L’AQUILA – Sugli atti aziendali propedeutici alla attuazione della riforma della rete ospedaliera approvati dall’Agenzia sanitaria regionale e dal dipartimento Sanità della Regione, per tre Asl su quattro, con la bocciatura di quella di Teramo, si è innescata una guerra tra territori.

Per ora sommersa, ma che potrebbe sfociare in un duro scontro politico capace di far saltare il banco e l’accordo faticosamente trovato in lunghe trattative estenuanti tra tecnici e amministratori, che ha portato al licenziamento della riforma da parte del Consiglio regionale a dicembre 2023.

Una intesa messa a rischio dalle pericolose istanze teramane che vogliono il riconoscimento al rango di unità operativa complessa, la Uoc, per i reparti di malattie infettive dell’ospedale di Teramo e di quello di chirurgia dell’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero. Mentre, come ribadito a questa testata, chiaro e tondo, dal direttore dell’Asr, il medico aquilano Pierluigi Cosenza, questo non sarebbe possibile, in base ai bacini di utenza previsti per legge.

A chiamare alle armi la politica teramana, in senso bipartisan, il direttore generale della Asl di Teramo, Maurizio di Giosia, arrivato al comando dell’azienda sanitaria al culmine di una carriera interna in cui ha scalato con bravura tutti gradini, sfatando la tradizione della necessità di professionisti provenienti da fuori regione.

In campo sono scesi già con una nota il consigliere regionale del Partito democratico Dino Pepe che ha attaccato il centrodestra e il presidente, Marco Marsilio, di FdI, parlando di fallimento della maggioranza, in particolare per il pesante deficit sanitario, e ricordando che era stato accusato di “fare terrorismo”, quando aveva denunciato che “nel documento di riordino della rete ospedaliera, fosse già prevista la soppressione della Uoc di chirurgia dell’ospedale di Sant’Omero”. Misura contro cui Pepe si era opposto e si oppone anche ora, per “le conseguenze gravissime in termini di servizi, attrattività e sicurezza per i cittadini”.

A stretto giro, dall’altro fronte politico, è arrivata la nota, assai bellicosa dei consiglieri regionali del centrodestra, Emiliano Di Matteo, capogruppo di Forza Italia, e Marilena Rossi, di FdI per i quali “le scelte operative e organizzative contenute nell’atto aziendale della Asl di Teramo erano state preventivamente concordate, confrontate e condivise anche con l’Agenzia regionale sanitaria e non solo con l’assessorato alla Sanità, sia sul piano tecnico che politico”, facendo dunque appello al presidente Marsilio di intervenire, e ribadendo a chiare lettere che “è assolutamente improponibile paventare nuovamente il mancato riconoscimento della Uoc di chirurgia per l’ospedale Val Vibrata di Sant’Omero e di malattie infettive per l’ospedale Mazzini Teramo in quanto parti essenziali e imprescindibili del sistema sanitario provinciale”.

In campo anche se per ora sottotraccia gli altri big di FdI che per una volta hanno messo tra parentesi le rivalità interne, e tutti stanno facendo pressioni nei confronti di Marsilio e dell’assessore alla salute Nicoletta Verì, a cominciare da Paolo Gatti, presidente della quinta commissione Sanità.

Più defilato l’assessore regionale Umberto D’Annuntiis, fedelissimo di Marsilio, ex sindaco di Corropoli, nonostante la bocciatura degli atti aziendali coinvolgono direttamente la sua Val Vibrata.

Stando a quanto si è appreso, segue con attenzione l’evolversi degli eventi anche l’altro consigliere del Partito democratico, Sandro Mariani, presidente della commissione Vigilanza, che però non avrebbe rapporti con Di Giosia. C’è chi dice che siano in campo anche l’ex presidente della Regione, Gianni Chiodi, oggi amministratore delegato della Fira, la finanziaria regionale, e l’ex assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni.

E sullo sfondo si preannuncia dunque un pericoloso dualismo, in particolare con la sanità aquilana, di cui e dg da settembre Paolo Costanzi, ma potenzialmente anche con quella di Pescara, con dg Vero Michitelli e di Chieti, dg Mauro Palmieri, che potrebbero insorgere di fronte alle richieste considerate irricevibili, perché in violazione della legge, da parte del manager Di Giosia della promozione delle due unità operative.

