di riparazione e assicurazione. Più elicotteri Erickson, che hanno maggiore efficacia rispetto ai Canadair. La prevenzione, con la manutenzione dei boschi, è il vero fronte da potenziare, ora che il Corpo Forestale dello Stato non è più presente capillarmente sul territorio.
L’estate 2026 è stata una durissima prova per Maurizio Scelli, direttore dell’Agenzia di Protezione civile della Regione Abruzzo dal giugno 2025, con ben 462 incendi. Come ha attestato l’Ispra, l’Abruzzo è stata la regione del centro Italia con il maggior numero di aree boschive bruciate. Drammatiche le emergenze sul monte Morrone, sui monti tra Lucoli e Roio, frazione dell’Aquila, sul monte Cagno, a Rocca di Mezzo, e nella Valle del Giovenco, solo per citare gli incendi più devastanti.
Ora che la situazione è sotto controllo ed è tornata alla normalità, Scelli, che ha appena ricevuto il prestigioso Premio Paolo Borsellino, affronta con Abruzzoweb il tema di come possa e debba essere rafforzata la macchina della Protezione civile abruzzese in vista delle emergenze future, in particolare per quanto riguarda gli uomini e i mezzi.
“Allo stato attuale, il personale dell’Agenzia che dirigo si attesta sulle 50 unità: donne e uomini, dipendenti e funzionari, che spengono gli incendi, coordinano gli interventi e sbrigano pratiche anche di grandissima responsabilità amministrativa e contabile. Si pensi solo ai rimborsi per il maltempo e per le emergenze. Stiamo ancora smaltendo quelli relativi al terremoto del 2017-2018”.
Un “numero insufficiente”, sottolinea Scelli, secondo il quale si dovrebbe arrivare almeno a quota 75 unità.
Scelli apprezza molto l’impegno del presidente Marco Marsilio ad aumentare a breve l’organico con 15 nuovi addetti e un dirigente. “Un rafforzamento necessario e urgente. Lo dobbiamo anche alle associazioni di volontariato, che hanno il merito di mettere a disposizione dedizione e impegno gratuitamente e che devono poter beneficiare di una struttura amministrativa al massimo dell’efficienza e delle proprie potenzialità, sulla quale poter fare affidamento nelle fasi di emergenza”. E aggiunge: “ho intenzione di coinvolgere professionalità di altissimo profilo ed esperienza notevole in campo Aib che ci daranno indicazioni preziose per crescere e potenziare la nostra capacità di reazione ad ogni evento emergenziale con tecnologie avanzate ed anche supportate da intelligenza artificiale”.
Veniamo al capitolo dei mezzi a disposizione della macchina della Protezione civile.
“Non c’è dubbio che a terra disponiamo di un numero adeguato di mezzi, in termini di attrezzature, auto, camion e pick-up”, spiega subito Scelli. “Il problema è però l’usura. Stagioni antincendio boschivo come quella di quest’anno sono state particolarmente impegnative e anche l’usura dei mezzi raggiunge livelli di guardia. Ci sono tempi amministrativi e costi notevoli per ripararli, effettuare un’adeguata manutenzione e riaffidarli alle associazioni di volontariato”.
Ed ecco, dunque, la proposta: “Stiamo valutando una procedura di noleggio a lungo termine. Non ha senso acquistare mezzi nuovi, perché dopo un’ora quel mezzo vale il 30% in meno e, inoltre, dobbiamo farci carico delle riparazioni e della manutenzione. Va indetto, dunque, un bando di gara europeo per poter disporre di mezzi di ultima generazione, il meglio che offre il mercato, per una durata di tre o quattro anni”.
A conti fatti, per Scelli sarebbe un bel risparmio: “Non avremo più problemi di riparazioni e non dovremo nemmeno farci carico delle assicurazioni, che rappresentano un’altra voce di costo significativa. Tutto questo pagando una cifra che, nel medio-lungo termine, sarà di molto inferiore rispetto all’acquisto diretto”.
Per quanto riguarda i mezzi aerei, la Protezione civile dispone direttamente di due elicotteri a noleggio e può contare sui Canadair che vengono assegnati da Roma, in occasione delle emergenze, dal comando unificato del Dipartimento della Protezione civile. In Abruzzo, nelle fasi più acute degli incendi, hanno operato contemporaneamente quattro Canadair.
A questo proposito, Scelli spiega: “Un volo di Canadair costa circa 15mila euro per ogni ora di volo. Anche questi velivoli sono a noleggio, ma del resto un Canadair costa 30-40 milioni di euro. Poi ci sono la manutenzione, i piloti e tutto il resto: dotarsi di una flotta di proprietà avrebbe costi astronomici”.
Il tema è piuttosto un altro: “Il Canadair è senz’altro risolutivo, ma ha un limite: scarica 6.000 litri d’acqua tutti nello stesso punto e nello stesso momento. L’Erickson, invece, di cui abbiamo a disposizione un esemplare che fa capo sempre al Dipartimento nazionale ed è affidato ai Vigili del Fuoco, può scaricare fino a 10.000 litri d’acqua e, soprattutto, farlo in più tranche. Può quindi intervenire sul fuoco più volte, senza scaricare l’intero carico in un’unica soluzione. Inoltre, si rifornisce in modo molto più veloce e agevole: non ha bisogno di una superficie d’acqua molto ampia, come invece accade per il Canadair. L’Erickson arriva con il tubo, aspira i suoi 10.000 litri e, dopo un attimo, è di nuovo in azione sul fronte dell’incendio”.
Infine, il capitolo della prevenzione, ovvero la piena applicazione del Piano A.I.B. 2026-2028, il documento programmatico triennale approvato dalla Regione Abruzzo che definisce il modello organizzativo tra Regione, Agenzia di Protezione civile, Vigili del Fuoco, enti locali e volontariato. Il piano prevede anche che siano demandate agli enti locali e ai parchi le azioni di diradamento della vegetazione in eccesso, la pulizia del sottobosco e la cura delle fasce parafuoco, per limitare il rischio di innesco e la propagazione dei roghi.
“La prevenzione è decisiva anche sul fronte del contrasto agli incendi. A tal proposito, ho un po’ di nostalgia del vecchio Corpo Forestale dello Stato. I Carabinieri forestali svolgono un lavoro egregio e fanno di tutto per portare avanti le attività di prevenzione, indagine e verifica. Però, prima, sul territorio c’erano i forestali, che garantivano un controllo maggiore e si occupavano della bonifica e della messa in sicurezza del territorio. Con i boschi sottoposti a manutenzione, il rischio che si verifichino o si ripetano incendi si riduce notevolmente”.
Infine, un appello alla politica di ogni schieramento: “Occorre essere vicini al sistema della Protezione civile, fatto di donne e uomini che, sul fronte dell’emergenza, danno tutto se stessi e arrivano a rischiare la vita per il bene dei cittadini e la loro sicurezza, a cominciare dai più deboli. È una realtà che andrebbe sostenuta e mai attaccata, elogiata anche quando attraversa qualche momento di difficoltà”.