Ma mentre Teramo si muove e si prepara alla battaglia, la politica aquilana appare invece ferma e muta, a partire dal sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fdi, impegnato in questi giorni nella cerimonia di inaugurazione dell’Aquila Capitale italiana della cultura. E lo stesso dicasi degli altri big politici, di tutti i partiti.

Eppure ci sarebbe da prendere posizione eccome: la lettura che danno in molti è che le due richieste ritenute irricevibili di Di Giosia siano motivate dal tentativo di avvantaggiarsi sulla localizzazione dell’hub di secondo livello, il super ospedale con tutte le specializzazioni.

La legge di riordino della rete ospedaliera non lo prevede ad oggi, e si dice solo che la decisione sarà presa entro dicembre prossimo, ed essendo ancora in vigore il decreto 70, ovvero la famigerata legge Lorenzin del 2017, in base ai bacini di utenza in Abruzzo sono possibili solo due ospedali di secondo livello, uno sulla costa, quello di Pescara o quello di Chieti, e uno per l’Abruzzo interno: quello di Teramo oppure quello dell’Aquila.

Inoltre, prevedere una Uoc di malattie infettive a Teramo, suona anche come un  affronto ad un medico e manager pubblico di portata nazionale come Alessandro Grimaldi, primario del reparto di malattie infettive dell’ospedale dell’Aquila, unità operativa complessa ed eccellenza nazionale che ogni anno conta oltre mille ricoveri.

Mentre l’attuale Unità operativa semplice dipartimentale (Uosd), di malattie infettive di Teramo,  con responsabile la dottoressa Antonella D’Alonzo, si attesta a circa 400 ricoveri.

In questa vicenda c’è la curiosità che Grimaldi, aquilano doc, capo dipartimento medicina della Asl provinciale dell’Aquila, segretario regionale del sindacato Anaao e presidente dell’Ordine dei medici, abita proprio a Teramo in seguito al terremoto del 2009 nel capoluogo abruzzese.

C’è poi chi sottolinea la netta differenza nella mobilità sanitaria: la Asl provinciale dell’Aquila registra un dato attivo in tre anni di circa 20 milioni di euro, Teramo un dato passivo di circa 100 milioni di euro.

Ma Di Giosia, ex tecnico di area Lega e prima ancora vicino all’ex presidente della Regione del Pd, Luciano D’Alfonso, ora fedelissimo di Marsilio e Verì, non si rassegna alla bocciatura del suo piano aziendale che secondo i burocrati – lo ha detto, ribadiamo, a chiare note il direttore dell’Asr, Cosenza, che ha già bocciato una prima versione –  viola linee guida e la stessa legge licenziata dal Consiglio regionale alla fine del 2023 e presentata come un fiore all’occhiello dal riconfermato centrodestra del presidente Marsilio.

Anzi, lo stimato manager, vero e proprio condottiero della sua azienda, vuole a tutti costi il riconoscimento come unità operative complesse dei due reparti. Anche se nei numerosi incontri, l’ultimo oggi, gli è stato ribadito un no secco.

E continua la pressione del fronte teramano sui vertici politici regionali, con l’ipotesi paventata che Di Giosia e il suo territorio siano disposti anche a far saltare il banco, incuranti del fatto che si rischia di mandare all’aria una riforma della rete ospedaliera ritenuta fondamentale per la razionalizzazione delle risorse e per il rientro del pesante buco sanitario di circa 100 milioni di euro ma soprattutto per migliorare l’offerta sanitaria nei confronti degli abruzzesi.

Dall’altra parte, però, si prevede la forte pressione su Teramo delle altre tre Asl, che approvati i loro atti aziendali si apprestano a mettere a terra la riforma della loro rete ospedaliera.

Tutto questo mentre si avvicina il tavolo di monitoraggio nazionale del 31 gennaio a Roma quando l’Abruzzo dovrà presentare il piano operativo per contrastare il debito. (b.s.–f.t.)